Quando qualcuno dice pop, nella mia testa parte immediatamente una vocina in falsetto che fa “iiif you wanna be my loveer… Iugadagedddenmaiffreeend”! Non ce la faccio, è più forte di me, cioè va in automatico, giuro.
Ma cos’è il pop? Io la vedo come tutta quell’accozzaglia di Spice Girls, Backstreet Boys, scarpe Pininfarina, Nek, Laura Pausini… Insomma, praticamente per noi freerider è un incubo peggio di quando vai a girare sul tecnico, mette temporali, ci azzecca e ti ritrovi sui sassi viscidi a maledire il giorno in cui non hai scelto di giocare a calcio.
Ecco, in questa taleb@na (si può dire raga? No, perché su un gruppo di trekkingatori merenderos mi è scappato un commento con questa parola e a momenti mi buttano fuori dal feisbook) avversione verso tutto ciò che è pop, in questa faida verso tutto quello che è “accendo la radio e non ci sono i Blink o i Sum4” immaginate, Amici dell’internett, cosa può provare un freerider quando i suoi taleb@nissimi sport diventano pop.

Quando il downhill, il freeride in snow, il surf o la scalata diventano argomento di conversazione dei tuoi colleghi che fino a domenica scorsa dovevano andare all’outlet per farsela passare – perché tutti anelano alla vita eterna, ma poi non sanno cosa fare la domenica – immaginate cazzo, il dramma.
A farla breve raga, il freeride è sempre stato punk e contro. Ve lo dico da mò: cioè tu ti metti la tutina strettina e vai in MTB a fare 2000+ di salitina…? Bene, io mi metto i jeans del liceo con sotto le ginocchiere (perché siamo trasgressivi, ma civili, cit.) e mi butto giù dalla cosa più impestata di sassi rocce e forza di gravità che ho a tiro perché “senza futuro, ma a cazzo duro”.
Prima lo snowboard era punk e cafone. Top, perfetto: voi andate di là e noi di qua. Poi è diventato fenomeno di moda, di massa, “pop”olare: tutti col felpone largo di marca in park a fare dei salterelli stiracchiati tipo “gatto-svegliato-di-soprassalto-che-salta-dalla-finestra-del-bagno”. Ancora top, perfetto: tanto noi ci infiliamo giù per i canaloni in fresca e possiamo continuare a essere quella setta di eletti in cui ci identifichiamo.

Poi una sera, ad una noiosissima cena con la tizia architetta e gli amichetti “bene”, mentre sei così interessato ai discorsi a tavola che guardi ogni tre minuti il forecast delle precipitazioni, le tue orecchie da pastore maremmano odono in lontananza l’amica di lei, che ha visto si e no mezza volta l’azzurra del Grostè e forse è caduta nelle bramose mire di qualche altro drogato di tavola, che parla di linea. “La liiinea in freeride”.
No bambolina o bambolino, tu la Sacra Linea la nomini solo dopo aver sputato sangue e lamine a droppare qualsiasi cosa possibile per almeno 10/15 anni di gavetta. Poi, forse, solo dopo un benevolo cenno di qualcuno più duro di te, puoi miseramente e umilmente dirlo, ma piano piano, shhh che gli dei del freeride non scaglino la loro ira sulla tua stagione…

Eh si, è successo ai pionieri del surf e succede anche a noi oggi. Sarà l’instagramme, saranno le varie Redbull e Monster, ma i nostri sport da “setta dei dannati”, i nostri massonici ed elitari riti di passaggio dal pedale flat all’spd (parlo arabo? hehehe, fatti vostri 😊), stanno crollando uno ad uno a colpi di reel, social, spot, pop.
Lo snowboard è diventato pop. Lo è diventato quando tirava di brutto andare in park, lo rimane ora virando sulla tutona in gore intera e lo zaino col pallone per andare in free. La MTB? Crollata anche lei, a colpi di settimane in montagna da soggiorno climatico estivo che trovano nei pacchetti “all inclusive” dei noleggi il diffondersi e diventare virale (però spostatevi dai landing che se no vi si atterra in testa, damn).

Quelli che ci prendevano per il culo 15 anni fa perché “hai una biciletta che sembra una moto da cross, ma senza il motore”, oggi hanno più foto di noi sui social col casco integrale in MTB. E allora cosa fai? Vuoi fermare il mondo? Vuoi sabotare i sentierini flow dove si fanno le foto i rookie? “Si cazzo vado a prendere la dinamit...”. Ehm… e invece no.
“Every master was once a beginner, every pro was once an amateur”. Se è ineluttabile che i nostri amati sport di nicchia diventino ad uno ad uno “pop”, che sia la normalità che i colleghi che parlavano solo di calcio oggi vadano a fare il surf camp o vadano sui trail con le e-bike, ben venga.
Quando tutto questo non era figo, quando avere la MTB sporca di terra in macchina al sabato sera era da sfigato, quando andavi al mare con le ginocchia sbucciate come un dodicenne e ti prendevano per il culo, quando andare in snow con lo zaino e le ciaspole era da anti-figa, noi abbiamo scelto tutto questo semplicemente perché quei 7 minuti di run dentro al casco erano gli unici 7 maledetti minuti che riempivano il mondo di bellezza.

E se domani sera tutti, usciti da lavoro, tireranno giù dalla macchina la MTB e si spareranno quei 7 maledetti minuti di bellezza, mi sta bene se il prezzo da pagare è che il mio sport sia pop, perché un po’ di bellezza a questo mondo serve davvero, oggi più che mai. E poi alla fine è anche ora che questo Paese lo svecchiamo un po’, che i ragazzini vadano non solo a calcio o a danza, ma in skate, alla scuola MTB, a scalare o in moto da cross, che se guardi gli X Games è la sagra degli Ammerigani, dai.
Da quando il primo pioniere ha preso la prima onda con una tavola da surf, i nostri sport sono sempre stati ammirati e sognati più di altri perché hanno racchiusa in sé un’implicita sfida con i limiti. Puoi metterti un paio di pantaloncini e correre dietro a un pallone, non dico sia semplice e che non ci sia dietro una preparazione sportiva eh, ma non avrà mai quel thrill di buttarti tra le onde, lanciarti giù da una montagna, affidare il tuo corpo agli elementi, alla forza di gravità, contro ogni principio più istintivo di autoconservazione. E questo all’uomo medio fa una fottuta gola e una fottuta paura.
E allora, prova.

Aprite l’instagramme e guardate un po’ di quei mostri sacri che sono diventati leggenda, che hanno portato la propria disciplina al livello successivo. Scommetto due rinvii che anche se non avete mai fatto neppure una ferrata avete visto Free solo, il docufilm di Honnold che si spara in free solo, cioè bello belloccio senza neppure i lacci delle scarpe, i 900 metri di parete verticale di El Capitan, nel parco di Yosemite. Ecco, quello è precisamente portare la disciplina ad un livello talmente successivo da renderla pop.
Poi, vabbè, a volerla fare proprio pop pop pop, ma talmente pop da essere pop porno, bisognerebbe farsi dare un paio di scatoloni di vecchie VHS da qualche amico in fissa da sempre con gli sport da tavola. Una bella VHS di Tony Hawk in skate è più iconica di tutti gli “American Pie” messi insieme, così come una run di Shaun White sulla tavola da snow: praticamente la Gioconda di tutti i winter sports messi assieme.
Come? Ah, preferite il mare, il caldo, le onde e le ragazze in bikini? Ecco allora magari date un’occhiata a un certo tizio che risponde al nome di Kelly Slater. Esatto il tizio a cui hanno dedicato un videogame della play che si chiamava “Kelly Slaters pro surfer”… Suando sei stato contemporaneamente il più giovane campione del mondo di Surf a 20 anni e successivamente il più vecchio a 39 e in mezzo il titolo l’hai portato a casa 11 volte, ecco sì RAGAZZI, forse se la gente sa cos’è il surf, lo dobbiamo anche a te.
Prima di fare la settimana di soggiorno climatico in montagna io fossi in voi perderei 10 minuti a dare un’occhiata a cos’hanno combinato su una bici da downhill dei tizi tipo Sam Hill, Greg Minnaar, Aaron Gwin e Danny Hart (vi prego, velo chiedo come favore personale, guardate la run di quando questo inglesino ha deciso di portare a casa il mondiale 2011 su una pista tanto piena di fango da sembrare il mare della Romagna in agost… Cioè fatelo per me e per i due telecronisti che si stanno ancora riprendendo da allora…).
Ecco poi fate un giro in un noleggio e prendete il pacchetto all inclusive. Ci scommetto la ruota davanti che al terzo giorno state già cercando una DH usata sull’internet. Poi via, casco, cannetta dell’ossigeno al cervello chiusa e giù a cannone, per sette minuti di bellezza.
Ci vediamo in giro, iiiffiuuannabimailoveeer.












