Nel “secolo dell’automobile” non tutto è andato per il verso giusto. Ed era prevedibile. La vivacità e l’estro progettuale hanno scombussolato il Novecento come una Mentos in una bottiglia di Coca, con prevedibili effetti collaterali. Una serie di stranezze dettate dall’incrollabile fiducia nella modernità. O forse dall’abuso di superalcolici mischiati a entusiasmo, da parte di chi ha pensato di produrre in serie e vendere certe auto al pubblico.

Un decennio dopo l’altro, ecco a voi signori una carrellata di curiosi ordigni a quattro ruote che hanno lasciato un segno del loro passaggio nella storia dell’auto grazie a un indiscutibile fattore “W”.

anni 1900

Sunbeam-Mabley "Sociable"

Questa strana divanomobile Chesterfield vis à vis era costruita da un fabbro ornamentale di Wolverhampton fra il 1901 e il 1904. I passeggeri potevano misurare la sorpresa dei passanti senza torcere il collo e le ruote erano disposte a diamante, con fronte e retro ugualmente sterzanti, attraverso una barra tipo timone. Immaginatela in azione sulle strade bianche del primo Novecento. Nonostante costassero ben 130 sterline, ne furono vendute centinaia. Inglesi...

Anni 10

Métallurgique Maybach

Dite Maybach, pensate a berline di lusso super-esclusive, da moloch. A guardarla così, con le sue finiture aristocratiche e le dimensioni navali, questa double phaeton non fa eccezione. Il fattore W si nasconde sotto l'interminabile cofano: lo stesso motore da 21 litri (esatto, 21.000 cc) dei dirigibili Zeppelin! Pur pesando come un camion e senza freni anteriori, nel 1910 questa signora schizzava da zero a cento in 11.7". Terrore puro.

Anni 20

Leyat Hélica

Nel glamour della Costa Azzurra, Marcel Leyat cercò di adattare la tecnologia aeronautica all'automobile prima e soprattutto dopo la Grande Guerra. Non pago dell'inutile strage, pensò di attaccare un'enorme elica davanti a un abitacolo leggero e affusolato, con ruote posteriori sterzanti. Quasi una buona idea, non fosse stato per l'esperienza di viaggio orribilmente rumorosa e piena di spifferi. Furono costruite diverse Hélica, nessuna delle quali prese troppo seriamente.

anni 30

Chrysler Airflow

Nel 1934 la scienza dell'aerodinamica era ancora in fasce, ma l'esigenza di rendere le auto più filanti era sentita dall'industria americana. Scampata la Grande Depressione, Chrysler pensò di intercettare il rinnovato entusiasmo per il sogno americano con la Airflow, disegnata da Paul Jaray enfatizzandone la capacità di scivolare nell'aria. Silenziosamente: l'idea iniziale prevedeva un motore elettrico. Il futuro arrivò troppo tardi e fu un glorioso insuccesso.

anni 40

Stout Scarab

Chi considera la Fiat 600 Multipla la prima monovolume della storia, è perché non ha mai incrociato l'americana Stout Scarab. La forma da carlinga aeronautica tradisce la provenienza del suo designer, Bill Stout. La Scarab era abbastanza capiente da ospitare una famiglia cattolica irlandese o italiana, nonni compresi. Fino al 1946 fu costruita in numero limitato e diverse versioni, carrozzate prima in duralluminio e poi in vetroresina. Pezzone da collezione.

anni 50

Zundapp Janus

Chi mi prendeva per il culo per la Simca 1000 GLS, l'infallibile Scacciafighe che a 18 anni rubavo a mio nonno, non poteva sapere che era esistita una berlina che realmente non distingueva l'anteriore dal posteriore. A colmare la lacuna fu la Zundapp, che nel 1956 propose la Janus, bifronte come il dio romano Giano. Si accedeva tramite portellone come una doppia Isetta, solo che il guidatore guardava da una parte e il passeggero da quella opposta. E in mezzo non c'era spazio nemmeno per una valigia. Rovinafamiglie.

anni 60

Citroën Ami6

A proposito di prese per il culo. Oggi la consideriamo una geniale visione space age del designer italiano Flaminio Bertoni, l'autore della DS. Vista di fronte, la prima Ami (amico, in francese) somigliava tantissimo alla zia Ortensia con gli occhiali da miope. Dietro era ancora più strana, con quei montanti inversi, il lunotto verticale e il tetto che si prolungava in un'aletta parasole che avrebbe avuto più senso davanti. In tutto, la Ami fu costruita dal 1961 al '78: una bruttina stagionata. Oggi è tornata, elettrica, in tutta la sua caparbietà.

anni 70

Outspan Orange

Solo una massiccia assunzione di allucinogeni mischiati alla birra scura poteva concepire un'arancia a motore. Probabilmente nessun'auto nella storia è più weird della Outspan Orange, costruita in piccola serie dalla Brian Waite Enterprises nel 1972 per promuovere il consumo di arance in Gran Bretagna. L'interasse cortissimo e la carrozzeria la rendevano terribilmente ribaltabile, ancora più della famigerata tre ruote Reliant Robin: bastava una curva presa troppo allegramente perché si mettesse a rotolare... come un'arancia sfuggita al cestello della spesa. Nonostante le rotonde, ne sono sopravvissute diverse.

anni 80

Lamborghini LM002

Immaginate che in Lamborghini si mettano in testa di costruire un SUV... Ah, no. Allora pensate alla disgraziata situazione dell'azienda a cavallo fra 70 e 80, infusa di DNA supercar e dell'hype dilagante della trazione integrale. Shakerate il tutto per ottenere la LM002, la "Rambo Lambo" (non per nulla l'aveva anche Stallone). Questo incrocio fra una Countach, un blindato antisommossa e un pick-up da redneck di "Hazzard" era così potente e innovativo, che l'US Army pensò di adottarlo prima dell'Hummer.

anni 90

Bugatti EB110

Ma sì, finiamola col botto. Le supercar non si discutono, specialmente se sono costruite dalle parti di Modena e recano l'ovale rosso e bianco della Bugatti sul cofano. Però, forse, un raffinato esteta come Ettore Bugatti avrebbe meritato un omaggio meno weird, per il suo 110° anniversario. Disegnata da Marcello Gandini sull'onda delle linee stondate di quei tempi, vanta un superlativo V12 posteriore centrale da 612 cv. Sarebbe stata bene in "Cars", nel ruolo della ricca ereditiera un po' stranoide.