Fascinosa e “classica tra le classiche”, si ispira ai fasti del trial anni ’50 e lo fa in grande stile, con dettagli dedicati che le conferiscono una vocazione tutto terreno. Un tuffo nel passato per chi la osserva, un approccio che sa di tradizione per chi la guida. Noi di wheelz l’abbiamo provata su strada e fuori.


Nel mondo delle modern classic non c’è nulla di così squisitamente tradizionale quanto una Royal Enfield Bullet. Parliamo di look e di dettagli, certo, ma ci riferiamo in modo particolare alle sensazioni che si respirano in sella alle monocilindriche 500cc che fanno parte dell’attuale gamma della Casa angloindiana. Parliamo quindi di gesti e, concedetecelo, di rituali che sanno tanto di vecchia scuola. O per meglio dire, di azioni che appartengono a un’epoca differente, come quelle necessarie per utilizzare la leva della messa in moto a pedale, una suggestione irrinunciabile anche in presenza del più pratico “bottone”. Un valore aggiunto anche per noi che vi raccontiamo l’automotive a cavallo tra heritage e nuove tecnologie.

E poi c’è quel monocilindrico 2 valvole che scoppietta in rilascio, tanto borbottante quanto poco incline a prendere giri. E dà gusto, non c’è che dire, basta resettarsi su parametri differenti, più al trotto che al galoppo, con il comando del gas dosato a mezzo giro e con un occhio puntato sul paesaggio. Ecco, questa è la dimensione in cui le Bullet si trovano a proprio agio. E questo vale tanto per le Classic quanto per l’inedita Trials 500, la new entry ispirata al trial degli Anni ’50. E poco importa se il percorso è dritto come un fuso o serpeggiante: infatti, nel corso della nostra prova su strada, al giusto passo e con una condotta rotonda che non include nervosismi da Gran Premio, la ciclistica non ha battuto ciglio. Anzi, nel misto stretto agilità e maneggevolezza appagano eccome e in curva, così come nei cambi di direzione, la 500 in salsa dirt ha richiesto un tasso di impegno davvero contenuto, al punto che non ci è sembrato impensabile tenere il passo di moto ben più sportive. 

Lo ribadiamo però, con la Trials è necessario entrare in una nuova dimensione di guida. Anche i freni, ad esempio, si attengono alle aspettative: il mordente è quanto basta, non serve altro, ma se messi sotto stress mostrano il fianco. Anche per la Trials, che deriva strettamente dalla Bullet, la forcella e gli ammortizzatori strizzano l’occhio alla tradizione: da 35 mm la prima; con regolazione del precarico molla su 5 posizioni la coppia che campeggia al posteriore.

Ma cosa cambia rispetto alla Bullet “base”? 

Beh, le differenze si concentrano sui dettagli dedicati, i quali le conferiscono una vocazione più a tutto tondo, per passare dalla modalità ‘asfalto’ a quella ‘offroad leggero’ senza porsi domande.
A caratterizzarla ci sono il manubrio rialzato, con traversino in acciaio, lo scarico anch’esso rialzato (e dall’aspetto classicheggiante, con finitura cromata) e i pneumatici col tassello; la sella è monoposto, senza eccezioni, e a completare la dotazione c’è il portapacchi che offre una capacità di carico di 15 kg.
Tutto ciò rende la Trials utilizzabile e piacevole anche quando ci si addentra su strade bianche o facili mulattiere. Badate bene: la 350 del ’48, musa ispiratrice di questo modello (pluri-vittoriosa alla Six Days Trial negli Anni ’50, condotta dal campione John Victor Brittain) è appunto, solo uno spunto, un esercizio stilistico e di concetto che a nostro parere preannuncia una possibile nuova tendenza inerente ai mondi classic e special: ci riferiamo al Trial Classico.

Tornando sul tema ‘strade bianche’, le abbiamo imboccate anche noi, comodamente seduti e in piedi sulle pedane, come vuole la regola del fuoristrada. In quest’ultimo caso, la posizione che si assume è solo in parte compromessa dai fianchi del serbatoio a goccia che interferiscono con le gambe, ma sono finezze del tutto trascurabili se parliamo di una classica dalla vocazione tutto terreno.

E a proposito di vocazione: per la Trials, Royal Enfield ha sviluppato una serie di accessori ispirati tra i quali figurano la protezione motore, la griglia da collocare sul faro, la tabella porta numero e il classico “salsicciotto” da applicare sul traversino del manubrio. 

ROYAL ENFIELD TRIALS 500 IN PILLOLE

MOTORE: monocilindrico 499 cc, 2 valvole, raffreddato ad aria

PRESTAZIONI: 27,2 cv a 5.250 giri; 41,3 nm a 4.000 giri

PESO: 192 kg in ordine di marcia

PNEUMATICI: 90/90-19 anteriore; 110/80-18 posteriore

FRENI: disco da 300 mm anteriore; disco da 240 mm posteriore

ALTEZZA SELLA: 800 mm

CAPACITÀ SERBATOIO: 13,5 litri

COLORI E PREZZI: telaio verde, scocca grigia (con filetti rossi e guance serbatoio cromate); telaio rosso, scocca grigia; 5.400 euro