Le Lancia sono glam dal 1906. Le guidavano Marcello Mastroianni e Brigitte Bardot, Claudia Cardinale e il principe Ranieri di Monaco. Nicola Trussardi vi dedicò il suo savoir-faire di stilista in una versione speciale della Beta High Performance Executive.

Evidenze importanti, ma non è solo per questo che le torinesi di Borgo San Paolo conservano un’aura di signorilità sulle loro carrozzerie. Lancia è espressione borghese di eleganza formale, perfezione tecnica, soluzioni raffinate. Un piacere da guidare e da guardare, che ha definito l’essenza stessa del pensato e fatto in Italia rappresentato da un marchio che non dice più la sua dagli Anni 90, dai tempi della Delta e della Thema.

Da qualche tempo gli astri sono tornati ad allinearsi. Prima i cultori, poi i piloti, le piccole factory e infine Stellantis hanno rimesso Lancia sotto i riflettori.

Nel suo bel libro “Io e il Safari”, Miki Biasion rievoca “la sua Africa” percorsa pericolosamente in Delta Integrale, in una struggente memoria di vittorie, sconfitte e amore incondizionato. Addirittura si è scomodato il cinema, a stenderle davanti il tappeto rosso: il 14 marzo uscirà nelle sale italiane “Race for Glory”, interpretato e prodotto da Riccardo Scamarcio nel ruolo di Cesare Fiorio, il direttore sportivo della Squadra Corse Lancia HP. Un tipo che più glam e vincente non si può.

Il film racconta la vittoria della Lancia 037 Rally, l’ultima di una vettura a trazione posteriore, contro il golia Audi Sport Quattro (ruote motrici) nel Mondiale del 1983. Con il minimo sindacale di licenze narrative e, soprattutto, la presenza di tre esemplari della collezione di Max Girardo: il prototipo 001, la mamma di tutte le 037; una Martini Racing ex Henri Toivonen e una Totip.

Più aperitivi per tutti: Lancia vanta ancora il palmarès più lussureggiante nei Rally e il primato di aver associato un’istituzione globale del cocktail alla polvere delle prove speciali, in un’espressione grafica ed estetica strepitosa. Sempre Lancia vanta l’esclusività di aver legato i suoi modelli all’alfabeto greco, in un richiamo alla letteratura classica e all’armonia arcadica neppure troppo velato.

Oltre ai film, ultimamente si tornano anche a vedere automobili di assoluta considerazione. O che comunque si sforzano di riproporre il connubio fra il marchio torinese e una certa italianità di rango. L’operazione very milanese della nuova Lancia Ypsilon “1 di 1906” in edizione limitata Cassina porta un valore aggiunto di glam e comfort all’utilitaria che segna l’ingresso nella mobilità elettrica, già annunciata dal concept Pu+Ra HPE.

Pur pagando tributo all’economia globale Stellantis – condivide la piattaforma CMP con Opel Corsa e Peugeot 208 – la Ypsilon ritrova la classe delle edizioni speciali della Y10, nata Autobianchi, con dettagli di stile che non passano inosservati: il morbido abito blu zaffiro è coordinato agli interni con sedili in velluto a cannelloni.

Essendo Cassina, non può mancare il tavolino, il primo mai visto all’interno di una vettura sotto i quattro metri di lunghezza. L’ecosistema del design multisensoriale è completato dal sistema di infotainment Sala (Sound Air Light Augmentation, per una volta il sindaco di Milano non c’entra), valorizzato dalla silenziosità elettrica e in prima assoluta su una vettura di produzione Stellantis.

A fare da contrappeso alla leggerezza della Ypsilon, ci sono ancora le Lancia che emergono dal passato e amano il sound ringhioso delle meccaniche da corsa. Sono restomod come la Delta Safarista di Amos Automobili, tratteggiata con gusto e misura dallo studio BorromeoDeSilva. Rispetto alla prima Futurista, la Safarista porta il concetto sugli sterrati, in un livello ulteriore di performance e piacere di guida.

Un animale da misto pronto a dare il meglio quando è “circondata da incredibili contesti naturalistici come i laghi ghiacciati della Svezia e le dune dell’Arabia“. C’è da crederci, perché il look è funzionale: le forme delle portiere, il design e l’assetto sono stati rivisti per il rally. E poi sedili in carbonio, roll cage, cambio sequenziale a 5 marce, motore 4 cilindri aggiornato con un nuovo sistema di raffreddamento, sospensioni e freni Brembo da competizione. Totale: 400 cv e 570.000 euro più IVA. L’auto donatrice, una Lancia Delta Integrale 16V, non è compresa nel prezzo, ma sono quisquilie per un instant classic da collezionisti.

 

Sempre entro un’ora di volante da Torino, Kimera Automobili presenta la EVO38, l’ultima evoluzione di un concetto di vetture analogiche ispirate alla Lancia 037 – tutto torna, no? Anche la EVO38 è un’auto sportiva, costruita a mano nell’atelier dell’imprenditore ed ex pilota di rally Luca Betti (ne abbiamo parlato QUI) in numeri piccolissimi, per la pura libidine di guidare senza filtri.

Un’espressione tecnica e stilistica moderna senza essere forzatamente passatista, figlia delle Lancia da Rally ed Endurance degli anni 70 e 80. Rispetto alla EVO37, la 38 diventa “integrale” con la trazione a quattro ruote motrici, che vanta un sofisticato sistema di controllo della ripartizione e del blocco elettroidraulico dei differenziali.

E se credete che le Lancia siano un’ossessione tutta italiana, siete fuori strada. Il tuner tedesco Manhart Classic Cars ha apparecchiato il suo restomod della Lancia Delta HF Integrale con pragmatismo sassone. Sotto le forme scolpite in grigio grafite con lettering esagerato, ecco gli interni e i sedili in un mix di pelle e Alcantara, per una Delta dal glamour ruvido che presenta un bombardamento di aggiornamenti sul 4 cilindri 2 litri. Dai 200 di serie, la potenza impenna a 375 cv con coppia massima di 550 Nm.

Perché, pensavate che il glamour fosse solo una questione di lustrini?