Se dico techwear, qualcuno penserà “ah si ok, piumini e sneakers”. Rispettabile. Grazie per il tentativo. A qualcun altro, invece e per fortuna, si illumineranno gli occhi, spunterà un mezzo sorriso da dietro al ciuffo e verranno in mente all’istante una serie di scenari in sequenza: Giappone-Tokyo-Harajuku, gli anime cyberpunk, Kanye West, quei due fuori categoria di Timothée Chalamet e Zendaya in Dune 1 e 2 e pure Bill Skarsgård nel reboot di The Crow targato 2024.
Troppa carne al fuoco? Si, forse. Ma è solo perché quello del techwear non è un fenomeno semplice e non è nemmeno un semplice fenomeno. Né, tantomeno, un mero trend modaiolo.
Si, lo so che dopo questa premessa molti di voi non avranno le idee poi tanto chiare. Ma ora vi racconto tutto. E, spoiler alert, vi dico subito che, ancora una volta, si tratta di ottime notizie per i bikers.
Se dovessi darvi una definizione for dummies, sarebbe giusto iniziare così: techwear, letteralmente, si traduce con “abbigliamento tecnico”. E se fosse solo questo, sarebbe anche facile, no? Ma le cose belle non sono quasi mai facili, lo sapete. Il termine fa riferimento a tutti quei capi pensati e progettati per far convergere in un solo indumento innovazione tecnica, funzionalità, comfort, versatilità e stile caratterizzante. Tutto ciò che è stato concepito, in pratica, per andare incontro a un’esigenza specifica, bypassando i limiti della moda. Come lo fa?
Mantenendo intatte le caratteristiche funzionali grazie a materiali intelligenti ad alto contenuto tecnologico e aggiungendo alla ricetta un’estetica all’avanguardia.
Insomma, quando pensate al techwear non fermatevi alla traduzione letterale: andate oltre e focalizzatevi su tutto ciò che unisce funzione, prestazione, estetica e stile.
Passiamo al secondo punto. Il techwear non nasce come (o nella) moda. Le sue radici affondano dove c’è un’esigenza pratica, quindi principalmente nel workwear, nell’outdoor e in ambito militare. Ovunque, insomma, sia una buona idea indossare un capo impermeabile se piove, traspirante se si suda, termoregolante e antivento se fa freddo o particolarmente resistente se il contatto con l’asfalto non è una possibilità remota. Ma non si ferma a questo: fa fronte a tutto ciò anche dopo essersi evoluto stilisticamente per adattarsi alla vita in città.
E allora con la moda cosa c’entra?
Tranquilli, ci arriviamo. Dunque, i primi ad accorgersi delle straordinarie doti dei capi techwear e ad inserirli nei propri outfit di tutti i giorni sono stati i giapponesi. Per attitude? Per un’innata predisposizione all’unire stile e funzionalità? Perché il Giappone era all’avanguardia nell’hi-tech negli Anni 80, quando è nato il cyberpunk? Probabile. Sta di fatto che chiunque abbia messo piede dalle parti di Tokyo dall’83 (anno di pubblicazione del racconto Cyberpunk di Bruce Bethke – ndr) in avanti, se ne sarà reso conto.
Quel tipo di estetica, così darkeggiante e protesa al futuro, si è poi sviluppata, dando vita a una serie di declinazioni. C’è il filone dell’Urban Techwear: minimal, futuristico e stilish. C’è il Military, con i suoi cargo pants oversize e i giubbotti tattici. Fino a estremizzazioni come il Techno-Punk e il Lunar-Core (avete presente quando vi citavo Dune? Ecco…) o semplificazioni estreme come il Greyman, che punta al perfetto mimetismo urbano, all’uomo che “sparisce” nell’ambiente circostante.
E sapete cos’è successo, nel frattempo? Che i designers delle maisons hanno captato tutto ciò, portandolo a più riprese in passerella. L’ha fatto (e continua a farlo) Yoshi Yamamoto con Y-3. Ma anche Demna Gvasalia nel suo decennio da Balenciaga prima di passare alla direzione artistica di Gucci e Raf Simons da Prada, per non parlare dell’impronta inconfondibile di Rick Owens. E vi garantisco: gli esempi sono veramente tanti, ma veramente tanti più di così.
E dopo? Bè, è accaduto esattamente ciò che avviene quando una tendenza del fashion affonda le sue origini in un fenomeno che viene “dal basso”: è tornato decodificato e amplificato nell’everyday life di chi ha un occhio attento allo stile (intelligente, in questo caso). Il risultato è che il techwear è stato sdoganato al punto da uscire dalla nicchia originaria e superare lo status di trend, per passare direttamente a quello di stile personale e identificativo, perfettamente a proprio agio in qualunque situazione.
E qui torniamo alla buona notizia che vi ho spoilerato all’inizio di questo piccolo viaggio: perché per chi si muove su due ruote il techwear è una piacevole abitudine che oggi può essere esibita senza esitazioni.
L’abbigliamento protettivo da moto vanta caratteristiche assolutamente assimilabili ai migliori capi techwear.
Qualche esempio? Sono realizzati con materiali tecnologicamente avanzati per una protezione ottimale dal freddo, dal caldo e dalle intemperie. Il design modulare, con componenti utilizzabili o asportabili all’occorrenza (come le protezioni light, ad esempio) li rende particolarmente adattabili anche ad un uso quotidiano, non necessariamente in sella. E l’attenzione crescente dei centri stile all’estetica, al fit e al comfort fa di loro dei pezzi irrinunciabili della moda urban.
Le collezioni Tucano Urbano ne sono un esempio perfetto. Giacche come l’Easyshell Windscud hanno conquistato i cuori dei bikers così come quelli dei fashionisti, grazie a prestazioni e funzionalità, ma anche a uno stile ultramoderno, minimale e riconoscibile e a un DNA estremamente versatile, decisamente sovrapponibile a quello dello streetwear più cool.
Insomma, relegare un certo tipo di abbigliamento protettivo unicamente agli spostamenti in moto è davvero un peccato…
E non vale solo per i capispalla. Pantaloni tecnici come i Costa, con taglio cargo e tasconi laterali, o i Boccadasse, stilosissimi leggings a vita alta, sono esattamente quello che serve per spostarsi protetti nel traffico impazzito e arrivare in ufficio o agli appuntamenti serali con un look a prova del più cinico occhio modaiolo. E noi non possiamo che gioirne.
Style crush of the month
Il techwear protettivo di Tucano Urbano
Le novità 2025 di Tucano Urbano uniscono stile contemporaneo e funzionalità grazie a una meticolosa ricerca su materiali, fit e dettagli. Ecco cosa abbiamo testato durante il nostro viaggio nel Techwear...
Giacca EASYSHELL WINDSCUD
Easyshell Windscud, disponibile per lui e per lei, è una giacca da moto antivento, certificata CE – Classe A. È realizzata in tessuto WINDSCUD accoppiato a 2 strati con inserti stretch ad alta tenacità, trattamento Water Resistant che la rende idrorepellente e finiture in soft mesh.
Vanta protezioni EASYFLEX CE-Livello 1 amovibili su spalle e gomiti e la predisposizione per alloggiare il paraschiena. Il fit è slim, confortevole e stiloso. L’interno sfoderato garantisce leggerezza e libertà di movimento ed è dotata di un sistema di aerazione sul torace lungo la zip principale. La cerniera centrale con doppia flap è antigraffio, così il serbatoio è al sicuro. Ha tasche interne ed esterne di diverse dimensioni e può essere collegata alla cintura dei pantaloni per i viaggi lunghi.


Giacca FLOWMOTION
Flowmotion è la giacca taglio bomber, certificata moto CE – Classe AA, di Tucano Urbano.
È realizzata in rete 3D, con inserti in Softshell leggero. Le protezioni removibili EASYFLEX CE su spalle e gomiti sono così leggere e ventilate che non si sentono e non si vedono. In perfetto equilibrio tra sicurezza e stile urban.
È disponibile con cappuccio per lei, senza cappuccio per lui oppure nella versione gilet smanicato.
Leggings tecnici BOCCADASSE
Dedicati a chi adora i pantaloni slim fit, ma non vuole rinunciare alla sicurezza. I BOCCADASSE sono leggings da moto elasticizzati e a vita alta, certificati in Classe A.
Piacevolmente fascianti, ma senza limitare in alcun modo il movimento del corpo, sono realizzati in misto cotone stretch, ma ad alta resistenza all’abrasione. Dotati di protezioni CPS AEROSOFT sulle ginocchia, leggere e ventilate.
Stretti sul fondo, sono perfetti per essere indossati con anfibi tecnici o dentro gli stivali.


Cargo pants protettivi COSTA
I COSTA sono pantaloni cargo da moto, certificati CE – Classe A. Disponibili anche nella versione da uomo, sono realizzati in tessuto twill stretch di cotone ad alta tenacità resistente alla trazione e all’abrasione esternamente, e con fodera microforata traspirante all’interno.
Hanno protezioni EASYFLEX CE – Livello 1 sulle ginocchia e tasche dedicate alle protezioni sulle anche, acquistabili separatamente.
Note di merito? Costruzione ergonomica del ginocchio, protezioni regolabili grazie al velcro, regolazione elastica in vita con coulisse, elastico in vita e sul fondo, due tasche frontali, due posteriori e due maxi-tasche cargo laterali, con chiusura magnetica.
Casco jet EL'FAST 6.0
Design rotondo ma compatto, EL’FAST di Tucano Urbano è il casco jet ideale per gli spostamenti in città. Progettato per offrire una vestibilità davvero confortevole, è disponibile in tre calotte, garantendo sempre un aspetto ben proporzionato qualunque taglia si scelga.
Leggero e bilanciato, ha un’ampia visiera in policarbonato, omologata classe A e trattata antigraffio, estremamente protettiva anche quando piove (l’abbiamo testato sul campo…).
Quattro le modalità d’uso: doppia visiera, visiera lunga, visierino parasole o senza visiera. L’interno è realizzato in cotone microfibra traspirante e anallergica, con inserti in rete Aero 3D e dettagli in poliuretano derma-touch, removibili e lavabili, così come i guanciali, staccabili e lavabili per l’uso estivo. Ampio spazio nella zona orecchie e anello in metallo per aggancio al veicolo inclusi 😉


Casco demi-jet EL'FRESH 6.0
EL’FRESH 6.0 è il casco da moto demi-jet omologato ECE 22.06 di Tucano Urbano dedicato a chi ama in particolar modo la leggerezza e i caschi freschi.
La calotta esterna è stampata in materiale termoplastico Policarbonato, quella interna in EPS a doppia densità e ad alto assorbimento d’urto. Le prese d’aria hanno una finitura ad inserti in rete metallica. Il cinturino è dotato di chiusura micrometrica a sgancio rapido Quick Release System.
A doppia calotta e disponibile in 3 varianti colore (Matt Light Grey, Matt Black e Glossy Orange) ha un visierino parasole interno a scomparsa in Policarbonato, omologato e trattato antigraffio, utilizzabile all’occorrenza.









































