Face the truth, man… Se pensi al glam, pensi a una camicia attillata di pelle di serpente. Noi sportivi action tanti anni fa, quando il primo matto si è messo un casco da cross su una mountain bike, abbiamo affisso un immaginario manifesto sulla porta dell’altrettanto immaginaria cattedrale della società moderna:

Noi siamo scomodi, siamo pragmatici, abbiamo materiali ricercati addosso o intorno solo quando il loro fine è quello di aumentare la performance, spostare il limite, accarezzare appena più da vicino l’estremo”. E mi fermo qua prima che a qualcuno venga in mente di fare un fotosciopp della mia faccia su una foto di Marinetti.

Noi, col glam, non c’entriamo niente, zero. Siamo l’essenza del duro e puro, bambolina. Siamo gomma e benzina, lamina e ghiaccio. Noi non siamo fashion, non siamo moda, non ci serve. Ci appesantisce in salita o ci limita in discesa. Punto.

Ci differenziamo dalla massa, da quello che è mainstream. “Noi” ci alziamo all’orario a cui “voi” andate a dormire. “Noi” dormiamo al freddo nel parcheggio del passo del Chiurlo per mangiare un panino freddo là dove i vostri occhi fanno fatica ad arrivare perché è un metro più in là della curvatura dell’orizzonte. Questo è un po’ il nostro credo, il nostro grido di scomoda ribellione in un tempo dove tutto passa dall’outfit, dall’apparire, esse quam videri.

Troppo facile, troppo per tutti, troppo da farci un’altra canzone del Pagante sulla Settimana bianca. La vostra giornata tipo sulla neve: parcheggio, skipass, piste blu, piste rosse, piste nere, bombardino, rifugio, polentina tipica.

Noi? Ve l’ho detto: dormiamo scomodi nel parcheggio a 5000 metri, chi col sacco a pelo della Deca in macchina, chi più “sculato” col van (vabbè io ho un furgo che è un trattato di ingegneria, tanti impianti ha su per dormire al caldo. Ma non ditelo a mia mamma, che si incazza come un drago ogni volta che si ricorda che non ho fatto ingegneria all’università. Passiamo oltre).

Tutto ‘sto scomodo solo per essere quel metro più su, quel metro più vicini all’aria sottile della mattina; colazione con la moka sbruciacchiata, scarponi freddi (bugia, ho un impianto per scaldare anche quelli, shhh) zaino, split, pelli, silenzio, sudore, sudore, poi sudore, poi vetta, silenzio, poi freddo, poi… Kaboom!

Le volevo maledire un po’ le mie Socie di Wheelz questo giro, quando “parliamo del glam negli action sports?”, perché non sapevo veramente da dove partire. Ma poi si dai, ci siete già arrivati eh dove sto per andare a parare…

Per me il Glamster è quello con la camicia di pelle di serpente. Lo so che a sentire glamster anche a voi parte nelle orecchie quel rock Anni 80 da capelloni cotonati che si, erano fighi eh, anzi, se non ci fossero stati, metà delle trasferte sul furgo da punkettone suonerebbero in mute, perché stiamo parlando di metà della bibbia delle nostre colonne sonore. Eh ragazzi, però però… Dai, non ci possiamo mica identificare con “bellacamicia”, NOI, su…

Eppure, lo so che ci siete già arrivati. Sì, siamo la nuova era del glam, noi. Siamo quell’essenza che se ne strafotte delle camicie degli altri e se la mette in Gore-tex. Siamo quell’immaginario che brilla di luce propria, perché a “noi”, se “voi” non sapete cosa siano le pelli, i pin, gli hard, i rampant e i traversi, non ce ne frega un emerito cazzo.

Siamo fuori dall’immaginario della giornata sulla neve tipica della massa, di quelli che prendono la tavola nuova del pro che spopola sull’instagramme e poi affollano come delle galline in un pollaio gli impianti e tutto quel circolino un po’ tourist trap che ci gira intorno di polentine rivisitate (“perché mangiare non è mangiare ma è un percorso, un’esperienza”).

Se lo snowboard, se lo sci freeride fossero il rock, a 15 anni saremmo stati il punk: casino, urla per essere fuori dal coro e fare rumore, essere qualcosa perché si è contro. Ma se oggi fossimo il rock, saremmo il glam. Si cazzo. Saremmo quella cosa più alta, più elevata, che non ha bisogno di fare rumore contro il pop, perché del pop se ne frega.

Tutti gli anni a fine estate penso “fanculo, quest’anno non prendo mezzo impianto, butto la split sul van e mi vado a perdere fuori, lontano dal casino”. Poi vabbè, butta una metrata di fresca e lo squalo interiore sente l’odore e va in frenesia, ma questo è un piccolo problemino su cui stiamo lavorando (bugia). Aspe, facciamo un mezzo passo indietro e spieghiamo un paio di cose. Perché si, va bene, lo ammetto, siamo glam, ma non str0n7i e giusto due robine per meglio contestualizzare la cosa ve le devo.

Split sta per splitboard, ovvero “tavola divisa”. Presente quel meme con gli snowboarder in fila davanti alle porte dell’inferno e Satana che sega a metà per il lungo gli snowboard che sicuramente avrete mandato al vostro amico rider infoiato? Ecco, precisamente quello. Solo che la split, divisa ti porta su, e poi, una volta di nuovo unita, bè baby, è un gran bel giocattolino per tornare giù.

La split si divide semplicemente per assolvere alla stessa funzione che hanno gli sci da skialp, o scialpinismo che dir si voglia (ma siamo glam, fatemelo dire in inglese che fa più coool). Poi, una volta arrivati in cima, si riattacca mediante ingegnosi e sciccosi gancetti (luccicosi anche se volete, siamo glam) et voilà, belva da discesa.

Praticamente gli attacchi da snow un po’ particolari della split si possono montare per il lungo su ognuno dei due “sci” che diventano le metà tavola e, assieme alle pelli di foca, li puoi usare esattamente alla stessa maniera in cui tua madre ti obbligava a usare le pattine in corridoio (ma si dà ancora la cera, mi chiedo?) per risalire le montagne (la split, non le pattine, concentriamoci eh).

Ecco, arriviamo alle pelli e chiariamo subito un punto: si chiamano pelli di foca, ma non sono di foca. Cioè, forse nel 1800 probabile boh chissà, ma oggi giuro che sono di un materiale sintetico che fa un po’ come i pantaloni a costine di velluto che vi facevano mettere da piccoli la domenica (quanti traumi eh, Alex?). Se le accarezzi in un verso sono lisce (e scivolano in su) e se le accarezzi nell’altro verso fanno tipo contropelo, e non scivoli in giù. Chiaro, no?

Ecco, ci tenevo a precisare questo piccolo focus a riguardo perché sono di Parma, Parma provincia, e qua vicino, a Felino, fanno il famoso salame di Felino. Che cazzo c’entra? Niente ragazzi, però anni fa a degli amici in visita ho offerto del fantastico salame di Felino e mi han detto “no grazie” perché “poverini, mi dispiace per i gatti”. Quindi si, che le pelli di foca non son proprio fatte con la foca, ecco, ho preferito spiegarlo, si sa mai.

Ok, eravamo rimasti che Alex si alza, sul suo homemade furgoncino, a millemila metri in un piazzale raggiunto a fatica montando catene da neve, escludendo i vari controlli di trazione ecc. Fa una lauta colazione a caffè della moka sbruciacchiato, plumcake o merendina confezionata farcita di nudella e plutonio, attacca le famose pelli di foca e parte, tipo voi sulle pattine in corridoio, verso la vetta “X” .

Una pattinata dopo l’altra, come un piccolo trenino alimentato a cattive intenzioni e Redbull, va su su su a una velocità ridicola, che praticamente ti fa coprire in 4 ore quello che una funivia avrebbe fatto in 6 minuti.

Perché?”. Perché è bello. “Ma è faticoso!”. Si, è faticoso e la maglietta termica a fine giornata la puoi donare al CERN per fare degli esperimenti con l’acceleratore di particelle, tanto è sudata. “Ma chi te lo fa fare?”. Nessuno, a parte il camoscio che intravedi e che ti puoi fermare a guardare in silenzio. “Ma che divertimento c’è?”. C’è la fatica di guadagnarselo, di guadagnare ogni metro di salita, non di conquistare la vetta, ma di essere parte della montagna e di chiedere permesso come se si entrasse a casa di un vecchio amico.

Perché lo fai?”. Perché non sono ANDATO a CONQUISTARE la montagna, sono un animaletto come gli altri che è TORNATO al bosco, al silenzio, al percorrere ogni metro facendo un passo, un atto respiratorio e un secondo di fatica.

Poi vabbè, quando arrivi in alto e davanti hai un pendio completamente vergine dove nessun altro ha ancora scritto la sua musica fatta di curve, ragazzi come ve lo spiego? Non lo possono capire tutti, ma non ce ne frega un cazzo. Perché si, siamo fottutamente glam e non abbiamo bisogno di spiegarlo.

Siamo trasgressivi, ma talmente fighi che possiamo cantare senza urlare: faremo sempre comunque più rumore. Ci vediamo in giro.