Ci sono due tipi di motociclisti. Cioè no, ce ne sono 20.000, però per fare i cowboy bisogna dire così, e allora vada per i due tipi: quelli con il modulare e il mocassino e quelli che, quando si sbatte giù la visiera prima di mollare la frizione, davanti vedono scorrere un cronometro fino alla bandiera a scacchi. Ora, non vorrei fare il cowboy eh, ma di mocassini io non ne ho, e quindi il cerchio si stringe… 😉

Andiamo sui passi o al mare o “fino a…” perché? Perché non possiamo semplicemente fare “un giro”, ma abbiamo sempre bisogno di una traccia, di una meta, di un traguardo da raggiungere? Bè, perché è scritto nel nostro DNA, inciso come i tratti che ci portiamo dietro da quando avevamo la coda. Siamo animali e siamo animali da bandiera a scacchi. Non possiamo solo mettere insieme una serie di chilometri, dobbiamo avere un traguardo.

Ormai la coda non l’abbiamo più, la facciamo solo ogni tanto a qualche semaforo, e la bandiera a scacchi è diventato il caffè al bar del passo, ma le nostre origini chiamano uno di quei traguardi e, possibilmente, un cronometro. E allora che fai, ti metti i mocassini?

Traguardo e cronometro: questo è il format della 20.000 Pieghe. Immaginate ragazzi quando mi hanno chiamato le Wheelzgirlz dalla redazione dicendo “Alex abbiamo un’idea, un treno di gomme da mettere alla frusta e una Suzuki pepata per te”.

L’idea era gnentemeno che creare un team, The Bend Team. Bend perché si piega, chiaro no? Sarà composto da un pilota professionista, un “manico” (che sarei io, cioè ragazzi, io il “manico”, ma che poesia è…?) e un rookie per partecipare alla manifestazione che prevede tre giorni di curve, tornanti, cronometro e un traguardo.

Beh, effettivamente per farmi convincere c’è voluto un po’, insomma, non è che se mi butti lì di provare una Suzuki GSX-8R equipaggiata con le nuove Metzeler ROADTEC 02 per fare qualcosa come 300 chilometri al giorno di curve io accetto subito eh… Eh no, bau.

Cioè, che poi il bello della 20.000 Pieghe è proprio nel format: unire i più bei passi delle Alpi e delle Dolomiti (ragazzi, sua maestà lo Stelvio!) a passi un po’ meno conosciuti, quelli che dici “oh, come vorrei farlo” quando senti il nome, ma poi il “trasferimentone” autostradale per raggiungerlo è troppo sbatti. Ecco, farlo con un cronometro che regola il tutto, con checkpoint, controlli transito e controllo orario è tutta un’altra cosa. RE-GO-LA-RI-TÀ, come ai tempi di quando l’asfalto delle strade era l’arena di quegli eroi che a suon di marmitte a “tubo da idraulico”, valvole, aste e bilancieri hanno consacrato i motori come lo sport più audace, eterno e immortalmente glorioso. Si, lo so, sono di parte, ma tant’è.

Bene, mail al mio Capo per prendere ferie immediatamente (grazie Valerio, sono matto, ma sotto sotto mi tieni per questo, lo sappiamo) e… I’m in!

E insomma, è così che in un grigio sabato pomeriggio (ma va? Quest’anno la stagione delle piogge = la stagione delle moto…) incontro gli altri ragazzi del The Bend Team a Milano. Due, tre, quattro chiacchiere e ventordici caffè, perché ragazzi, noi motociclisti quando ci sbatti lì a parlare di moto siamo terribili… Come fate voi ragazze a sopportarci? Ah, dopo un po’ ci date il benservito? Vero, hai ragione scusa…

Dicevo. Nico è un pro-rider, cioè lui proprio: “che mestiere fai?”. Risposta: “guido le moto in pista”. AH. Cioè, bello, cavolo. Sarà che sono motociclisticamente nato tenendo insieme a Motorsil D e fil di ferro il mio duemmezzo quando correvo, ma se posso girare con qualcuno che di manico ne ha davvero e posso imparare, io ci divento matto…

E poi Andre, il rookie. Ha scoperto le moto “tardi”, ma ha tutte le intenzioni di recuperare tempo. Se c’è una cosa che adoro più di girare con qualcuno che può insegnarmi qualcosa, è girare con qualcuno che ha passione per sbattersi e voglia di imparare. Benissimo.

Le moto sono azzeccatissime per noi. A Nico la Suzuki GSX-S1000GX, la più potente da gestire, ma la più tourer… Come dire “non ho bisogno di fare il fenomeno, perché io so guidare davvero e te la pennello davanti con una mano sul bauletto”. Sempre da casa Suzuki, ad Andre la GSX-8S, easy ma divertente, proprio la moto giusta: non ti mette in difficoltà, ma ti fa fare dei metri se vuoi imparare alla svelta. E a me? Ma ovviamente la più peperina e sfacciata del gruppo, la Suzu GSX-8R: ragazzi, che bomba di moto!

Ecco, sono un uomo analogico in un mondo digitale, lo sapete ormai: sono una bestia semplice. Se mi dici “sport tourer” mi immagino, diciamo, quelle moto che strizzano un po’ troppo l’occhio ai benpensanti. E invece arrivo e mi trovo davanti questo barracuda grigio argento coi cerchi rossi, che più figo di così c’è solo Megan Fox con gli shortini e la coscia tatuata in Transformers. Poi vabbé, ‘sto spettacolo dei manubri che non sono semimanubri “classici”, ma scendono dalla piastra di sterzo… che figata. Se sei in chill ti puoi mettere appena rilassato tipo guida da manubrio alto, ma quando sei incazzato come un istrice ti butti in carena sotto al cupolino come sui vecchi gixxer degli Anni 2000. Posso volere di più?

Il motore è l’ormai collaudatissimo bicilindrico frontemarcia da 800 cc e circa 84 cavalli; vero, il numero non ti impressiona come i mostri che siamo abituati a veder uscire dalle fucine delle case motociclistiche, ma vi posso garantire che, abbinato al cambietto quickshifter e alla leggerezza della bestiola (sembra di aver in mezzo alle gambe un RS125!) ti fanno divertire come quando fugavi da scuola e andavi a scorrazzare nei campi col cross di tuo cugggino, giuro.

Ecco vedete che se inizio a parlare di moto mi perdo, dicevamo… Ah si, la 20.000 Pieghe, le moto strafighe e le gomme nuove di Metzeler che sono intelligenti e si adattano alla condizione del fondo stradale, beate loro, che io invece se vedo un codino e un acceleratore non capisco più niente…

Finalmente arriva il giorno 1 dell’evento. Io e i boyz decidiamo di trovarci al casello di Brescia per fare la strada verso Ponte di Legno insieme. Ho un po’ di anzietta a girare con un pro perché si, un po’ di manico ce l’ho, ma insomma… Invece Nico, da VERO pro, per strada è molto meno scalmanato di noi pistaioli mancati. Disegna traiettorie che sono lo stato dell’arte senza mai strafare con il tachimetro. Che classe.

All’arrivo, un sacco ma un sacco di moto, tante facce rilassate e divertite, qualche volto noto dell’ambiente, qualche vecchia conoscenza e un treno di risate. Cena e nanna, che domattina si parte presto: moto 1 parte alle X, le altre a scalare a 30” una dall’altra. Ci sono i tempi minimi e massimi di passaggio da rispettare ai controlli orari, devi gestire la strategia migliore…

In griglia c’è un po’ di tutto, dalle Panigale ai giesse. Non che mi sia innamorato e la comprerei domani eh, però dico solo che la mia 8R era sicuramente la più figa e azzeccata: maneggevole e non esasperata nei tornanti stretti del Mortirolo, sui binari (e sulle Metzeler) a spalancare il gas sui curvoni larghi sotto lo Stelvio. Che figata di moto, l’ho già detto?

Alla 20.000 Pieghe provi cosa sia davvero la regolarità: i controlli orari e quelli di transito ti fanno fare un anello che ti riporta alla partenza dopo più o meno un 250/300 km al giorno e in mezzo c’è veramente il mondo.

Abbiamo guidato su passi che sognavo da una vita e lo staff ha saputo combinare bene gli itinerari per ottenere un mix bilanciato e mai banale. Ecco, peccato per il meteo. Il tempo ragazzi quest’anno è veramente infame, ma è colpa mia: ho preso la moto nuova quindi qualche divinità ha deciso che la stagione delle piogge si sposta qui e ci resta. Scusate davvero. Che poi alla fine non è neanche piovuto così tanto… A tal proposito volevo ringraziare Mares per averci fornito pinne e boccaglio

Scherzi a parte, i ringraziamenti veri vanno a a SIXS® per averci vestiti di tutto punto con un intimo tecnico che, se non ci fosse, bisognerebbe proprio inventarlo. A PMJ per i jeans tecnici più tattici e cool in circolazione. Poi a mamma Dainese, che per l’occasione ci ha fatto viaggiare sicuri e “climatizzati” a dovere grazie a tre SIGNORE GIACCHE DA MOTO e guanti, con tanto di caschi AGV e calzature TCX. Infine, all’app Liberty Rider, che ci ha tenuto d’occhio come un angioletto custode lungo ognuna delle 20.000 pieghe percorse. Leggete fino in fondo e capirete perché!

E poi, grazie a Santa Metzeler che con le ROADTEC 02 ha veramente fatto il miracolo. Personalmente per strada quando c’è bagnato passo in modalità “very very safe” e guido sulle uova, quindi, ovviamente, alle prime tre gocce mi sono uovizzato. Ma poi, seguendo le pennellate di Nico, mi sono sciolto e ho iniziato a fidarmi. E ho fatto bene, perché ‘sti furbetti di Metz hanno concepito proprio una bella gomma. E ve lo dice un Eggs Master…

Insomma, siccome noi malati di moto, come già sapete, a parlare di moto ci perdiamo via, tiro una riga e vi dico la mia. È stata veramente una gran bell’esperienza. I passi sono lì, cioè tu puoi partire domattina e dire “vado a fare Sua Maestà lo Stelvio” e bon. Ma quella parte di cronometro, di traguardo, quel mixare la traccia con quel passetto minore e semisconosciuto che non sapevi ci fosse e subito dopo ti chiedi “ma perché non l’avevo mai fatto?”, quell’hype che ti sale alla mattina con il cronometro che gira e dice “vai, adesso parti”… Quella mano del giudice federale davanti al cupolino che conta e SBAM, giù il gas e fuori la frizione. Quel chill nel rientrare alla sera, parcheggiare e sedersi comodi con due pacche sulle spalle da due amici che ieri erano sconosciuti e oggi stanno andando a prendere le birre per tutti… Questo è il vero motociclismo, quello che ancora, se gli guardi i piedi, ha gli stivali sporchi di polvere e gloria.

Questo è la 20.000 Pieghe. E se non vi è salita l’hype per l’edizione 2025, forse abbiamo trovato chi porta i mocassini…

 

Ma… fermi tutti! Cosa ne pensano gli altri due?

Nico Bonifacio - the pro

Una sfida hard, ma da cogliere al volo

Non appena ho ricevuto la chiamata dalle ragazze di Wheelz per quattro giorni in sella tra passi di montagna e laghi, sono stato preso da un mix di ansia ed eccitazione. Poi, vedendo la moto con la quale avrei partecipato, è rimasta solo l'ansia perché un bassettino come me che pesa 50 chili bagnato (e che ha fatto solo pista e zero esperienza per strada su sport touring...) bè, diciamo che si trattava di una sfida quasi azzardata.

Una media di 300 chilometri ogni giorno, su e giù tra panorami stupendi, posti fantastici e calcoli sui tempi da rispettare... Questa è stata la ricetta della mia 20.000 Pieghe. Tanti i chilometri, ma tutti guidati in modo sereno e sciolto, con la testa concentrata sulle tempistiche di traccia da rispettare.

La SUZUKI GSX-S1000GX gommata Metzeler Roadtec 02 è stata la chiave che ha trasformato la mia ansia in "goduria": non pensavo di adattarmi così bene a una moto totalmente diversa da ciò che sono abituato a guidare. Invece, è scorrevole, solo apparentemente impegnativa, ma leggera alla guida perché facile da inserire e dominare. Grazie ad un baricentro più basso rispetto alla concorrenza, mi ha permesso di arrivare bene a terra, avere una trazione maggiore e impronta a terra elevata soprattutto in percorrenza di curva, merito anche alla modularità dell'erogazione gestita elettronicamente dalla centralina su diverse mappe e settings. Insomma, una moto adatta a tutti.

Gomme impeccabili, molto sensibili, ottimo grip su asciutto e bagnato. Abbiamo provato diverse pressioni per trovare la quadra giusta tra peso della moto e scorrevolezza, ma una volta capita la giusta temperatura di esercizio sono state la parte davvero fondamentale di un ottimo divertimento tra i passi di montagna.

Manifestazione interessante, format ottimo, la gente si diverte viaggiando. Piccola nota dolente: l'app che controlla i passaggi orari e i checkpoint, non sempre precisa. La 20.000 Pieghe è un'esperienza super: solo grazie a quest'avventura ho potuto (da pilota) apprezzare la strada e immergermi in luoghi che altrimenti forse non avrei mai visto. Quindi grazie e arriverderci all'anno prossimo!

Andrea - The Rookie

Quattro giorni di moto per sognare

Per chi, come me, trascorre dalle 8 alle 12 ore al giorno seduto ad una scrivania, l’idea di passare quattro giorni in sella ad un bolide a due ruote non può che infiammare l’animo. E infatti...

Ho vissuto gli altri membri del team come due guru dai quali attingere più conoscenza e informazioni possibili per migliorare la mia guida e il rapporto col mezzo.

Dalla grinta di Alex alla tecnica Nico, ogni occasione era buona per osservare e prendere appunti. La Suzukina si è dimostrata una compagna di viaggio al di sopra di ogni aspettativa. Quel mix perfetto di stabilità e maneggevolezza ne fanno un giocattolo serio, da grandi, interamente volto al divertimento, sia per rookies che per smanettoni conclamati.

Alla 20.000 Pieghe l’ho guidata in ogni condizione meteo possibile, dal sole sui perfetti asfalti svizzeri, fino alla pioggia battente su strade nuclearizzate; eppure lei non si è mai scomposta e mai mi ha messo in difficoltà.

Merito anche delle Roadtec 02, i nuovi capolavori di Metzler, che trasformano il tuo mezzo da un animale divora-curve, ad un’arca sicura in caso di diluvio universale.

In una sinfonia di aspetti positivi, una piccola stonatura si può udire negli elementi squisitamente organizzativi dell’evento, soprattutto in merito ai sistemi di misurazione delle tempistiche delle tappe, sui quali sicuramente c’è margine di miglioramento.

Ma hey, questa non è che la miglior sfida per la prossima edizione!

Liberty Rider

Il safety partner del team? È un'app!

Liberty Rider è un'app intelligente che "ti tiene d'occhio" mentre te ne vai a zonzo in moto per passi e pieghe. Cosa fa?

Nella versione gratuita è utilizzabile come navigatore (ti segnala perfino il percorso con più curve. Poi diteci che non vi vogliamo bene...) e puoi caricare i tuoi itinerari per condividerli con gli altri utenti, oltre naturalmente a prendere spunto dai loro per ampliare le tue opzioni di gita domenicale o di viaggio.

Nella versione in abbonamento, quella cioè che ha accompagnato The Bend Team alla 20.000 Pieghe, ha un sistema che avvisa se stai entrando in curva troppo allegro in modo da poter correggere velocità ed eventualmente traiettoria.

Ma soprattutto, ha un sistema chiamato Crush Detect: quest'ultimo funziona come "allarme" nel malaugurato caso di una caduta. Facendo gli scongiuri, se succede, attiva automaticamente la chiamata di emergenza, che ti contatta sul cellulare fino a tre volte. Se alla terza chiamata non hai ancora risposto, rileva la tua posizione esatta e manda direttamente sul posto i soccorsi in una manciata di minuti. Niente male eh!

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