1964. Detto così non sembra un anno memorabile. Se chiedi a una persona cosa ricorda del ’64 probabilmente ti guarderà come io guardo chi mi saluta alle 8 del mattino, con la tipica espressione da “amico, problemi?” stampata in faccia. Il ’64 non è (tristemente) famoso come il ’63, quando il mondo assiste attonito all’attentato a JFK. Non è ricordato come il ’68 con le sue rivoluzioni giovanili, né magico come il ‘69 (per Woodstock, che so già a cosa pensavate voi maliziosi…). Insomma, il ’64 non se lo fila nessuno.

Io però penso sia un anno sottovalutato. Il 1964 è stato l’anno d’inizio della British Invasion, con lo sbarco clamoroso di Beatles e Rolling Stones negli States. Ha visto l’esordio degli Yardbirds (ah, non li conoscete? Vi basti sapere che hanno annoverato tra le loro fila Eric Clapton, Jeff Beck e Jimmy Page). I Kinks con You really got me regalavano una prima sferzata metal alla musica rock. Date un’occhiata alla playlist qui sotto per farvi un’idea… Gli USA iniziavano quella guerra del Vietnam che avrebbe cambiato per sempre il volto di un’intera generazione.

E visto che parliamo di motor culture, il 1964 è stato anche l’anno in cui è nata quella che probabilmente è la più iconica, famosa e apprezzata auto sportiva americana. È in quell’anno che Ford estrae dal cilindro la Mustang, la vettura che più si avvicina al concetto di Funky. La Ford Mustang è rivoluzione, libertà, follia. È sfrecciare su una desolata highway con un poderoso V8 ad accompagnarti con la sua voce rauca.

La Mustang nasce da un’idea (all’inizio nemmeno tanto apprezzata dai vertici Ford, a dire il vero) di Lee Iacocca, manager della casa di Dearborn, che insieme a Donald N. Frey (suo assistente e ingegnere capo del progetto) supervisionò lo sviluppo complessivo dell’auto in soli 18 mesi, creando una sportiva a basso costo dedicata ai babyboomer, i ventenni del post-Seconda Guerra mondiale.

La definirono una pony car perché, rispetto alle sportive dell’epoca, era snella e muscolosa, agile, con motori compatti (per gli standard a stelle e strisce, ovviamente) e, appunto, con un costo abbordabile.

I due dovettero fare i conti con i “paletti” messi dai boss di Deadborn, ossia budget ridotto e tempi di progettazione e realizzazione molto ristretti. Ebbene, si dettero parecchio da fare e, utilizzando componenti di altri modelli già in produzione e il pianale della Ford Falcon (dopo qualche prototipo poco felice, va detto), in poco tempo partorirono la loro creatura. Una vettura sportiva ma non estrema, disponibile in versione coupé e convertible, lunga 4.60 per 1.78 di larghezza, 4 posti e finiture di ottima qualità a un prezzo di attacco inferiore ai 3.000 dollari. La equipaggiarono con un motore 2.8 da 105 cv.

Il 17 aprile 1964 venne così presentata la Ford Mustang I T5 e il successo fu clamoroso, con ben 20.000 ordini nel primo giorno di vendita. Fu apprezzatissima anche dal pubblico femminile, al quale fu dedicata una campagna pubblicitaria su riviste dedicate. Nel giro di un anno arrivò la prima novità con l’introduzione della Fastback, una coupé dal posteriore particolarmente sfuggente che ancora oggi è una delle versioni più apprezzate.

Sempre nel 1965 arrivarono anche le prime “ignoranti” come la GT 350, mossa da un 4.7 V8 Windsor da 310 cv ed elaborata da quel genio di Carrol Shelby, che firmerà le versioni più estreme della sportiva negli anni a venire. A proposito di Fastback, la più celebre è sicuramente la GT390 Fastback in Dark Highland Green del 1968 guidata da Steve McQueen per le strade di San Francisco nella celebre scena dell’inseguimento nel film “Bullitt”.

E per restare nel mondo del cinema, chi non ricorda la GT500 del 1967? Era la famosa Eleanor del film “Fuori in 60 secondi” con Nicholas Cage (pellicola tutt’altro che indimenticabile, ma la Shelby vale assolutamente la visione). 7.0 litri V8 e 450 cv di pura arroganza in salsa yankee, basti pensare che il motore era parente molto stretto di quello della GT40 impegnata a LeMans.

La vettura rimase a listino fino al 1973 con diverse evoluzioni estetiche e tecniche, ma sempre sulla stessa base. Il primo vero restyling è datato 1967 e portò all’introduzione dei nuovi motori BigBlock da 6.4 e 325 cv.

Intorno al 1970, poi, nacquero quelle che ancora oggi sono per me lo stato dell’arte della Mustang, la versione (baby) Boss 302, mossa da un 4.9 da 294 cv e la mostruosa Boss 429 con un terrificante V8 7.0 da circa 380 cv e 62kgm di coppia. Inutile dire che, vista la cubatura da camion, questi motori, nelle mani di sapiente meccanici, potevano tranquillamente raggiungere potenze che l’Apollo 13 muto… Erano versioni speciali create ed omologate anche per poter correre nei campionati Nascar e Trans-Am.

Ah, se per caso vi venisse il prurito, oggi il valore di una Boss 429 del 69-70 supera tranquillamente i 350.000 euro. Ma se volete ammirarne una in action, prendete il telecomando: Keanu Reeves guida una Mustang Boss 429 del ’69 in John Wick 4!

Fu così che la piccola pony car divenne un cavallo selvaggio capace di rivaleggiare con le più amate muscle car, come la Charger R/T o la Chevelle SS.

La versione successiva, denominata Mustang II e prodotta dal 1974 subì però un importante ridimensionamento tecnico ed estetico (diciamo che non è la preferita dagli appassionati), con una riduzione della cubatura dei motori (anche a causa della crisi petrolifera).

Ebbe comunque un buon successo di vendita perché, dopo le pirotecniche evoluzioni degli Anni 60, tornò all’idea originale di essere una vettura sportiva, ma accessibile. I motori erano principalmente a 4 e 6 cilindri, con l’introduzione di un V8 da 4.9 cc nel 1975 per accontentare gli sportivi del brand, che lamentavano le ridotte prestazioni dei motori più compatti.

Nel 1979 vide la luce la Mustang III, con un’estetica più accattivante anche se più snella. Inizialmente prodotta con la stessa logica commerciale della II, vide nel tempo l’introduzione delle versioni GT e di motori V8, che riportarono la Mustang nel mondo delle muscle car, anche se lontane dallo sfarzo di un tempo.

Questa versione rischiò di essere anche l’ultima, in quanto i vertici Ford, complice il calo di vendite, pensarono di mettere la parola fine alla produzione di Mustang. Ma, inaspettatamente, il pubblico insorse in difesa dell’amata e nel 1994 nacque finalmente la 4° versione. Grazie ad un’estetica moderna e aggressiva e all’introduzioni di versioni speciali come la Cobra e la GT, la 4° serie ebbe un ottimo successo e festeggiò i 40 anni di vita con una limited rossa con finiture dorate.

Arriva il 2005 e con esso Mustang si rinnova con diversi richiami alle prime versioni Fastback, seppur decisamente vitaminizzate. La Mustang V è stata forse la prima che ha avuto davvero un successo globale, anche grazie a soluzioni tecniche più “europee” che enfatizzavano il piacere di guida, come le sospensioni McPherson.

Anche la “V” ha avuto ovviamente il suo battesimo cinematografico: alla guida c’erano due pezzi da 90 come Will Smith nel film “Io sono leggenda, che sfreccia in una New York deserta alla guida di una Mustang Shelby GT 500 del 2008, e il magnetico Ryan Gosling nel magnifico Drive che drifta con nonchalance su una GT 5.0 del 2011.

Ma siamo nell’era della globalizzazione e anche Ford con la Mustang si adegua. Nel 2015, infatti, esce la Mustang VI, la prima progettata per il mercato globale (viene addirittura prodotta con la guida a destra di primo equipaggiamento per Australia e Gran Bretagna) e ancora più votata al piacere di guida, con nuove sospensioni Multilink al posto dello storico ponte rigido posteriore (che faceva molto quarto di miglio).

Per venire incontro alle nuove norme antinquinamento, inoltre, sulla nuova Mustang viene montato un motore 4 cilindri 2.3 Ecoboost da 315 cv (se ascoltate con attenzione lo sentite ancora l’eco dei “Noooooooooo” dei puristi), seguito fortunatamente da un V6 da 3.7 Cyclone da 310 cv e dall’onnipresente V8 5.0 Coyote da 435 cv.

Va da sé che negli anni si sono susseguite svariate versioni speciali Shelby (GT350-GT350R e la mostruosa GT500 da 760 cv) oltre alla Bullitt (rigorosamente in Dark Highland Green e ben 480 cv) e alla Mach 1, che rendevano omaggio a due modelli iconici del passato.

L’inaspettata evoluzione è datata 2022 e vede un maquillage abbastanza leggero alla carrozzeria (grazie anche al successo della precedente versione), ma un’importante innovazione a livello tecnico con il lancio della nuova Mach-E. Un suv sportivo basato su una piattaforma dedicata e mossa da un motore completamente elettrico con potenze fino a 487 cv e quasi 600 km di autonomia. Sì lo so, Mustang ed elettrico nella stessa frase possono sembrare un’eresia, ma ragazzi, il mondo va avanti e qualche pinguino va salvato.

Ad ogni modo, il brand non ha smesso di regalarci emozioni dal gusto endotermico e proprio quest’anno ha presentato la nuova generazione Mustang, che unisce la passione di noi vecchi caproni nostalgici per il possente V8 5.0 Coyote ad un design retro-futuristico che porta l’esperienza di guida nella dimensione digitale, grazie a un cockpit che si avvale dell’ Unreal Engine, motore grafico molto popolare nel mondo del gaming. 

La nuova Mustang mantiene, come da tradizione, la doppia configurazione fastback e convertibile, ma quella che tutti aspettiamo veramente è la versione Dark Horse da 453 cv. Versione stradale sulla quale è costruito il programma Motorsport Mustang, la “più veloce di sempre” presenta elementi di design esclusivi che ne mettono in risalto il pedigree prestazionale: un ampio spoiler posteriore fisso d’ispirazione racing, minigonne laterali e diffusore posteriore che esaltano le prestazioni aerodinamiche. Un’ottima ragione per vivere in hype il 2024, almeno finché non terremo il suo volante tra le mani… Stay Tuned!