Guardatevi attentamente questa foto e ditemi cosa ne pensate. Sembra scattata ieri, vero?
Ebbene, questo scatto è di ben 62 anni fa, Festival di Venezia 1963. E il bellissimo uomo della foto, di anni oggi ne avrebbe compiuti 100. Avete capito bene, un secolo. Ci ha lasciato qualche tempo fa, nel 2008, un po’ in silenzio, a modo suo. Ma la sua stella continua a brillare luminosa proprio come quel giorno a Venezia.

Paul Newman era sicuramente l’attore più famoso, più richiesto, più desiderato e più invidiato degli Anni 60. Bello in maniera vergognosa, con quei lineamenti da statua greca e gli occhi di ghiaccio, l’impertinente barba incolta in un’epoca in cui nessun essere di genere maschile osava uscire di casa se non perfettamente rasato. Il sorriso sornione, il look avanti anni luce… Potevi farlo posare per Vogue anche in tuta da meccanico. Insomma, non la tipica star patinata tanto in voga in quegli anni.
La sua immagine faceva a botte con un carattere spigoloso, a volte ruvido. Era indubbiamente un anticonformista. Rifuggeva le occasioni mondane, aveva un rapporto d’amore/odio con la celebrità, non gli piacevano gli applausi, i riflettori, i flash dei fotografi, la folla attorno a lui. E lo manifestava apertamente.

Tanto per darvi un’idea del tipo, cercate l’intervista che rilasciò ad una giovane Oriana Fallaci proprio in occasione del festival di Venezia del ‘63. Il suo esordio fu “Non me frega niente del premio”, seguito da “A me piace stare sulla spiaggia, nuotare, stare per conto mio. Non amo i festival: credo che questo sarà il mio primo, ma forse anche il mio ultimo”. Alla basita Oriana il nostro Paul spiegò che per lui fare l’attore era un mestiere, un lavoro, un’arte che cercava di portare avanti al meglio.
All’epoca Paul era già unito a Joanne Woodward, l’amore della sua vita che sposò nel 1958, la donna che sarà sempre al suo fianco e che gli darà tre figlie. Donna che tra l’altro sarà sua compagna anche sul set più o meno sempre. Recitarono insieme in qualcosa come 11 film e lui diresse la moglie in altre cinque pellicole. Erano in totale simbiosi: bravi, dannatamente belli e follemente innamorati. Zero gossip, zero tradimenti, nessuna liaison vera o presunta.
In lui conviveva questo strano dualismo: da una parte star galattica e dall’altra uomo schivo, introverso, semplice. Una volta ho letto una sua intervista e ad un certo punto dice: “Mi piacerebbe che la gente pensasse che in Newman c’è uno spirito che compie azioni, un cuore e un talento che non arriva dai miei occhi blu“. Ecco, penso sia la frase che lo rappresenta di più.
Semplice certo, ma pure sensibile e impegnato, mai banale e frivolo. Tanto da essere in prima fila anche alla famosa marcia su Washington, evento organizzato per richiamare l’attenzione sui diritti civili della comunità di colore negli Stati Uniti, all’epoca ancora vittima di un becero razzismo. E credetemi, per partecipare ad una manifestazione di quel tipo nel 1963 ci volevano due palle così.
Non pago dell’impegno politico, a fine Anni 80 creò The Hole in the Wall Gang Camp, un camp estivo dove bambini e ragazzi affetti da gravi malattie potessero vivere l’infanzia spensierati nonostante le loro patologie. E il progetto è talmente cresciuto da avere una “filiale” anche in Italia, il Dynamo Camp. È ubicato in una bellissima struttura sull’appennino pistoiese affiliata al WWF e permette ai giovani ospiti (e alle loro famiglie) di trascorrere periodi in sicurezza a contatto con la natura e gli animali.

Quindi bello da far schifo, dicevamo. Anticonformista, fedele, socialmente impegnato… Potevano gli Dei del cielo non dargli anche un immenso talento davanti alla cinepresa?
E allora, guardatevi La lunga estate calda o Il colore dei soldi, entrambi premiati con l’Oscar, La gatta sul tetto che scotta o Butch Cassidy, altri due autentici capolavori. Personalmente, adoro Nick Mano Fredda e La stangata (con un monumentale Robert Redford, tra l’altro) e ho una vera e propria passione per Lo spaccone, film cult per gli amanti del biliardo come il sottoscritto.
E visto era un vero Wheelerz, poteva non essere anche un asso al volante? Ebbene sì, il nostro Paul andava talmente veloce in macchina da vantare un quinto posto alla 24 Ore di Daytona del 1976 su Ferrari 365 GTB/4 (sponsorizzato dall’amico Clint Eastwood), un incredibile secondo posto alla 24 Ore di Le Mans del 1979 su una Porsche 935 e, udite udite, un terzo posto assoluto alla 24 ore di Daytona del 1995, a 70 anni!
E poi ancora una sfilza infinita di vittorie, piazzamenti e partecipazioni a vari campionati americani tra i quali il mitico Can-Am, il Trans-Am e l’SCCA. Carriera automobilistica che è continuata incredibilmente fino al 2006, nella doppia veste di driver e boss del team Newman/Haas, il binomio più vincente della storia automobilistica americana. Dulcis in fundo, Paul ha prestato la sua voce a Doc Hudson nel bellissimo film di animazione Cars del 2006.
Andava talmente forte che durante le riprese del film Indianapolis Pista Infernale la moglie Joanne corse da Tiffany & Co e gli regalò un bellissimo Rolex Daytona ref. 6239 con quadrante Exotic, facendo incidere sul retro “DRIVE CAREFULLY ME”. Paul non si staccava mai da quell’orologio, tanto che diventò un modello iconico della Casa svizzera.
Talmente iconico che proprio l’orologio che l’attore teneva sempre al polso venne acquistato all’asta nel 2017 alla folle cifra di 15.000.000 di dollari! Le varie versioni “normali” prodotte negli anni, e battezzate dagli appassionati “Paul Newman”, hanno valutazioni che oggi vanno dai 250.000 ai 450.000 euro.
Ok, adesso basta, promesso. Altrimenti continuo fino a domattina. Sembra impossibile che su uomo tanto schivo possano esserci così tante storie da raccontare. D’altronde lo ammetto, è sempre stato uno dei miei idoli e magari da stasera lo sarà anche un po’ per voi…
Sempre e comunque, buon compleanno Paul!






























