Avete letto l’editoriale di giugno? Parla di flow, lasciar fluire, scorrere.
E profuma d’estate, di voglia di partire. La stessa che mi ha letteralmente travolta non appena ho piazzato le mani sul volante della Omoda 9 SHS, in una giornata piena di sole tra le strade del Vino della Franciacorta.

Le premesse sono buone: un brand giovanissimo, con tanta volontà di fare e una valanga di idee ben chiare su come farlo.

Partiamo subito dagli interni di questo SUV di lusso, perché a mio avviso sono assolutamente il pezzo forte della questione: spazio e luce infiniti, anche per i passeggeri posteriori che possono regolarsi la seduta in ventordicimila posizioni.
Tetto panoramico, rivestimenti in vera pelle Nappa, sedili areati, massaggianti e riscaldabili: praticamente una vera SPA su ruote.

La chicca? Due dei quattordici altoparlanti dell’impianto stereo SONY sono sul poggiatesta di chi guida, con funzioni modulabili per decidere cosa sentire (musica, indicazioni…) e se estenderlo al resto della vettura o meno.

Anche la scelta di non usare formaldeide in nessuno dei componenti dell’abitacolo dimostra l’impegno messo in campo da Omoda per offrire il massimo del comfort, anche nel dettaglio più nascosto.
Beh, missione compiuta. A bordo della Omoda 9 si sta come in un salotto e non è la solita metafora buttata lì da noi tester: qui il rischio di non voler scendere mai è davvero alto.

 

Tra le mille peculiarità della 9, sapete quale apprezzo di più? Qualcosa di cui dovrei parlare alla fine, come tradizione vuole, ma che voglio invece buttare subito qui perché davvero rara e a mio avviso apprezzabile: il listino.

Avete presente i prezzi delle auto moderne? Un ginepraio di numeri, colori, optional, allestimenti. C’è da perderci le ore… Ma non con lei. Omoda 9 ve la portate a casa così: full optional, 51.900 euro chiavi in mano e con tutto quello che si possa desiderare su una vettura che dovrà accompagnarci nella vita di tutti i giorni, ma anche – volendo – dall’altra parte del mondo per il viaggio della vita.

Scegli: uno dei quattro colori per la carrozzeria, uno tra i due colori per gli interni, ed è tua. Senza mal di testa.

Sì, ma la sicurezza? Gli ADAS? Ce ne sono 30, più telecamere, parcheggio autonomo, quadro strumenti e infotainment con doppi schermi da 12,3 pollici, head-up display in realtà aumentata, Apple CarPlay e Android Auto. No, non troverete qualcosa che le manca, credete a me.

E come si guida? Nonostante le dimensioni da yatch su strada, lo sterzo diretto e intuitivo rende la Omoda 9 più che piacevole da guidare, senza rollii o fastidi grazie a un buon lavoro di distribuzione delle masse. Il mix di motore termico e motori elettrici porta la potenza a 537 cavalli, con 650 Nm di coppia, che si traducono nella capacità di accelerare da 0 a 100 in 4,9 secondi.

Niente male per un bestione così che, difatti, si rivela non poco divertente e sorprendentemente scattante, ma anche stabile e guidabile tra le curve, se non andiamo a chiederle più di quel che le sue due tonnellate e passa sono in grado di gestire, tenendo conto anche del fatto che su Omoda 9 tutto è tarato a beneficio del comfort, non certo della guida sportiva.
Per godersela davvero bisogna lasciarla scorrere, senza forzare troppo la mano.

Il sistema Super Hybrid è composto da un motore benzina 1.5 TGDi e tre motori elettrici, con trazione integrale intelligente e un’autonomia complessiva che si aggira – o può superare – i 1000 chilometri.
Sì, mille, e magari anche qualcuno in più, se fate i bravi con l’acceleratore.

La batteria da 34,46 kWh consente di viaggiarsela mica poco anche in modalità 100% elettrica: fino a 145 chilometri nel ciclo misto e 180 chilometri in ambito urbano: significa che ci fate casa-lavoro un’infinità di volte e vi dimenticate del benzinaio per un bel po’.

Cosa manca? Il design. Cosa su cui non amo particolarmente mettere becco perché i gusti sono insindacabilmente personali e comunque su un SUV di segmento D non è che ci si possa inventare chissà cosa.

Ma, anche qui, la 9 ha un asso nella manica e la sua da dire: le linee filanti e muscolose sono create dai designer secondo la regola delle proporzioni auree, numeri irrazionali che danno vita a forme inconsciamente attraenti per l’occhio umano.
Qualche esempio? Il Partenone, la maschera di Tutankhamon e la conchiglia del Nautilus, esempio di sezione aurea in natura.

Il cliente tipo di Omoda è giovane, amante della moda e attento alle tendenze e ai dettagli.
E che in Omoda Jaecoo siano molto sicuri del fatto loro, lo dimostrano le garanzie offerte sulla vettura: 7 anni di garanzia o 150.000 chilometri, 8 anni o 160.000 chilometri su componenti EV, ossia batteria, motori elettrici e centraline, 12 anni contro la corrosione, 3 sulla verniciatura e 10 anni di disponibilità dei ricambi.

What else?

In chiusura, spenderei due parole due sul marchio proprio perché molto giovane – in Italia da solo un anno – e forse ancora poco conosciuto, anche se forte di 6000 vetture già vendute nel nostro Paese.

Omoda & Jaecoo sono un unico brand, ma con due distinte linee di automobili. Il marchio appartiene al gruppo Chery, un colosso da 2,4 milioni di vetture prodotte e primo gruppo automotive cinese per esportazioni nel mondo. Fondata nel 1997 con headquarter a Wuhu, arriva ora a gamba tesa sul mercato italiano proponendo soluzioni di mobilità che spaziano dai tradizionali motori termici, passando a soluzioni elettrificate super hybrid e 100% elettriche.

Spoiler: arriverà una piccolina tutto pepe, la Omoda 3, che avrà molto da dire in ambito urbano. Attendiamo…

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