Questa Mini di mini non ha niente, se non il logo sul cofanone e la spiccata personalità sbarazzina.
Con la Countryman, che per l’occasione mostra fiera il logo John Cooper Works sulle fiancate, viene voglia di vacanza, di viaggi improvvisati, di tramonti infuocati da guardare a 2000 metri dopo aver goduto di ogni curva e tornante per salire fin lassù, nel silenzio incandescente che domina tutto.

Mini e John Cooper, due marchi da sempre indissolubili che oggi fanno rivivere a pieno lo spirito e il know-how di decenni di corse del team JCW nei kit di preparazione, nelle special edition e, ancor più prepotentemente, in questa pepatissima ragazzaccia da 300 cavalli, con il suo bel propulsore da 2 litri e la trazione integrale All4, un connubio magico, che rende la guida davvero spensierata grazie anche al cambio automatico a 7 rapporti.
Un’auto generosa nelle dimensioni, nelle performance e nel divertimento. Una fun car a tutti gli effetti, con il plus di sapersi trasformare all’occorrenza in un’auto spaziosa e pronta a ospitare tutta la famiglia per delle super confortevoli ferie di agosto.
Non è il nostro caso. Ragazzaccia + ragazzaccia = un borsone improvvisato buttato nel bagagliaio e un paio di migliaia di chilometri da macinare veloci senza meta.
Siccome a noi di Wheelz piace un bel po’, e dovrebbero nominarci ambassador della regione, il nostro girovagare a scaternar cavalli ci porta non casualmente in Abruzzo.
In questo dolce navigare ho scoperto che sì, la Countryman è decisamente ampia e accogliente, sì gli interni sono curati e ogni minimo dettaglio trasuda sportività, ma le cose più fighe sono sempre quelle inutili, no?
E allora ecco che a far illuminare gli occhi di bambina Cristina ci pensano – sia ben chiaro, dopo i 300 cavalli – un’infinità di chicche nell’iconico oblò centrale touch, da perderci mezza giornata.
Ovviamente troviamo tutto quel che ci serve per tenere sotto controllo la vettura e le informazioni di viaggio, ma vogliamo parlare delle animazioni?
Vogliamo parlare della Mini che sale sul ponte dell’officina nella schermata che ne controlla lo stato? O del fatto che col ditino possiamo farla ruotare e vederla da ogni lato? Delle ruote che girano mentre siamo in marcia? Per me è amore.
E da qui, veniamo alla vera chicca della nostra JCW: le modalità di guida, infinite. In-fi-ni-te. Dalla più spaccona e spicy Go-Kart che ci porta in mood super mega sport, fa un gran baccano e colora tutto l’abitacolo di LED rossi, fino alla Efficient che taglia la potenza a favore dell’eco-sostenibilità, passando da altre diecimila Experience, così si chiamano, tra cui quella massaggiante o la personalizzata, in cui potete decidere da cosa e come lasciarvi intrattenere.
E poi, regina dell’ego femminile e figlia dell’era social, lei: la telecamera interna che vi fa video, selfie, ritratti, e quasi anche il caffè. Ovviamente, sia chiaro lo sottolineo e lo evidenzio, la maggior parte di queste cianfrusaglie tech sono fruibili solo a vettura parcheggiata, non possono e non devono diventare una distrazione durante la guida… quindi, ne abuserò da ferma!
Dunque torniamo a noi. E’ vero che non abbiamo una meta, ma un appuntamento sì, ed è l’appuntamento più piccante dell’anno. Ehi, cosa avete capito? Ovviamente sto parlando di un rendez-vous gastronomico, non a caso perfettamente in linea con la Mini: grande, avventuroso ma familiare, fuori dalle righe, unico e rovente. Ho finito gli aggettivi, ma in realtà una parola per descriverlo non c’è: bisogna viverlo!
Rigorosamente su invito personale personalissimo, immerso nel verde delle montagne di Roccaraso, il Jurassic Pork ha nome e carattere rurali, ma è un omaggio al meglio della cucina abruzzese e non solo, organizzato e animato da grandi chef, produttori e qualche amico imbucato, dove ogni riferimento a cose e persone non è casuale. Una giornata tra pochi intimi che negli anni è diventata una grande festa tra centinaia di amici, e in futuro chissà…
In occasione dell’evento si occupa lo spazio esterno (tanto spazio) del Rifugio degli Alpini e la prima regola è che… si bussa coi piedi, ergo ognuno deve portare qualcosa da condividere e poi tutti insieme si cucina, si fa caciara e ovviamente si mangia. Tanto. Di tutto.
Le braci sono accese dall’alba e non credo sia possibile riportare tutto quel che c’era da assaggiare – immaginate centinaia di persone che portano ognuna la propria specialità – ma ci provo, giusto per darvi un’idea della varietà di proposta, altro che mari e monti.
Carni di ogni genere e sorta, ovviamente local, e poi salumi artigianali, formaggi, pizze e panini gourmet, lumache al sugo, verdure dell’orto, cozze (!!!), le immancabili pallotte cacio e ove, dolci dolcini e dolcetti, alcuni persino a tema a forma di maialino, nulla è lasciato al caso. Ai vini ci pensa il pluripremiato sommelier Pascal Tinari, niente da aggiungere.

Stellina d’onore per il pan brioche con paté di fegatini e aceto balsamico della super Sarah Cicolini del ristorante Santo Palato a Roma, ma ancor di più per le pizzelle alla crema preparate da sua nonna. Sono tipiche dell’Abruzzo e ricordano per intenderci i waffle americani.
Ne ho mangiate una quantità non dichiarabile e non ammessa dalla decenza. Memorabili.
Per i sopravvissuti, perché solo così ci possiamo definire, il premio a fine giornata mentre il sole si va a nascondere dietro le cime degli Appennini, è una bella spaghettata XXL preparata nientemeno che dallo Chef stellato Arcangelo Tinari, a chiudere in bellezza – e in bontà! – la sesta edizione di un evento indimenticabile!
Posso esserci anche l’anno prossimo?
















