Bella domanda, stiamo parlando di cento anni e mille storie fa, ma una cosa è certa, certi luccichii non si spengono.
Oxford, 1924: William Morris, sì proprio quello della Motor Company, registra il marchio MG per costruire in un piccolo concessionario di vetture customizzate su telai Morris modificati.

Erano note come Kimber Specials, perché realizzate con la direzione del car designer Cecil Kimber e il primo esemplare, una MG 14/28, era una Morris Oxford cui fu donata una carrozzeria più sportiva.

Bastò un anno per far sì che la richiesta non fosse più gestibile nell’officina di Oxford e che servisse uno spazio più grande, prima forzatamente condiviso con la Morris e poi indipendente, a Cowley.

Già nel 1929 la MG è nel pieno delle suo vigore nello storico impianto di Abingdon, indipendente e solida, sotto la guida di Kimber fino al 1941, quando un diverbio con William Morris lo allontana per sempre dal brand che aveva contribuito a creare.

Sono gli anni in cui l’azienda prende un’impronta sempre più sportiva, mantenendo meccanica e telaio Morris, anni che vedono la genesi della serie T-Type, spider sportive con telaio separato, motore anteriore, cambio a quattro velocità e trazione posteriore.

A seguire – dalla fusione con la Austin – arriva l’era British Motor Corporation, poi la Leyland e infine la Rover con relative perdite finanziarie che nel 2005 lasciano MG nelle mani del gruppo cinese Nanjing Automobile che la acquista per 53 milioni di sterline: marchio, know-how, diritti e via, anche lo stabilimento di Longbridge, pacchetto completo.

Oggi, cento anni dopo, è davvero tutto cambiato: MG è nelle mani della cinese SAIC (Shanghai Automotive Industry Corporation), che sta lavorando a modelli sempre più ecologici e moderni.

E noi Wheelerz indagatori, abbiamo chiesto a gran voce: cosa c’è, oggi, di Morris Garages in questo brand? La risposta è stata onesta e non scontata.

Ovviamente molto poco tecnicamente, com’è giusto che sia, e senza dubbio anche un po’ di sportività si è persa per strada, ma rimane forte quello che era il desiderio di William Morris: offrire auto belle, dinamiche, a un prezzo popolare, ieri come oggi.

Andiamo a provarle?

Le ultime tre nate fanno parte della gamma SUV e le abbiamo portate a spasso per un paio di giorni nei dintorni di Orta, dal sinuoso lungolago fino agli stretti cavatappi del Mottarone, senza negarci qualche passaggio autostradale.

Partiamo con la MG ZS Hybrid+, rinnovata nelle forme che ora si allineano al family feeling di ultima tendenza e ampliata negli interni, più accoglienti grazie anche al passo più lungo di 30 millimetri.
Come sulla MG3 troviamo uno schermo centrale touch, da 10 pollici nella versione STD e da 12 in quella Luxury, per controllare tutte le funzioni di bordo e la connettività.

Bella la dashboard fronte guidatore, composta da uno schermo da 7 pollici personalizzabile e due schermi per contagiri e velocità, uniti in un unico guscio da 12 pollici.

Grandissima attenzione è stata riservata ai sistemi di sicurezza, sulla ZS non manca davvero nulla: assistenza alla guida su tutti i lati della vettura, cruise control adattivo, frenata di emergenza, avviso di collisione anteriore, allerta di deviazione e assistenza al mantenimento di corsia, mantenimento di corsia di emergenza, monitoraggio punto cieco, avviso di collisione posteriore, guida dinamica al centro corsia, superamento limite di velocità e i nuovi sistemi di avviso in caso di collisione per apertura portiera e assistenza al traffico posteriore in manovra. Più sicura di così non si può.

Il full hybrid prevede un motore benzina quattro cilindri 1.5 aspirato, batteria da 1,83 kWh e una trasmissione a tre rapporti integrata da due motori elettrici con una potenza di picco complessiva di 197 cavalli.

Ottima nell’uso cittadino, scattante e facile, mi ha stupita per l’assenza di beccheggio&rollio tipici nemici dei suvvettoni, e per la silenziosità con cui passa dal motore elettrico al termico, senza il famoso effetto accelerata di scooterone.

La ZS si rivela un’ottima compagna di strada anche nei viaggi più lunghi e veloci, dove risulta però poco insonorizzata e quindi passibile di qualche fruscio o rumore di rotolamento degli pneumatici.

Molto più confortevole e silenziosa la HS, sia nella versione PHEV che in quella a benzina. Cosa c’è di nuovo? Ritroviamo il DNA sportivo del marchio nelle forme ora più spigolose, senza rinunciare allo spazio di bordo e alla cura degli interni.

La nuova piattaforma ospita entrambi i propulsori e i relativi sistemi di elettrificazione, le sospensioni McPherson all’anteriore e multilink al posteriore tarate dal team UK, danno un innegabile booster al comfort. Anche sulla HS i pesi si muovono fluidi, senza che si avvertano fastidiosi cambi di carico, nemmeno tra le curve del Mottarone! E anche a sicurezza siamo messi bene, con tutti gli ADAS già elencati poco sopra disponibili di serie.

Motorizzazioni disponibili: un pacioso 1.5 benzina capo della giungla urbana dedicato ai coriacei del full carburante e un più scattante ibrido plug-in, sempre 1.5 ma che strizza l’occhio alla green transition.

A voi la scelta!

Tutte promosse? Decisamente, con una personale preferenza per la ZS, la più MG di tutte per filosofia e stile.

E poi vi svelo un segreto: io, da sempre invaghita della roadster F, ho messo gli occhi sulla bella Cyberster vista in occasione del centenario sull’iconico circuito di Goodwood. Due posti secchi, cabriolet, 510 cavalli di felicità.

Elettrica? 100%. E 100% MG.

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