The Speed Therapy

Ci vuole coraggio per guardare in faccia le proprie paure e scegliere di affrontarle. La velocità è adrenalina, emozione, audacia. 

The Speed Therapy è zero testa e tutto istinto. 

Questo mese rendiamo tributo all’audacia di una donna che ha scelto di affrontare di petto la paura della velocità. Chiara Giannoni, in arte @jungle_kia, è pronta a lanciarsi sul quarto di miglio con una Chevrolet Monza del 1975, nel weekend dal 13 al 15 maggio.

Pensi al Drag Racing e ti vengono in mente le grandi corse di accelerazione, quelle tipiche americane, che allo scoccare del semaforo verde vedono le auto sfrecciare sul quarto di miglio in un duello al tempo più preciso. Sì, perché la challenge del Drag Racing non consiste nel percorrere i 400 metri nel minor tempo di accelerazione, bensì nel rispettare quanto più accuratamente il tempo dichiarato nella percorrenza. Difficile vero? Forse meno di quanto in realtà si possa pensare, sta di fatto che sfidare il tempo senza batterlo, con il piede piantato sull’acceleratore, richiede una buona dose di coraggio, oltre che un pizzico di follia.

Se poi la velocità è una delle tue paure più grandi, la sfida si fa doppia. Ce lo ha raccontato Chiara Giannoni, in arte Jungle Kia, che proprio questo mese affronterà la paura della velocità lanciandosi sul quarto di miglio a bordo della “Monza”, preparata appositamente da PMG Racing, in una tappa tutta tricolore a Rivanazzano Terme.

Kia, ma come ti è venuto in mente di fare una cosa del genere?

“Questo è l’anno in cui ho deciso di affrontare alcune delle mie più grandi paure, tra le quali c’è appunto quella della velocità. È qualcosa che mi ha sempre terrorizzato, sia in auto che in moto. Da motociclista, infatti, me ne vado a passeggio con la mia Harley 883 senza girare troppo la manopola del gas, godendomi le sensazioni che mi trasmette il bicilindrico a V. 

A un certo punto, quasi più per gioco che per vera scelta, ho deciso che lo avrei fatto. Che sarei salita su un’auto americana e mi sarei lanciata sul quarto di miglio, per mettermi alla prova. Ero con Roby, il mio compagno, mentre preparavamo la sua auto (Babayaga) per la drag, e quasi per scherzo mi ha lanciata dentro questa avventura. Forse non ne sono ancora del tutto consapevole, credo non lo sarò fino al secondo in cui mi troverò davanti al semaforo di partenza”.

Parlaci della “Monza”!

“La Monza è l’auto con la quale correrò alla drag race di Rivanazzano Terme durante i Wide Open, ovvero la gara di apertura della stagione. È una Chevrolet Monza del 1975 preparata, anche se minimamente, da PMG Racing: l’auto nasceva con un V8 4.3 mentre sulla mia è stato montato un V8 5.0, di conseguenza dai 120 cv di serie passiamo a circa 180/190 cv. Non sono state apportate altre modifiche, in gara monterò delle gomme slick per avere più trazione in partenza e soprattutto più aderenza.

La pista verrà infatti trattata con gomma e colla, che andrà a creare uno strato sull’asfalto. In questo modo, una volta che la gomma sarà scaldata con il burnout, avrà una trazione estrema”. 

Come nascono le Drag Races? E perché hai scelto proprio il drag racing per superare questa paura? 

“Le gare di Drag Racing sono un fenomeno tipico americano, nascono negli USA dai gruppi di militari che, al rientro dalla guerra, si cimentavano in corse di accelerazione contro il cronometro all’interno delle piste degli aeroporti militari. Non è difficile immaginare che questa tendenza sia sbarcata oltre Oceano per approdare anche in alcuni paesi Europei, ma ad oggi si può definire un mondo ancora autentico e poco contaminato, uno di quelli super wild, con una vena molto anni ‘70, dove l’importante è essere insieme per un weekend e divertirsi, lontani dall’astio della competizione. Fatto di fratellanza.

Come accennavo prima, l’idea di partecipare a questa gara è nata da un momento di scherzo con Roby, che oltre ad essere un preparatore di auto americane, corre in questo tipo di competizioni da molti anni ormai. E poi, il tipo di ambiente è sicuramente quello che mi metterebbe più a mio agio! Non potrei sopportare l’ansia della paura, unita all’ansia da prestazione di un ambiente poco amichevole e friendly. 

Inoltre, in questa occasione mi ritroverò in realtà ad affrontare due delle mie ansie più grandi: la prima è, appunto, la paura della velocità, la seconda invece è legata alla mania del controllo sulla perfezione delle cose. Sono una persona che deve avere sempre tutto preciso e ordinato, che sa perfettamente quello che sta accadendo e che agisce in prima persona sulle cose.In questo caso, non sarà per niente così, visto che sarà il Team PMG Racing a occuparsi di tutto e dovrò solo fidarmi di loro, senza mettere mani ovunque. Sarà una grande sfida!!!”. 

Ho un’altra domanda sulla gara! Ma esistono delle categorie? Come funziona?

“Allora, esistono delle categorie, sì. Io correrò nella A3, che viene definita quella più lenta ed è appunto ideale per iniziare. Non essendoci una vera e propria categoria Rookies, diciamo che questa come punto di partenza va più che bene, almeno per me! In tutte le categorie si corre a tempo dichiarato, in questa è il pilota a dichiarare quanto farà. Nelle categorie A2 e A1 invece c’è un indice fisso, rispettivamente 13 e 11 secondi. Al tempo di percorrenza verrà aggiunto poi il tempo di reazione, ovvero dal momento in cui scatta il verde a quando l’auto inizia a partire in avanti. Nelle giornate di venerdì e sabato del weekend di gara farò delle prove per poi dichiarare il mio tempo, mentre domenica si corre a eliminazione diretta!

Per quanto riguarda il regolamento invece, l’unica imposizione è quella di gareggiare con casco, cintura di sicurezza allacciata, finestrini chiusi, maglia a maniche lunghe e pantalone lungo. Io sto pensando di usare una vecchia tuta per correre!”.

Ultima, ma non meno importante. Ma come nasce l’alias Jungle Kia?

“Questa è una storia da due bicchieri di vino di troppo, un film di Quentin Tarantino e un memorabile flashback di Roby. Stavamo guardando Grindhouse e nel film c’era una certa Jungle Julia, il nome mi piaceva molto ed entrambi abbiamo pensato “beh, perché no, Jungle Kia potrebbe essere figo!”. A quel punto, Roby mi ha raccontato questa storia pazzesca di Jungle Jim e Jungle Pam, praticamente due fuori di testa! Lui partecipava alle drag races, lei si occupava del suo allineamento in gara. Nelle categorie Pro, quando sei in auto legato, a volte fai fatica a vedere in quale punto preciso ti trovi; facendo il burnout e avanzando, quindi, per indietreggiare hai bisogno di qualcuno che ti dia indicazioni. Ed ecco, lei lo faceva per lui. È stata la prima donna a farlo e sono diventati delle icone in questo senso. Successivamente, abbiamo cercato dei documentari degli anni ‘70 e abbiamo trovato parecchi filmati interessanti. L’ispirazione arriva quindi da questa strana fusione, di quella strana serata”.

Jungle Kia

FOLLOW ON IG