15 mondiali.

E niente, potrei già chiuderla qui. Cosa si può raccontare ancora di uno che ha vinto qualcosa come 313 gare, di cui 123 nei mondiali in tutte le classi del motociclismo dell’epoca e che, non pago, si è imposto pure al Tourist Trophy, diventando il pilota motociclistico più vincente di tutti i tempi?

Quel casco AGV con il tricolore e la banda dorata sotto, con il mitico logo MV sulla fronte. La tuta Dainese bianca e rossa con la scritta AGO all’altezza del cuore… Ci siete già arrivati, ovviamente. Sì, esatto, proprio lui: Giacomo Agostini, il più grande di tutti i tempi.

Ora, a farla facile dovrei farvi l’elenco di tutte le sue vittorie, ma a me non piacciono le cose facili e comunque staremmo qui fino a Natale 2026. Quindi rilassatevi, per oggi niente liste. Vi regalo giusto un paio di chicche da leggere con una buona lager in mano e gli Stones in sottofondo. Perché Ago era una fottutissima rockstar.

AGO, LA FERRARI E QUELLA SLIDING DOOR

Non ve l’aspettavate eh? Ebbene, dopo gli esordi in sella alla Moto Morini, al nostro campione arrivò un singolare invito nientemeno che dalla casa automobilistica più celebre del mondo. Enzo Ferrari, infatti, invitò 3 giovani piloti per testare le loro abilità in pista al volante della Ferrari Dino 206 S Berlinetta. I piloti erano Giacomo Agostini, Andrea de Adamich e Ignazio Giunti. E indovinate quale dei tre risultò il più veloce? Bravi, proprio Ago, che ricevette una proposta d’ingaggio dal Drake in persona, a patto però di rinunciare alle gare motociclistiche. Proposta che il nostro declinò preferendo le due ruote. Se non è una sliding door questa…

L’EPOPEA TRIONFALE CON MV AGUSTA

La sua carriera è indissolubilmente legata al glorioso marchio MV Agusta, che portò ripetutamente al successo per ben 11 anni, dal 1965 al 1973, nelle classi 350 e 500, surclassando compagni di squadra e avversari del calibro di Mike Hailwood, Phil Read, Jim Redman. Il binomio con la casa di Schiranna porterà a ben 14 titoli mondiali e contribuirà a far diventare Ago un autentico monumento nazionale. Era talmente forte che negli Anni 70 il Conte Agusta era persino infastidito dal successo del suo pilota di punta, che osava oscurare la visibilità del marchio MV a suon di vittorie. Il buon Conte provò addirittura ad affiancare ad Ago fior fiori di piloti per cercare di contrastare (invano) la sua superiorità in pista e il suo successo fuori dai circuiti.

IL CANTO DEL CIGNO CON YAMAHA

Ma Ago non vinse solo su MV. Dicembre 1973. Agostini indice la sua prima storica conferenza stampa e annuncia al mondo che la sua carriera in MV è finita e passerà in Yamaha. Shock. C’è chi urla al tradimento, chi gli dà dell’ingrato, chi del bollito a fine corsa, chi pensa addirittura che dovrebbero ritirargli la licenza. E lui che fa? Incassa critiche e veleni con il solito aplomb, restituisce un sorriso e inizia a sviluppare la nuova moto assieme ai tecnici di Iwata direttamente in Giappone, per arrivare pronto ad inizio stagione. E infatti…

Vi racconto solo questa. Gara d’esordio, 10 marzo 1974. 200 miglia di Daytona, sì avete capito bene, uno dei templi del motorsport a stelle e strisce. Prima della gara gli appassionati d’oltreoceano si facevano beffe di quel pilota bello come un modello e dalla guida pulita ed efficace. Un fighetto insomma. Bè, è finita che Ago ha letteralmente stravinto e, sportivamente, ha preso tutti a schiaffi, anche quel Kenny Roberts che prima della gara dichiarò con spocchia tutta yankee che si sarebbe mangiato Agostini crudo in quanto non conosceva moto e pista. Salvo poi coprirsi il capo di cenere e ammettere a denti stretti che Ago non sembrava nemmeno umano… E per non farsi mancare niente, nello stesso anno con la casa dei tre diapason vinse pure il suo 15esimo (e ultimo) mondiale.

SICUREZZA PRIMA DI TUTTO

Maledettamente veloce, pulito, efficace, pignolo al limite del maniacale (ha avuto uno solo incidente a causa di un guasto meccanico e si dice che da allora controllasse ogni minimo particolare della moto, della pista, perfino del meteo, riuscendo nell’impresa di mettere in difficoltà con le sue richieste persino i precisissimi meccanici giapponesi di Yamaha!). Ma oltre a tutto questo Ago fu uno dei primi piloti a “combattere il sistema”, a pretendere sicurezza per piloti e spettatori. Le gare dell’epoca erano delle vere e proprio roulette russe. La goccia che fece traboccare il vaso per Agostini fu la morte dell’amico Gilberto Parlotti al Tourist Trophy del 1972, quando la mitica gara su strade pubbliche era una prova del mondiale. Ago si rifiutò categoricamente di correre in quella e nelle successive edizioni del TT, seguito successivamente da altri piloti famosi, tanto che dopo qualche anno la gara stessa fu estromessa dal mondiale.

Ma la sua crociata per la sicurezza fu molto influenzata anche dal tremendo incidente al Gran Premio di Monza del 1973, quando ci lasciarono Renzo Pasolini e Jarno Saarinen. Ago contribuì a dare una nuova consapevolezza ai piloti, non più carne da macello sacrificabile sull’altare dello spettacolo a tutti i costi, ma professionisti attenti alla sicurezza. La sua storica partnership con Dainese e AGV diede ulteriore impulso anche alla ricerca sulle tute, sui caschi e sui materiali che i piloti usavano in pista. La sua corsa spasmodica alla sicurezza lo portò persino ad evitare di sposarsi ed avere figli durante la sua carriera di pilota, considerata troppo pericolosa ed inconciliabile con la vita famigliare. Se volete farvi un’idea dell’impronta che ha impresso sui due brand, prendetevi un pomeriggio e fate un salto al DAR (che sta per Dainese Archivio) a Vicenza. È uno dei luoghi più affascinanti (e ipnotici) per chiunque ami le moto.

IL MANAGER RAMPANTE

Un’altra caratteristica peculiare del nostro eroe fece capolino quando questi smise di correre, anche se si era già intravista negli ultimi anni di carriera. La capacità di coinvolgere sponsor e collaboratori nei suoi progetti lo rendeva infatti un manager di livello assoluto. Talmente bravo da riuscire a vincere altri 6 titoli mondiali con Yamaha (3 titoli costruttori e 3 titoli piloti, con il pupillo Eddie Lawson) anche nella nuova veste di “gestore”. Per poi passare in Cagiva per 3 anni, fino al ritiro dalle competizioni della casa varesina e concludere la carriera da manager nel 1995 con Doriano Romboni.

ROCK’N’ROLL

Ago è stato il precursore dei piloti moderni: gestiva sponsor e ingaggi con maestria quando la maggior parte dei suoi colleghi correvano nel weekend dopo la settimana in fabbrica. È stato uno dei primi ad applicare i loghi degli sponsor su tuta e casco e a diventare testimonial nelle campagne pubblicitarie dell’epoca per diversi marchi con i quali collaborava.

Dicevamo rockstar no? Era bello, famoso, ricco. Certo, magari non sapeva suonare, ma sicuramente sapeva far cantare come pochi un motore. E come ogni rockstar che si rispetti, fonti ben informate ci dicono che ai suoi piedi siano cadute modelle, attrici, star televisive e della musica. La sua popolarità lo rese protagonista del gossip, ma anche di fotoromanzi e addirittura film negli Anni 70, fino alle ultime apparizioni in tv un paio d’anni fa. Più che una vita un film, insomma. Ci sarebbero tutti gli ingredienti per un cult movie: i mitici Anni 60/70, i pantaloni a zampa, la musica rock, piloti velocissimi e abbastanza pazzi, belle donne. Magari Sollima ci legge e ci fa un pensierino, che dite?

Vabbè, mi stappo l’ultima birretta sulle note di Simpathy for the devil e vi saluto.

Ah, dimenticavo, è nato il 16 giugno 1942. BUON COMPLEANNO AGO!