Questa non è la “solita” iniziativa benefica. Non è una scintillante operazione one shot per pulirsi la coscienza sotto Natale. E non è nemmeno frutto “solo” di buona volontà o di una fortunata serie di eventi. Perché partiamo proprio con queste precisazioni? Perché I Bambini delle Fate non è un semplice progetto di supporto alle persone affette da autismo, di quelli che oggi ci sono e domani “chissà se troveremo i fondi…”: è piuttosto una vera e propria azienda pensata per durare, un modello imprenditoriale applicato al sociale. Con un’idea di fondo chiarissima, una strategia a lungo termine per perseguirla e un piano di comunicazione curato che la faccia crescere. Perché ciò di cui non si parla, non esiste.

Sono queste caratteristiche a renderla diversa: perché offrire supporto alle famiglie nelle quali l’autismo è entrato come un ospite sgradito, come un terremoto che scuote ogni secondo della quotidianità di una famiglia, non può essere un contratto a termine: è un lavoro lungo tutta la vita fatto d’amore e di dedizione, certo. Ma che richiede ogni forma possibile di aiuto da chi ci è passato prima.

Sono queste, parafrasate e in sintesi, le parole di Franco Antonello, papà dello splendido Andrea, giovane uomo che soffre di una seria forma di autismo che compromette significativamente la sua capacità di comunicare attraverso il linguaggio verbale. Franco è papà di Andrea, dicevamo, ma anche di un’idea fissa, nata quando entra in contatto con il mondo della disabilità: liberare più persone possibili dall’isolamento alle quali l’autismo le relega.

Ed è così che nel 2005 nasce I Bambini delle Fate, un’impresa sociale che si occupa di assicurare sostegno economico a progetti e percorsi di inclusione gestiti da associazioni locali e realtà del terzo settore rivolti ai ragazzi e alle famiglie che ogni giorno hanno a che fare con l’autismo o con altre disabilità.

Un progetto che ha origine da un’esigenza impellente e costante, che incontra l’esperienza maturata da Franco nella sua “vita precedente” come imprenditore nel mondo della comunicazione. Un background prezioso, che lo porta ad applicare alla “nuova vita” gli stessi valori e paradigmi di prima: responsabilità, prima di tutto, ma anche continuità, organizzazione, sostenibilità, trasparenza, risultati misurabili e partecipazione attiva dei partner. Sì, perché tutto questo è possibile grazie al supporto e al contributo costante di aziende straordinarie.

Insomma, l’avrete capito: questa è una storia di quelle davvero stupende, fatta di tenacia, volontà, cuore e incontri magici. Come quello tra Franco e Andrea Antonello e BMW Motorrad. Cosa c’entrano le moto? Bè, con le moto si viaggia, si può andare lontano e si fa parlare di sé, aprendo altri occhi, oltre a quelli che già guardano la strada. Il viaggio è una dimensione trasformativa, intima ed estroversa allo stesso tempo. Una dinamica che arricchisce, coinvolge, fa uscire allo scoperto le emozioni anche quando chi le prova non le può esprimere agevolmente a parole.

È per questo che, ancora una volta – e siamo alla sesta – BMW Motorrad ha supportato la nuova avventura di Franco e Andrea – che quest’anno hanno attraversato insieme l’Indonesia in sella a una R 1300 GS – trasformando orgogliosamente questa collaborazione in un concetto più largo, un programma di responsabilità sociale al motto di “Make Life An Inclusive Ride”, documentato su Specialmente.bmw.it, piattaforma che include tantissime attività e che testimonia come cultura, inclusione sociale, dialogo interculturale e promozione dei giovani talenti siano pilastri fondamentali radicati nel cuore di BMW Group Italia.

30 giorni. 3000 chilometri: da Giacarta, verso Bali e Sumba. Un’esperienza padre e figlio totalizzante, ma anche e soprattutto un’immersione totale in una cultura differente, tanto da diventare un cortometraggio, realizzato grazie all’impegno di BMW Motorrad e alla collaborazione di Scuola Holden sulla base delle immagini raccolte da Franco e Andrea durante il viaggio, tra interminabili ore lungo strade strette, incredibilmente trafficate e affollate di persone ad ogni metro.

Nelle parole di Franco, raccolte on the road, c’è tutto il senso della loro avventura, tra difficoltà, emozione e stupore: “Auto e camion, spesso bloccati in lunghe colonne, a volte ferme, rendendo impossibile anche il passaggio in moto. Per ogni auto, ci sono almeno 50 motorini che sfrecciano freneticamente a destra e a sinistra, senza sosta. Le persone, però, sono tutte sorridenti, gioiose e molto accoglienti. Qui non sono abituati ai turisti, eppure tutti ci salutano calorosamente mentre passiamo”, racconta. “Sono momenti intensi per me e Andrea. Appena si lascia la città, nelle campagne e nei piccoli paesi, tutto diventa incantato, mistico, rurale e popolare. Risaie spettacolari si estendono ovunque, grandi o piccole che siano, e in ogni via di quartiere si trova un tempio. Gli indonesiani sono meravigliosamente gentili, sorridenti e ospitali, e ci salutano con le mani giunte davanti al petto, sia quando li incontriamo sia quando ci congediamo. Uno spettacolo di cultura che io e Andrea assorbiamo con stupore”.

E poi ci sono i pensieri di Andrea, che suonano forti come la sua voglia di vivere. Parole che oggi può faticosamente lasciar uscire da sé solo grazie a un sistema di scrittura facilitata per l’autismo che ha imparato ad utilizzare dopo un lunghissimo training durato anni, giorno dopo giorno, con l’aiuto della mamma: “Sono molto più consapevole di mio ruolo e tengo molto a dire che Indonesia mi ha aiutato a dentro me esplorare nuove possibilità. Meraviglia mi pervade a ogni viaggio e voglio ringraziare BMW e mia famiglia grande di follower”.

Un messaggio che è determinazione e speranza. E che dimostra come i ragazzi con autismo, spesso percepiti come isolati o apatici, affrontino un reale problema di comunicazione che impedisce loro di esprimere appieno ciò che provano. Ma che dimostra altresì quanto possibile possa diventare ciò che all’apparenza, e senza supporti adeguati, sembra impossibile.

Oggi I Bambini delle Fate porta avanti progetti enormemente importanti per le famiglie coinvolte: si occupa di acquistare case per le Associazioni che seguono i ragazzi con autismo, ha creato una Banca del Tempo Sociale per far vivere loro esperienze con coetanei ed è in arrivo anche un progetto letterario in collaborazione con La Nave di Teseo, Io sono una persona per bene e Sull’isola che non c’era. Un libro che raccoglierà i loro stessi scritti, dando voce alle loro storie, per valorizzarne possibilità e potenzialità, portando un messaggio di inclusione in festival, scuole e altri spazi della comunità dove sarà presentato.

“Puntare sempre al proprio dieci: questo è il segreto. Nasciamo da parti diverse della strada, con opportunità, culture e risorse differenti. Ma l’importante è dare sempre il massimo in ogni situazione, per raggiungere il proprio dieci. Prima per sé stessi, ma soprattutto per gli altri”.  

Franco e Andrea

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