Oltre a divertirsi con la classica Mini, il musicista londinese David Bowie rimase colpito dall’incredibile facilità di guida della piccola Brit-Car. Infatti, Bowie credeva fermamente (e dichiarò apertamente) che, a parer suo, non esistesse nessun’altra automobile progettata così bene per la vita di città.
Nel 1999, anno di pubblicazione di Hours, ventiduesimo album di Bowie progettato per il videogioco Omikron: The Nomad Soul (e primo disco di un celebre artista a poter essere scaricato da internet), l’artista progettò una Mini classica con la superficie interamente a specchio per celebrare il 40° Anniversario del brand.
Bowie fondamentalmente creò un’auto completamente cromata, avvolgendo la Mini Cooper in una placcatura a specchio riflettente, eccezion fatta per le luci posteriori e gli pneumatici. Questo perché, almeno teoricamente, l’auto doveva rimanere guidabile…
“Volevo creare qualcosa che non si distinguesse dall’ambiente circostante“, ha affermato Bowie.
Un’auto che poteva trasformarsi e assumere aspetti e personalità sempre diverse. Proprio come l’artista definiva e ridefiniva se stesso in continuazione, sfidando le aspettative sociali e culturali. Che fosse Ziggy Stardust, Major Tom o Aladdin Sane, Bowie è sempre stato una figura enigmatica e vibrante, circondata da miti e leggende. Una di queste narra che un giovane Bowie lavorò per la BMC, i costruttori della Mini quando iniziò la produzione originale dell’auto. Mito sfatato, poiché Bowie avrebbe avuto circa 12 anni durante la produzione della Mini MK 1.
La Mini di David Bowie si distingue più di qualsiasi altra Mini a cui potresti probabilmente pensare.
Come sempre accade con David Bowie, però, il design dell’auto si rivela essere molto più di un mero esercizio di stile. Alla domanda sulla scelta delle superfici riflettenti, rispose: “Diventa molto difficile da vedere, poiché l’immagine dello spettatore si trasforma immediatamente nell’interfaccia”. Ed è vero. Se qualcuno guardasse la Mini David Bowie, in realtà guarderebbe se stesso. Dinamica che potrebbe portare a una riflessione più profonda da parte dello spettatore e aiutarlo a considerare il suo rapporto con Mini – inteso come auto e marchio – e sul motivo per cui piacciono così tanto.

Curiosità
Quando gli è stato chiesto cosa significasse per lui Mini e perché il suo design fosse così iconico, ha semplicemente risposto “parcheggio“. Insomma, potrebbe essere del tutto plausibile che, per una persona sempre in movimento come l’artista, questo aspetto sia stato determinante nel fargli apprezzare così tanto la Brit car.













