Il copione si ripete in modo meravigliosamente uguale: io che mi annoio al lavoro (cioè ehm, no no, volevo dire…), le Wheelz Girlz che mandano un messaggino salva-uomo tipo “Alex, c’è un giocattolino da provare per te” e io che mi galvanizzo tipo quelle magliette “sleep, ride, repeat”.

Allora allora, presente gli Anni 80/90 quando le case motociclistiche si sfidavano a colpi di indistruttibili ferri tuttofare che vincevano gare estreme? Ecco, motoristicamente parlando, io sono nato lì. E lì sono rimasto. Me li immagino i capoccioni delle Case quando hanno sfornato i mostri sacri del motociclismo… Me li immagino lì, in camicia e cravatta, in un salottino riunioni annebbiato dal fumo delle sigarette, che sbraitano “non è possibile, quelli hanno fatto una monocilindrica così e cosà, noi allora dobbiamo fare cosà e così…”.

Ecco, questi salottini nicotinici, nei tempi in cui in ufficio si fumava, si andava in cravatta e non c’era il casual friday, ci hanno regalato alcuni sacri venerabili oggetti come il DR. Che ancora oggi, quando li vedi, ti immagini con un 501 sbiadito e una maglietta bianca a impennare; zaino legato al portapacchi con dentro costume e sacco a pelo, destinazione Spagna o Portogallo, di solito.

Dicevamo, io sono rimasto lì, alla moto che con un jeans e un paio di stivaletti, ti porta a Rimini, in Portogallo o a Dakar. Immaginate quindi la mia gioia da un paio d’anni, da quando cioè le case, invece di puntare sul mostro dal cv in più a tutti i costi, hanno ripreso a sfidarsi a colpi di endurone tuttofare o dual, come si chiamano ora, turistiche che strizzano più o meno l’occhio all’offroad. Ragazzi, c’è ancora Dakar dopo il semaforo…

Tra le varie proposte del mercato è guerra aperta, ma io un debole ce l’ho. E si chiama Suzuki V-STROM 800DE. Saranno le sospensioni regolabili e i controlli rigorosamente disinseribili, sarà il motore giocoso e mai troppo impegnativo, sarà la linea che è bella da star male, ma mi è piaciuta da subito e tanto.

Poi sarà anche che qualche settimana fa il buon Daniele di OVER2000RIDERS me l’ha fatta sgolosare un po’ e mi ha spiegato perché va così bene… Fatto sta che nella mia testa è proprio il mezzo perfetto per girare la chiave e boom. Ma ma ma, non l’avevo mai guidata. E per come intendo provare le cose io, ci vuole una giornata in sella, on e offroad e magari due impennate. Mica due spari da dieci minuti…

Ecco, fatte codeste doverose premesse, prima di partire per la tangente, immaginate il turbinio ormonale che ho avuto quando ho scoperto che il “giocattolino” da provare era il nuovo, agognato V-STROM. E da provare provare, poi, più precisamente alla quarta edizione del V-Strom Day!

Allora, per chi non lo sapesse (male male ragazzi eh…) il V-Strom Day è quella giornata organizzata da Suzuki Italia, durante la quale qualsiasi possessore di un V-STROM, di qualsiasi anno, cilindrata e proveniente da qualsiasi posto, si può iscrivere e vivere una giornata, organizzata alla grande, nel pieno stile che contraddistingue questo adorato e venerato ferro: curve, panorami, asfalto, sterrato, velocità – non troppa e non troppa poca – condivisione di un mood che quando scegli una moto così, è per forza il tuo. E quest’anno eravamo in 130… mica male eh?

Ok, ammettiamo che potrei essere arrivato un filino tardi dalle Wheelz Girlz per ritirare l’oggetto dei miei sordidi sogni. Ma se (e dico se eh) fossi arrivato un filino in ritardo e avessi dovuto coprire la tratta Milano – Ponte di Legno con una certa fretta, avrei immediatamente apprezzato il feeling di questa moto. Diciamo poi che se – e dico se – fossi stato di conseguenza un po’ in ritardo per la cena organizzata in hotel, avrei apprezzato moltissimo anche il quickshift che ti fa buttar dentro una marcia dopo l’altra senza perdere mezzo giro mentre ti sistemi il casco (sì, fa molto pro, lo so. Hehehehe…).

Diciamo che se le suddette eventualità si fossero effettivamente presentate, un mezzo così intuitivo e maneggevole nella geometria e nella distribuzione dei pesi mi avrebbe certamente messo subito a mio agio, anche se mi fossi trovato, mio malgrado eh, a percorrere la Valcamonica con una certa scioltezza, al buio e sotto l’acqua (Signore pietà, stiamo affogando daiii!).

E avrei sicuramente apprezzato parecchio anche il collaudatissimo bicilindrico parallelo frontemarcia, che eroga i cavalli in modo lineare e proprio divertente anche se i numeri non sono impressionanti per potenza.

Fatto sta che siamo arrivati alla mattina del briefing. Inizia il V-Strom Day 2024!

Allora, partiamo benissimo. C’è Daniele (si proprio lui, il sopracitato. Toh, il destino, toh Suzuki che fa le cose fatte bene…) che spiega e, in un mondo digitale, dà gli orari di partenza ai gruppi con l’orologio a lancette. E con questa, la mia già alta stima per lui decolla definitivamente.

La prima parte del giro è in offroad e io non vedevo l’ora, veramente. Provare il V-STROM seguendo la ruota di un manico così si avvicina allo stato dell’arte dell’off.

Ragazzi, io con le sospensioni sono noioso. Se su una moto non perdo un po’ di tempo a regolare compressione e ritorno, mi sembra di legno. Con il V-STROM 800 DE, a parte la figata di esser completamente regolabile e quindi scusa se è poco, dopo due secondi in sella mi sembra sia già sui binari. Benerrimo, gente.

In offroad è una vera bambolina. Se ti prendi la briga di guidarlo in piedi poi, è intuitivo come una bicicletta, agile e maneggevole. Si, ok, mi sono innamorato, l’avete capito. Ma non ditelo al 990 che mi aspetta a casa, che se no oltre all’olio vuole pure gli alimenti…

Fine del pezzo in off (col temutissimo primo guado), un minimo di riordino del gruppo e poi via verso il Passo del Mortirolo. Curve su curve su curve e poi Gavia, e curve su curve su curve. Ecco ragazzi, non so che tipo di moto vi faccia battere il cuore, ma quando sei lì, con la neve di fianco al manubrio, le cascate che pompano acqua, i prati verdi e la strada che si arrampica davanti, ma come fai a non mollare appena la manetta per respirare un po’ della fotografia in cui sei immerso?

Il giro organizzato si chiude nella vallata di Case di Viso, praticamente un quadro 3D con ruscello, rifugio e strada bianca per arrivarci (ma c’è anche l’asfalto, perché si insomma, siamo nel 2024 e bisogna essere di ampie vedute dai…).

Ecco, a volte si fa fatica a descrivere una giornata in moto senza scadere nei soliti cliché del panorama meraviglioso, dello spirito di condivisione del viaggio che anima il mototurismo e il motociclismo, del piacere puro di attaccare una curva ad un’altra, specialmente se su quel manubrio sognavi da tanto di metterci le mani, letteralmente.

Ma se così non fosse, perché lo faremmo? Fermatevi a pensare un attimo: c’è una giornata che avete trascorso in moto in cui il panorama non vi abbia riempito gli occhi, i compagni di viaggio lo zaino dei ricordi e le curve non vi abbiano portati a casa sulle note di “basta un giorno così, a cancellare 120 giorni stronzi…”? Secondo me, no. Sono tornate le endurone, le tuttofare, le dual, quelle con lo zaino legato dietro. E ne sentivamo proprio la mancanza.

Ci vediamo in giro, in off 😉