Lo sapete vero che alla moda piace cambiare più rapidamente dei governi, delle fidanzate di Di Caprio e delle scale di Hogwarts messi insieme… Ecco, a tal proposito, l’ultimo trend che abbiamo annusato nell’aria profumata di caldarroste e camini accesi in questo freddo inverno così chill, sembra andare decisamente controcorrente.
Dopo stagioni e stagioni di oversize testa-piedi, di layering (l’arte di sovrapporre capi su capi senza alterare l’armonia dell’outfit), di piumini esagerati e dad coats – nome in codice: cappotto ampio e copri-tutto, saccheggiato dagli armadi di padri, nonni, zii e antenati vari – stiamo per voltare pagina.
Sta tornando lo slim fit! Oggi, volgendo lo sguardo all’orizzonte, si vedono frotte di abiti leggeri che disegnano la silhouette, tailleur rigorosi e aderentissimi, total look con jeans slim e skinny e capispalla dalle linee asciutte come trench coats, cappotti stile militare e doppiopetto.
Non vi illudete di passarla indenni, signori uomini. Il ritorno dello slim è un trend genderless, del tutto trasversale: basta dare un’occhiata alle passerelle uomo (Prada e Dolce & Gabbana in primis) per averne conferma.
E quindi, direte voi? Torniamo per un attimo al freddo inverno chill. Un conto è affrontarlo, in sella o meno, coperti da confortanti multistrati ampi e avvolgenti. Un altro è muoversi sottozero inciuciati (termine tecnico, naturalmente) in cappottini e pantaloni seconda pelle.
Due domande dunque nascono spontanee. La prima: quindi dobbiamo rassegnarci a soffrire, pur di bellire? La seconda: ma come fanno le celeb a vestirsi così senza soccombere alle temperature rigide? La prima risposta è “tranquilli, no”. La seconda, invece, ha un nome e un cognome che, a chi va in moto o pratica action sports tutto l’anno, suonerà assai familiare: intimo termico.
Sì, il nostro underwear tecnico, sta uscendo dalla “nicchia” degli iperattivi, per diventare il miglior amico dei fashionisti.
Il motivo? Più di uno, in verità. L’intimo termico, realizzato con fibre intelligenti e ad alto tasso di tecnologia, nasce sostanzialmente per mantenere costante la temperatura corporea in qualunque condizione di utilizzo. Che si cammini in città tra le luci dei negozi, ci si alleni in bici o si viaggi in moto, rappresenta uno schermo leggerissimo, morbido, confortevole e super traspirante tra noi e l’ambiente esterno.
Inoltre, c’è ma non si vede: le declinazioni studiate dai produttori permettono di indossare l’underwear termico praticamente sotto ad ogni tipo di capo. In commercio ci sono linee come ad esempio la SIXS Carbon Underwear® Quattro Stagioni, in grado di far fronte ad ogni esigenza stilistica.
Ci sono la canotta con spalline sottili e il reggiseno scollato, perfetti anche sotto a un top minimal. Poi lo smanicato e la maglia a manica corta con scollo largo che spariscono sotto le T-shirt. E, ancora, la manica lunga, anche questa con scollo ampio, da utilizzare sotto qualunque pull, considerando soprattutto che traspira in modo ottimale e aiuta nel controllo del sudore. E no, non è un dettaglio.
Ma ci sono anche boxer e leggings, una “seconda pelle” termoregolante che aiuta (e non poco) quando si indossano pantaloni fascianti, jeans skinny, shorts e mini. Unica regola: tutti i capi termici vanno indossati aderenti e a contatto diretto con la pelle, quindi come primo strato sotto a qualunque capo di abbigliamento.
Se siete curiosi di sapere come funzionino, eccoci al dunque: come fanno a riuscire là, dove la più confortevole delle felpe fallisce? Come fanno a mantenere la temperatura anche quando il termometro scende sottozero? Piccola premessa per capirci meglio: la stragrande maggioranza delle maglie termiche viene realizzata in poliestere, materiale che sì, ha il vantaggio di costare poco, ma anche una serie di svantaggi non indifferenti: 1. È idrorepellente, quindi non assorbe e tende ad “appiccicarsi” alla pelle. 2. Non è concepito per facilitare la traspirazione, quindi il sudore rimane a contatto con il corpo. Il che si traduce in scarso comfort e cattivi odori che fanno la ola. 3. Non è esattamente un toccasana per l’ambiente.
Quindi, a cosa fare attenzione prima di strisciare la carta di credito? Innanzitutto, ai materiali. Quando si parla di intimo tecnico, i prezzi più elevati sono giustificati dalla qualità del capo, certo, ma anche e soprattutto da tutta la ricerca a monte. Il tessuto deve essere elasticizzato, isolante, ma anche traspirante e batteriostatico. E fibre del genere sono il frutto di anni di ricerca e test.
Ad oggi, tra i materiali più performanti c’è il carbonio. Il tessuto messo a punto da SIXS, ad esempio, si chiama Carbon Underwear® e grazie alla sua composizione presenta il peso specifico più basso tra le fibre tessili sul mercato. Perché proprio il carbonio? Perché è in grado di creare delle sorte di microcavità che incanalano istantaneamente il sudore verso l’esterno, con il risultato di avere sempre la pelle perfettamente asciutta e “climatizzata”.

Insomma, che vi stiate preparando per la prossima maratona di New York o per quella dei party di Natale, scintillanti nei vostri abiti ultralight, sappiate che, sotto sotto, potete contare su un nuovo alleato invisibile e salvalook. E il benessere, garantito, vale l’investimento.

































