Portare i colori. Un modo di dire che, a seconda del contesto, può assumere significati diversi. A chi al mattino mangia pane e motor culture, si accenderà subito la lampadina delle back patch, le toppe cucite sui gilet di pelle a indicare l’orgogliosa appartenenza all’uno o all’altro motorcycle club.

Nella moda basta un accenno di colore per rimandare a griffe iconiche: l’arancione di Hermès, identico a sé stesso dal 1945. Il blu Tiffany, ispirato alle uova di pettirosso. O il rosso che ha identificato la maison Valentino, scelto grazie a una folgorazione sulla via di Barcellona: lo indossava una donna anziana in un teatro lirico, quando Garavani se ne innamorò. Sui red carpet si gioca (e si lanciano messaggi) con i colori.

E poi c’è il calcio. Che, forse, non sarebbe ciò che conosciamo se i colori non ci avessero, a un certo punto, messo lo zampino. Dal punto di vista sociologico portare i colori della propria squadra non è solo tifo: è un gesto, una scelta, che racchiude in sé concetti come l’identità, l’appartenenza ad un gruppo, l’orgoglio di sentirsi parte di una vittoria.

Ed è per celebrare questa scelta che Tucano Urbano ha realizzato un’edizione speciale di uno dei suoi best seller, il casco El’Jettin, in due versioni, ispirate proprio ai colori di uno dei club più antichi d’Italia e più vincenti d’Europa: l’AC Milan.

Che nel vostro petto batta un cuore Rossonero o meno, l’impronta più recente e i campioni leggendari che hanno indossato i suoi colori sono cultura generale: il Milan è la terza squadra al mondo per numero di successi internazionali, con 18 trofei conquistati. 7 Champions League al suo attivo, oltre ai titoli italiani, con 19 Scudetti, 5 Coppe Italia e 8 Supercoppe. È stata la prima (e una delle poche) squadre a vincere il campionato di Serie A senza sconfitte nella stagione ‘91-‘92. E detiene il record assoluto di partite consecutive senza sconfitta nei principali campionati europei.

A scegliere il rosso e il nero come colori di bandiera dell’allora Milan Foot-Ball and Cricket Club, fu proprio il fondatore e primo capitano, Herbert Kilpin. Era il dicembre del 1899 e parlando con Alfred Edwards, presidente della società sportiva, disse testualmente: “Saremo una squadra di diavoli. I nostri colori saranno il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari!”.

È appena nato il mito dei Diavoli Milanisti. E proprio quello stemma ispirato all’araldica cittadina e i colori “diabolici” di quella maglia diventeranno un simbolo di appartenenza che, ben presto, vittoria dopo vittoria, varcherà i confini nazionali.

La stretta relazione tra i colori e i team calcistici, oggi, è un dato di fatto. Ma non è sempre stato così…  Se escludiamo i college inglesi, all’interno delle cui mura il calcio si praticava dal XVI secolo, più che altro per fare moto e sostanzialmente con regole e modalità del tutto locali, dobbiamo aspettare il 1860 per avere una prima versione di calcio organizzato.

Prima di allora, fuori dai college, si giocava senza alcun abbigliamento specifico, indossando al massimo un cappello o una fascia colorata. In quell’anno invece, per la prima volta, Sheffield FC e Hallam & Stumperlow scendono in campo indossando maglie rosse e blu per riconoscersi più facilmente nelle azioni di gioco. Un’idea che oggi ci sembra lapalissiana, ma che ai tempi risultò tanto rivoluzionaria da diventare regola una manciata di anni dopo, nel 1867.

Sono nate le prime maglie da calcio, e parlano la lingua dei colori molto prima di quella dei numeri, che appaiono sulle divise solo nel 1933, nella finale della FA Cup tra Everton e Manchester City. La squadra, prima dell’individuo. Il team, prima dei singoli giocatori. Il senso di appartenenza, prima dell’affermazione personale. Dagli Anni 30 in poi, l’evoluzione delle maglie da calcio è un’escalation di materiali e stili, sempre più ricercati e sofisticati. Il calcio esce sempre più spesso dagli stadi, per conquistare musica, cultura e street style in una miscellanea perfetta.

Negli Anni 90 la brit-invasion contribuisce al trend: in ambito musicale i Blur, con Damon Albarn di tuta FILA vestito, e i fratelli Ghallagher, che conquistano gli stadi indossando la maglia del Manchester City, danno il via ai giochi. Nel 1992, dalla penna geniale di Nick Hornby, esce Fever Pitch (in Italia Febbre a 90°) libro dove l’amore per l’Arsenal va di pari passo alla crescita personale e sentimentale di un ragazzo della working class.

Più di recente il soccercore, tendenza che vede come protagoniste dei look proprio le divise dei team remixate in chiave fashion, ha riacceso i riflettori sulle maglie da calcio come oggetto iconico. Un mood che aveva già fatto il suo ingresso simbolico negli spogliatoi grazie a una serie di collaborazioni tra stilisti e club. Un esempio su tutti? Nel 2020, Adidas ha collaborato con Pharrell Williams, designer di Humanrace e ora direttore creativo di Louis Vuitton, per creare le divise di ben cinque team, ispirate a quelle vintage.

Insomma, sentirsi parte di una squadra non è più una mera questione di fede calcistica. I colori, oggi più che mai, sono segni di riconoscimento che uniscono, raccontano storie e trasmettono appartenenza. Ed è così che un casco rossonero diventa una dichiarazione di stile, di passione e di identità.

identikit

El'Jettin AC Milan di Tucano Urbano

Il loro incontro era probabilmente scritto nel destino. AC Milan e TUCANO URBANO nascono entrambi a Milano, a un secolo esatto di distanza. 1899 l’uno, 1999 l’altro. Lavoro di squadra, DNA milanese e l’attenzione allo stile sono tra le caratteristiche che li uniscono anche in questo progetto.

EL’JETTIN, bestseller della gamma demi-jet TUCANO URBANO scelto per questa collaborazione, fonde design e ricercatezza nei colori, con una grande attenzione al comfort per l’uso quotidiano.

Realizzato in policarbonato, a doppia calotta, omologato ECE 22.06, in due varianti con grafica personalizzata, proposte entrambe nelle taglie XS/2XL: Devil Pearl White (nella foto) è caratterizzato da strisce rossonere, e dall’iconico Diavolo nella parte posteriore, con interni caramello che sottolineano la calotta bianco perla. Poi c’è la versione Skyline Matt Black, che si distingue per lo skyline di Milano che avvolge la calotta nera opaca, con lo scudetto rossonero riconoscibile sul retro.

Il prezzo? 99 euro. Disponibile presso i rivenditori TUCANO URBANO e AC MILAN Store.

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