Tema del mese: funky. È facile dai, insomma, funky è quella cosa che praticamente come se fosse antani. Cioè dai, vedi una cosa e dici “è funky!” ma è chiaro! Cioè funky è funky dai… su.

Mentre apprendo da fonti certe che funky è tutto ciò che c’entra con movimento, ritmo ed eccitazione, ma solo dopo che i gattini si sono rincorsi per un bel po’ nella mia testolina, mi viene in mente: “Ma pensa te quei poveretti che quando parlo tutto convinto di tavole, mtb, scrubbare, droppare e limonare non ci capiscono un’acca e mi seguono come io seguo le Wheelzgirl mentre penso ai gattini…”.

E allora SBAMM, ecco l’idea: un piccolo prontuario vademecum da custodire gelosamente di termini slang aulici degli action sport.

Allora, first of all… Comunità fa rima con identità (trallallero trallallà) e cosa definisce più di tutto il codice identitario di una comunità? Eeeeh, ma abbiamo fatto le scuole alte eh, Alex? (yes, secondo piano, ndr!). Comunque, il linguaggio. Non c’è cosa più identitaria del linguaggio per appartenere ad una comunità. Ovvero, se non capisci un c@zzo di quello che diciamo, non fai parte di noi, easy.

Al contrario, se hai comprato ieri la mullet (non sai cos’è, vero? Ovvio, ma tranky/funky, per rimanere in tema, tra poco lo saprai) e anche se non sai droppare (??) vorresti far parte della crew (???) dei rider (no questo lo devi sapere, dai) magari, dico magari, se spiaccichi due parole di slang hai una mezza possibilità di poterti quasi atteggiare a esperto e navigato rider anche te. Ma no, per l’amor di Dio, non fate il taglio Anni 80 che di problemi ne abbiamo già abbastanza: MULLET NON È QUELLO.

Allora, iniziamo dalla base. Ci sono termini abbastanza semplici che sono trasversali al 97% delle comunità di action sports, partiamo!

Innanzitutto, CREW: “banda”, “equipaggio”. La crew è la compagnia, spesso locale, degli appassionati dell’action sport “XXX” (dove “XXX” sta per “generico”, non è un altro sport che non conoscevi: dai su che è tardi, ho sonno e l’argomento è già di per sé complesso).

Lo potresti usare al posto di comunità, praticamente è un sinonimo, solo che fa molto meno effetto “documentario sui ccciovani” del Tg2 e ancor meno disagio. Da usare con parsimonia e solo a distanza: boh non so, ai rider spesso becca male se ti presenti con “cioè voi siete la crew…”. Suona un po’ come andare dalla bellona nel locale e dirle: “hey ciao, ti va di fare quattro salti?”. Boh, di solito son schiaffi o comunque due di picche grossi come badili. Non so a voi come va, let me know, nel caso.

Ah, ecco. Altre due robette molto trasversali sono sicuramente LOCAL e SPOT. Sono termini mooolto originari del surf e indicano rispettivamente un rider del posto o che frequenta quel posto in modo abbastanza assiduo da far parte del gruppo dei local, e “quel posto”, ovvero il punto preciso dove si formano le onde giuste o dove c’è quella panchina da OLLARE (saltare) in skate ecc ecc.

Ah, ps: tipo metà delle parole di slang degli action derivano dal surf. Effettivamente è da qualche secolo che questi signori si sbattono a remare sulle onde e inventare robe tipo lo skate per le giornate di FLAT (leggi: giornate senza onde) che qualcosina è giusto riconoscerlo eh.

Ecco, un’altra robetta che viene dal surf è l’ALOHA (o SHAKA) il saluto che si fa con il pollice e il mignolo alzati. È Hawaiano e avrebbe tutto un significato ancestrale di pace-amore-benessere interiore-frikkettonerie e trallonzerie varie più un incensino da bruciare, ma lo puoi tradurre tipo in un “stai tranquillo”. Se allungano molto la a finale tipo “Alohaaa”, invece, è la bella del locale di cui sopra che vi pianta un due di picche, sappiatelo.

Ok, già che ci siamo, piccolo focus sulle tavole: LONGBOARD, che si parli di skate o di surf, è una tavola lunga. NOSE e TAIL sono la punta e la coda di una tavola, che sia surf, snow, skate (es, punta il nose, carica il tail ecc ecc).

OLLARE (che si dice anche in MTB, abbreviazione di mountain bike), è più precisamente quando schiacci verso terra il mezzo (tavola, bici…) per ricevere una spinta verso l’alto (fisica, scuole alte) che, unita alla velocità (quantità di moto, inerzia ecc ecc) ti fa andare in alto e in avanti, superando un ostacolo.

Bene, veniamo alla mia preferita: DROPPARE. Droppare sarebbe l’italianizzazione del termine inglese “to drop”, cadere, far cadere, lasciar cadere. “Drop the bomb” è tipo “sganciare la bomba”.

Gli action sports hanno tutti in comune una cosa: serve l’energia della gravità (l’unica legge che non ho infranto, ma ci stiamo lavorando, sempre ndr). Ecco, “droppare” è quando in MTB sei sul filo di un pendio abbastanza cazzuto (leggi: CLIFF, rocce) e hoppp, dai quel colpetto di reni per staccarti un millimetro dal bordo e cadere dentro quel budello di rocce, sudore e radici che ti spinge a 8G di accelerazione per schizzare fuori come un razzo alla fine della linea. Idem con lo snowboard.

Sei sul bordo del cliff, della discesa di freeride più cazzuta della storia, guardi giù, respiri, saltello e buuum, baby! Giù a disegnare una linea che neanche Beethoven col pentagramma e Michelangelo col pennellino sono riusciti a fare di meglio.

Ecco, a riguardo del droppare, dato il periodo abbastanza nero della storia in cui viviamo, vorrei fare un piccolo appello ai Signori delle alte sfere della politica che sicuramente leggono Wheelz. Ragazzi, noi freerider diciamo spesso DROP CLIFFS NOT BOMBS, vi andrebbe di provare? Bon, la mia grande buona azione del semestre l’ho fatta e possiamo tornare al piccolo vademecum.

Oh, bene, altri termini che mi stanno particolarmente a cuore: FREERIDE e FREESTYLE.

Vabbè ormai nel 2024 freestyle è entrato un po’ dappertutto ed è usato un po’ dappertutto quindi è abbastanza easy da capire. Nello specifico, in tutti gli action sports, il freestyle è quella cosa che: fai un salto, ti fermi a mezz’aria a fare dei versi come se ti fosse entrata un’ape nei boxer, riatterri in modo composto sulla cosa che hai usato per saltare, fine. Questo è il freestyle.

Il freeride come concetto è molto più legato alla linea, su cui faremo un’opportuna digressione fra due secondi. Freeride, in qualsiasi action, si riassume in: “non me ne frega un cazzo del cronometro, non me ne frega un cazzo dell’ape nei boxer, io guardavo davanti a me, ho visto 4 cespugli e 2 scogli e ho deciso di saltarli girandoci intorno o sopra o sotto. E non me ne frega neanche se la mia idea ti piace, io ho visto una linea e mi son innamorato”.

Ecco, vabbè, cosa vi posso aggiungere? Ok, in snowboard per fare freeride normalmente si va in zone un po’ remote, dove non c’è la pista obbligata, la traccia. In MTB, ad esempio, è simile al DOWNHILL (che è una MTB che voleva fare la moto da cross, ma non ce l’ha fatta), ma meno esasperata sulla difficoltà, senza il giudizio del cronometro.

È una roba un po’ edonista, un po’ metafisica, un po’ boh. Cioè comunque avete provato a cercare sull’internett la parola “edonista”? “Persona che fonda sul piacere i propri principi”. No vabbè, ma che freeriderata è?

Ah, piccolo tip su uso e abuso di slang. Se avete comprato ieri una tavola da snow, avete fatto 2 ore di lezione col tizio/a che vi ha portato in montagna per limonarvi e gestite si e no la discesa a foglia, evitate di dire a cena tra freerider robe tipo “cioè cazzo figa, la LIIIINEAAA”, perché beccare una forchettata da un commensale è un attimo eh, così.

Ecco, su per giù questa era una micropanoramica dei termini un po’ trasversali alle varie discipline. Ce ne sono altri (alcuni milioni, per esser esatti) ma sono abbastanza intuitivi e poi mica posso dirvi tutto tutto eh, se no poi sembrate POSER se sapete i termini prima di esservi rotti almeno qualcosina  cadendo. TRY, FALL, REPEAT.

Pronti? Ecco una carrellata veloce di termini. Vamos Pedro, Vamooos!

DAL SURF

Come detto, è praticamente il più antico action esistente, padre di tante tante tante belle cose. Oltre ai già citati droppare (occhio a droppare l’onda che palesemente doveva prendere un altro, specialmente se local e dello spot, perché finisce a schifio gente) e freestyle ecc, importante sapere cos’è la LINE-UP, ovvero la linea dove l’occhio esperto del surfista esperto (non io, non noi, insomma) fiuta che parta l’onda e dove si posizionano tutti. Tu li vedi lì e non capisci perché, ma con nonchalance ti posizioni in zona, come uno che sa quello che fa e ti guardi attorno galleggiando, tipo gabbianella.

SHAPER, ovvero quello che le tavole le fa, e son proprio belle, le sue.

TUBE/TUBO, “cavità” surfabile che crea l’onda avvolgendosi su se stessa prima di infrangersi. “Oggi ho preso il mio primo tubo” (cit.).

DUCK DIVE, quando il surfista mentre raggiunge la line-up si immerge assieme alla tavola per non esser spinto indietro dalle onde.

POINT BREAK, oltre ad essere il titolo DEL FILM, perché tutto il resto della storia della cinematografia è serie b, significa anche punto di rottura delle onde, quel punto in cui, tecnicamente, si infrangono.

Vabbè per il surf, finché non prenderemo delle BIG (quelle grosse vere), direi che per un po’ siamo a posto, passiamo alla MTB.

DALLA MTB

Allora, partiamo dalle basi: abbiamo preso una MTB, andiamo dai rider della crew e diciamo “oh, ho appena preso la MTB!”. E loro “wow, figo (funky?), ma è una FRONT o una FULL?”. Ecco, ecco che lo scenario di limonare la biondina freeride dopo una SESSION (no non vai a girare in bici oggi pomeriggio, vai a fare una SESSION, chiaro?) si infrange contro il cartellone pubblicitario della Decathlon con l’impiegato che va al lavoro in cravatta col caschetto.

Tranquilli, c’è ancora speranza: front è semplicemente la MTB che ha l’ammortizzatore solo sulla forcella davanti (quella che assomiglia esattamente a quella che zia Assunta vi ha regalato per la comunione) e full è quella con un po’ di robe strane sotto alla sella vicino ai pedali e che quando ti siedi fa “fsscc, pff” e si abbassa. Si, è un ammortizzatore e serve a fare cose bellissime che ti fanno salire di rating sociale nella crew e forse, dico forse, limonare.

Poi ci sono dieci mila milioni di tipi di front e di full, ma poi a giugno di che c@zzo vi parlo, e quindi prendetela per buona: front da tutine (leggi: quelli vestiti attillati che sudano, mangiano barrette e pedalano in salita), full da rozzi (leggi: quelli vestiti sporchi che sudano in discesa, spesso puzzano, bevono moltissima birra, ma sono simpatici e hanno anche dei difetti).

Ah, poi sentirete anche un sacco di termini che, in linea di massima, più sono corti, più ci scommetto un gin tonic che sono riferiti al formato della ruota: 26, 27.5, 29 o 29er. Tranquilli, sono solo i pollici di diametro.

I 29er li abbiamo presi per il culo una vita con i meme con le bici con la ruotona del 1800 quando giravamo con le 26. Poi abbiamo scoperto che la ruota più grossa davanti mangia meglio gli ostacoli e ops… vabbè. Poi abbiamo optato un po’ tutti per la MX, ovvero la MULLET, cioè quella che monta formati diversi, 29 davanti e 27.5 dietro. No, vi prego, vi scongiuro, nessun riferimento al sopracitato taglio Anni 80. Cioè, ma lo sapevate che in Italia si chiamava “taglio alla triglia”?

Ci son un’altra discreta carrellata di termini slang tipo WHIPPARE, ovvero girare la bici a 90 gradi mentre si è in aria, SCRUBBARE, cioè piegarla quel secondo prima di staccare da terra e stenderla in modo da “pelare” la cresta del salto, ma noi siamo al palo del cartello della Deca, quello sopra, con l’omino che va al lavoro col caschetto. E prima di whippare coi localz ne dobbiamo mangiare di CROSTINI (si, lo so che sapete cosa sono…).

Alla fine, è così, è FUNKY. Praticamente, COME SE FOSSE ANTANI.