Mi sveglio la mattina, colazione, giornata ni. A Milano piove (come sempre, ormai) e vedere il sole è un autentico miraggio, un po’ come un’oasi nel deserto. Mi annoio, sono da un cliente, mi squilla il telefono e leggo: “Samu, vuoi andare allo Swank Rally di Sardegna?”. Cazzo, si. Cazzo se lo voglio. Rispondo: “Ma in che senso, scusa?”. La risposta mi spiazza: “Allo Swank Rally in Sardegna, come inviato Wheelz per Metzeler nel team Yamaha Italia”…

In quel momento sono successe due cose: 1. ho visto il sole in una giornata tendente al nero e 2. ho iniziato a programmare tutto. Non sapevo esattamente cosa avrei vissuto, come mi sarei trovato e cosa sarebbe successo. Ma importava? Direi proprio di no. Lasciarsi sorprendere a volte regala avventure meravigliose.

Pensare di partire per la Sardegna, di vivere in completa tranquillità un evento senza curarmi di nulla se non guidare e godermi l’attimo mi elettrizzava a tal punto che ho iniziato a dirlo a chiunque. Gli occhi lucidi, l’emozione forte di chi sta per vivere qualcosa di eccezionale e che forse ricorderà per sempre. Piccolo spoiler: è successo di tutto, davvero. Ma è stato incredibile, memorabile. Anzi, indimenticabile. C’è davvero qualcosa di meglio? No, io non credo.

Ma che cos’è lo Swank Rally? 

Innanzitutto, non è solo un evento adventouring, ma anche un’ottima occasione per divertirsi (tanto), fare nuove conoscenze, creare legami e interfacciarti con i piloti che, proprio come te, colgono l’occasione per gareggiare, certo, ma col sorriso. Ascoltare i racconti di talenti del calibro di Botturi, Franco Picco, Andrea Balestrieri e Stéphane Peterhansel è un’esperienza che resta impressa nella memoria, garantito. 

Lo Swank, alla corte del buon Renato Zocchi, è sì un rally, ma con la possibilità di viverlo a modo tuo. Il percorso Experience che ho scelto io, ad esempio, ti porta alla scoperta della bellissima Sardegna senza ansie da prestazione: basta seguire le tracce GPX.

L’evento è rivolto sia a chi vuole viverlo con animo competitivo, sia a chi cerca avventura, polvere, sterrati e fuoristrada da pro. È un prodotto confezionato a puntino, capace di catapultarti in un clima, organizzativo e geografico, che solo poche cose nella vita sanno offrire. Lo Swank è uno di quegli eventi che se non lo provi non lo capisci: sorrisi, chilometri, sole, risate, buon cibo e paesaggi incredibili. Non credo sia lecito chiedere di più.

Soprattutto, quando sei in team con nomi come Niccolò Pietribiasi (pilota motorally ufficiale Yamaha e Ambassador), Emanuele Vignali (ingegnere progettista della T7 Extreme e della GYTR – moto di Botturi e Pol Tarres), Alessia Pozzo (pilota ufficiale Yamaha per il motorally), Laura Magoga e Roberto Ungaro (giornalista ed ex pilota professionista).

 

L’edizione 2024

Giunto alla settima edizione, quest’anno lo Swank Rally di Sardegna Classic celebrava anche il quarantesimo anniversario del mitologico Rally di Sardegna. Per la prima volta si parte da Alessandria con un trasferimento in off leggero e prova speciale in fettucciato. Poi strada e curve fino al porto di Genova, pronti per l’imbarco.

Arrivati a Porto Torres inizia il vero Swank Rally, con una tappa di 300 km circa lungo la costa occidentale, guidando su sterrati affacciati sul mare, immersi nella natura e nella polvere, circondati da panorami irreali, quasi dei dipinti. Si arriva ad Arborea, campo base dei prossimi due giorni per altrettante tappe ad anello attraverso la Sardegna più selvaggia, con tratti sabbiosi e una prova speciale impegnativa (ma magica), che ci ha proiettati direttamente nel punto più alto del Monte Arci.

Quarta tappa: campo tendato presso il santuario Sa Itria, immersi nella Sardegna più wild. Siamo al centro dell’isola, il mare non si vede, ma la natura incontaminata è uno spettacolo altrettanto esaltante. La quinta e ultima tappa prevede la partenza dal santuario e l’arrivo a Porto Torres, con un tratto hard in cima al mondo. Poi, premiazione e imbarco. Si torna a casa, ma molto, molto più felici.

Le mie compagne d’avventura: Ténéré 700 World Rally e Metzeler Karoo 4

Gioia nella gioia: in quanto parte del Team Yamaha, mi è stata fornita una bellissima WR, equipaggiata con le Metzeler Karoo 4. Il feeling con la moto l’ho trovato subito: è facile, a tratti forse un po’ brusca, ma si guida bene sia seduto che in piedi. La sella, più lunga rispetto alla versione normale, consente una posizione molto avanzata, così da sfruttare la guida tipica delle enduro: moto piegata, gamba fuori e tanto gas. Era stock, nessun equipaggiamento particolare, nemmeno tarata. Semplice, nuda, dura e sopratutto cruda. Il peso, più elevato rispetto al T7 classico, non mi ha fermato in nessuna situazione. 

Ma la parte più incredibile arriva ora. La “mia” WR era equipaggiata con le Metzeler Karoo 4, gomme 50% da strada e 50% off. E, sorpresa sorpresa, mi hanno stupito seriamente. Sono un compromesso incredibile, in grado di dare il meglio sia in fuoristrada che su strada, nonostante la natura very wild delle tracce percorse.

Per i primi due giorni la moto è stata precisa, efficace, veloce. Su strada, poi, letteralmente una lama. Le Karoo danno effettivamente una sicurezza incredibile. In off, poi, ci ho affrontato anche la sabbia e non ho avuto praticamente nessun problema, cosa che, onestamente, non credevo. Con il passare dei chilometri l’anteriore perde un po’ di prestazione in fuoristrada, soprattutto quando tende ad affondare nel brecciolino, ma ci tengo a sottolineare che la Karoo 4 non è una gomma da gara. Il tassello è pronunciato il giusto, ma non è un’extreme (con le quali, però, puoi scordarti lunghi trasferimenti su asfalto).

Di contro, però, vibra poco ed è molto stabile. Sono gomme divertenti, che raggiungono il proprio limite solo ed esclusivamente quando il pilota (e sottolineo PILOTA) fa davvero sul serio. Detto questo, il posteriore non ha mai ceduto, nemmeno quando era martoriato dai chilometri e dalle pietre. È rimasto lì, tenace e garantiva grip anche con la gomma quasi esaurita. 

Il mio onesto pensiero è questo: con le Karoo 4 si fa l’intero Swank Rally senza problemi, a patto di scendere al compromesso del passo/prestazione/velocità. Si fa tutto, lo si fa bene, ma lo si fa con più calma. Per chi invece volesse smanacciare, entrare forte e uscire a tuono scodando come un vero pro, l’idea migliore è andare di Karoo Extreme all’anteriore e tenere la Karoo 4 al posteriore.

Personalmente, sono fiero di me. Ho fatto, e le ho fatte bene, le stesse cose degli altri ragazzi del team, ma con una moto più pesante e con gomme meno fuoristradistiche. Segnale che il progetto è solido, ma sopratutto valido. Brava Metzeler.