LA STRADA.
Privarsi della meta per vivere davvero.
In un viaggio in moto la strada è una presenza incommensurabile e dolcemente attanagliante. Asfalto, terra, sabbia, sale, fango, rocce o pietra, non importa la composizione, quanto sarà lunga, tortuosa… In ogni caso diventerà fedele compagna d’ogni avventura, grande maestra ed eterea ispirazione.
Durante i miei viaggi ho imparato ad associarla direttamente alla vita, capendo che ogni traccia, pista o solco è sempre indice di presenza umana, chiave imprescindibile per ogni spostamento e quindi unico vero strumento di sopravvivenza.
Succede così che, mentre percorri la tua strada, inizi a preoccuparti più di COME passa il tempo che non di QUANTO ne impiegherai per arrivare mentre tutto intorno cambia… prende forma, profumo e colore. Capisci che non importa dove, importa solo andare.

IO VIAGGIO IN MOTO.
Il viaggio, per come lo vedo io, non può che essere in moto.
In moto non ti limiti a vedere quello che ti passa accanto, hai un contatto pieno con ogni cosa. Immerso completamente nella scena non sei più uno spettatore passivo, ma un attore, a volte addirittura protagonista.
In moto passi il tempo a percepire le cose, a sentirle. Condizionato solo dalla realtà che ti circonda e da te stesso. Senza niente e nessuno che t’incalzi, senza l’impressione di perdere tempo, mediti… e finalmente, decidi.
Perché la moto? Perché è uno stile di vita, perché l’aria che ti accarezza la faccia può essere piacevole o pungente, a seconda della zona del mondo che stai attraversando. È una scelta trascendentale la pulsione a divenire artefici del proprio destino e fiduciosi, affidarsi alle sapienti mani di Quella strada, incerta come il fato e imparziale come la natura.
Unica rassicurante certezza: almeno, guido io!
PROJECT 80.
Giro del mondo in moto in 80 giorni.
A proposito di viaggi dove la meta poco conta, dove la strada stessa è protagonista assoluta, ricordo la volta in cui ho deciso di raccogliere, accompagnato dal mio amico e compagno di avventure Albi, la sfida di circumnavigare il globo in 80 giorni lanciata dal protagonista del libro di Verne.
Sin da piccolo ho coltivato il sogno di provare, almeno una volta nella vita, ad andare sempre dritto, senza fermarmi mai, superando ogni ostacolo, fino al momento nel quale mi sarei trovato nell’esatto punto di partenza a discapito di strade, confini o regole, percorrendo solo una strada dritta, la mia.
Ed ecco che il sogno si realizza. Dopo mesi di preparazione sono pronto a partire con PROJECT 80, ovvero un Giro del mondo in moto in 80 giorni.
Da Milano a Milano (facendo un giro decisamente lungo) per soddisfare la curiosità che ognuno di noi ha di circoscrivere il Mondo, un’entità con cui ci confrontiamo continuamente, ma che, di fatto, non conosciamo.
L’itinerario (come sempre) è pressoché inesistente: parto senza preoccuparmi di COME sarebbe passato il tempo, ma di QUANTO ne avrei impiegato per tornare esattamente nello stesso posto dal quale ero partito. D’altronde, il sole sorge ad est e quella era la direzione da seguire.
[…] OBIETTIVO RAGGIUNTO.
Oggi il mondo è noto a tutti. Ma, ai tempi, non a me.
Mi rendo conto che aver fatto il Giro del mondo in 80 giorni non sia stato niente di nuovo, ma volevo vedere se Io fossi in grado di affrontare un’esperienza del genere, che, in qualche modo, ha dato del filo da torcere ad ogni mio predecessore.
Volevo finalmente scoprire quanto è grossa la terra, quanta fatica o tempo ci vogliono per girarci intorno come fosse un isolotto. Farmi un’idea generale, ma soprattutto familiarizzare con l’unica entità capace di connettere tutti e tutto: la Strada. Infatti, dove c’è una strada c’è vita e dove c’è vita, ci sarà una strada. Sempre.
Dopo 79 giorni, 5 ore e 15 minuti, 26.000 chilometri, tre continenti attraversati, due oceani e 24 fusi orari… PROJECT 80 si conclude, vincendo l’epica sfida. Sfida che per me ha significato tanto, tutto. Sfida che mi ha cambiato la vita ed indicato la strada, fornendomi un’insuperabile guida per il futuro, un grande libro di istruzioni per il mondo e i suoi abitanti.

Oggi, nell’era dei messaggi istantanei la concezione di strada si è persa. È più facile associare quel concetto alle infernali code autostradali, alle indisponenti “perdite di tempo” nel traffico… Quando invece è proprio grazie alle vie che collegano il globo da un estremo all’altro che abbiamo potuto sopravvivere e progredire nel corso dei secoli.
Personalmente trovo grande conforto nell’idea che tra me e qualunque altro essere umano, esista SICURAMENTE una strada… Un collegamento fisico, importante non solo per le nozioni apprese o le specifiche culturali dei posti visitati, ma per il confortante senso di unità generale che ci rende cittadini del mondo.
Sono felice di essermi creato, grazie a questo viaggio un personale “libretto di istruzioni”, una sorta di bussola personalizzata per le future esperienze. Ormai parte del mio essere più profondo, la strada rimane lì Impassibile, Paziente. Ed io non potrò più farne a meno.
“Perché chi si ferma ha più vita, ma chi va ha più strade” (F. Galvez)





























