Ce ne sono – e ce ne sono state – di automobili pop. Ma provate a dirmi che, pensandoci, tra le prime non vi salta in mente una coloratissima e cazzutissima Ford Mustang

Nata proprio per soddisfare le esigenze prestazionali senza sforare nel dispendioso mondo delle hypercar, l’americanona negli Anni 60 ha aperto le intriganti porte della cavalleria a un più ampio range di automobilisti, diventando istantaneamente popolare. E, nel tempo, una vera icona pop, oltre che di stile. Senza troppi fronzoli, immediatamente riconoscibile, non ha mai avuto bisogno di nulla più che una manciata di HP, un esagerato numero di cilindri sotto al cofano e nastri d’asfalto rovente da divorare.

A ben pensarci, al di là delle edizioni speciali snocciolate nel tempo da Ford, la Mustang non è quasi mai oggetto di customizzazione da parte dei proprietari: un colore acceso e due strisce che la accarezzano da parte a parte e il gioco è fatto, proprio come nel progetto iniziale, voluto dal designer Iacocca: poche balle e tanta sostanza.

Da lì in poi è stato tutto un tripudio di set cinematografici, fama e celebri owners. Risulta quasi banale, ma inevitabile, citare Steve McQueen in Bullitt con la GT390 Fastback del 1968 Dark Highland Green. Le auto utilizzate per le riprese erano due: una guidata da McQueen e una abilmente kittata tra roll-bar e sospensioni ultra-rinforzate, nelle sapienti mani dello stunt Bud Ekins, goliardicamente ribattezzata Jumper.

Entrambe le auto scomparvero subito dopo l’uscita della pellicola, per poi saltar fuori di nuovo non molti anni fa: la Jumper abbandonata in Messico e l’originale nascosta nel New Jersey, poi fortunatamente recuperata, restaurata da Ford e venduta all’asta per “appena” 3.7 milioni di dollari (!). Nel 2019 il brand americano ha celebrato i 50 anni del film con una special edition da 475 cavalli. Appena 68 esemplari. Così, tanto per festeggiare…

A seguire, sono innumerevoli le apparizioni dello stallone in corsa sul grande schermo: la Eleanor del 1971 di Fuori in 60 secondi, la Mach 1 dello stesso anno in 007 Una cascata di diamanti e, più di recente, la Shelby GT-500 guidata da Will Smith in Io sono leggenda o la GT 5.0 Coupé nelle mani di Ryan Gosling in Drive. Non una Mustang, ma una Falcon, il modello da cui deriva e quindi comunque degna di menzione, diventa leggenda come Interceptor in Mad Max.

Chiudendo il capitolo cinema, pur avendolo solo sbirciato in superficie, ritroviamo la nostra muscle car nella real life nelle mani di diversi personaggi decisamente pop, a partire da Tom Cruise, rinomato amante di motori performanti che ne ha avute ben due. E poi Brad Pitt, Bruce Willis (che ha scelto l’iconica Shelby GT500), Jim Morrison con la Shelby donatagli dalla sua casa discografica e poi scomparsa nel nulla, forse in California (pare sia un vizio delle Mustang svanire senza dare spiegazioni…).

Orgoglioso della sua Convertible personalizzata al punto da utilizzarla nei suoi video, Eminem è un altro esponente di questa diffusa passione, insieme a Nelly che si è aggiudicato e customizzato una serie limitata 5.0.

Senz’ombra di dubbio il marchio a stelle e strisce riscuote un grande successo anche in Italia, dove giusto qualche settimana fa oltre 150 soci del Mustang Club of Italy, fieri possessori dei più svariati modelli dagli albori ad oggi, si sono avvicendati tra i cordoli dell’Autodromo di Modena in un evento variegato fatto di passione, velocità, musica e buon cibo, che ha voluto festeggiare i 60 anni – appena compiuti e decisamente ben portati – del marchio.

Il Club, nato nel 2007, conta centinaia di iscritti che condividono la passione per il brand americano. Musica a tema, american BBQ, le portabandiera della settima generazione in grande spolvero e pronte a macinare chilometri in pista: la GT e la Dark Horse, entrambe con l’asso nella manica del V8 Coyote da 5 litri e 453 HP sotto al cofano.

Certamente a loro agio nelle infinite strade dei grandi parchi americani, non si tirano indietro nemmeno in pista, dove risulta più godurioso scaricare la cavalleria poderosa. La GT, proposta in 12 colorazioni, è disponibile nelle declinazioni fastback e cabrio. La Dark Horse è facilmente riconoscibile per l’arrogante alettone, il logo dedicato anodizzato, il volante con base piatta rivestito in pelle di camoscio. Gli interni sono di un elegante blu indaco, con dettagli anodizzati e cambio manuale TREMEC a sei rapporti. Il pomello è una vera chicca: una sfera blu in titanio stampata in 3D.

E a proposito di chicche, momento di grande gasamento: nel turbinio dei giri in pista e dei cambi auto mi ritrovo ai box con le chiappe su una Mustang Race, fasciata dalle cinture di sicurezza a bretella e con una plancia minimal, ma minimal che più minimal non si può. Cosa devo farci io con questo aeroplano? Un giro di pista, ok.

Mani sul volante, sedile in posizione, piede sul pedale della frizion… ehm no, non ci arrivo al pedale della frizione e il sedile è già “tutto sotto”. Peccato, non posso coronare questo momento di gloria. La delusione sul mio viso dev’essere evidente, perché in pochi secondi, proprio mentre sconsolata riporto le chiappe fuori dall’abitacolo, qualcuno dai box appare magicamente con un cuscino in mano, salvezza! Rientra nell’abitacolo, piazza l’improvvisato cuscino lombare, riposiziona il sedile, rifatti su nelle cinture di sicurezza, avvia il motore.

Il frastuono del propulsore non copre quello dell’emozione di guidare – per la prima volta - una VERA auto da corsa in circuito, una Mustang poi... Ingranata la prima, percorrendo la corsia dei box per entrare in pista, la trepidazione lascia inevitabilmente spazio alla lucidità: il primo destra imboccato con cautela, la esse già un pelo più convinta e giù tutto sul breve rettilineo che porta all’ampio curvone a destra dove la confidenza con la bestiaccia lascia scivolare il posteriore per poi riallineare in vista del rettilineo dei box. Di nuovo giù tutto, non vi dico il sound, che spettacolo! Il secondo giro, forte del feeling con auto e pista, scorre via fin troppo veloce e riporto la Race ai box in un mix di soddisfazione, adrenalina e infantile esaltazione. E quando mi ricapita?