Questa è una storia che comincia con la lettera W di weird. Strano, bizzarro. Oltre quello che comunemente si potrebbe immaginare. Un po’ come l’amore e la passione nel rock, che non guarda in faccia a nessuno, non accetta aggettivi e non ha tempo da perdere. È un fuoco che divampa all’improvviso e che brucia tutto. Subito e senza fare prigionieri. Poi può finire tendenzialmente in due modi: benissimo o malissimo. La via di mezzo non esiste.

“Non riesco a ricordare nulla di ciò di cui parlammo durante il nostro primo incontro, se non i suoi occhi”. E questo è il lato in chiaro dell’amore a ritmo di rock, quello di June Carter con Johnny Cash. “Bastavano una chitarra – diceva June del suo Johnny – un basso e la sua presenza affabile per far diventare suoi ammiratori tutti, non solo me, ma un intero pubblico”.

Non si separarono mai, nemmeno ai tempi delle dipendenze varie di Cash. A dividerli, solo la morte. June morì a maggio del 2003 e Johnny solo tre mesi dopo.

E questa è una faccia della medaglia. Forse quella più bizzarra a pensarci bene. Poi c’è l’altro lato della faccenda, quello fatto di micce che prendono fuoco e di vere e proprie detonazioni improvvise. Groupie, relazioni burrascose, cause reciproche e incredibili esempi di relazioni (a volte addirittura matrimoni) longeve.

Dovendo riassume in due parole, i Guns N’ Roses, per esempio. La struggente storia di November Rain e del furibondo amore tra la modella protagonista del video, la top Stephanie Seymour, con Axl Rose, poi naufragata in mezzo alla tempesta.

Sempre il cantante della band losangelina è protagonista di un’altra storia bizzarra di amori incrociati, oltre ad una clamorosa scazzottata che ha coinvolto pure David Bowie. Il Duca Bianco e Axl Rose nel 1989 vennero alle mani per Erin Everly, ovvero la figlia del cantante Don Everly, che nel 1986 iniziò una relazione con Axl, il quale per lei scrisse Sweet Child o’ Mine.

Il Duca Bianco, che ai tempi frequentava la madre di Slash (e questa è un’altra vicenda ancora), si presentò ubriaco sul set del videoclip di It’s So Easy. Il frontman dei Guns, che aveva notato un evidente interesse di Bowie per la sua ragazza, reagì prendendolo a pugni. Bowie, poi, si scusò.

Altro giro e tutt’altro tipo di amore rock: Nick Cave e PJ Harvey. Bellissimi e maledetti. Lui reduce dal decennio degli Ottanta, fatto (in ogni senso) di eccessi e trasgressione, i Birthday Party e poi i Bad Seeds, Londra, Berlino Ovest e un film di Wim Wenders, Il Cielo sopra Berlino.

Passa da una storia a un’altra, dalla musa ispiratrice Anita Lane alla modella brasiliana Viviane Carneiro. Poi decide di darsi una ripulita, smette i panni del punk e si fa più introspettivo. Ed è li che entra in gioco Polly Jean Harvey, per tutti P.J Harvey, una Joan Crowford ma in acido, come lei stessa si definiva.

I due uniscono le voci in Henry Lee, un brano dell’album Murder Ballads di Cave. Vestiti uguali, giacca nera e camicia bianca, pronti per andare all’inferno, se necessario, insieme. L’uno l’alter ego dell’altra, tanto da fondersi in un unico magma anche nella vita di tutti i giorni. Bruciano tutto quello che c’era da bruciare e si lasciano. Resta una ballata che strappa l’anima e un album che Nick scrive dopo l’addio: The Boatman’s Call.

E poi ci sono Alison Mosshart e Jamie Hince, lei musicista con la passione per la moda e lui il rock fatto persona, come indole e come stile. Lui ha sposato anche Kate Moss. Assieme ad Alison però forma i The Kills, carismatico duo rock metà americano e metà inglese. Un legame artistico che va oltre ogni immaginazione, passione sul palco e davanti alle telecamere.

Ogni live è un amplesso. Di suoni, di sguardi, di sudore e di rock. Spente le luci, poi, sempre ognuno a casa sua. Eppure, immaginate che fiammata se soltanto quei due, per una maledettissima volta. Una sola. Una bruciante volta sola.

Tutto maledettamente strano. Sempre. Anche il fatto di essermi ripromesso, per oggi, di non parlare dei Motley Crue, almeno questa notte. Quindi no, Tommy & Pam, la W stavolta non è per voi. Sarà per un altro giro.