Nel frastuono assordante della vita contemporanea dove velocità ed efficienza sembrano essere le uniche virtù, esiste un’eco lontana, un fischio di vapore che attraversa decenni, invitandoci a rallentare, a riflettere. Quell’eco è l’Orient Express: non soltanto un treno, ma un’icona di un’epoca passata, elegante. Un simbolo di lusso, avventura e di un modo di vivere che oggi può ancora dire molto al moderno connoisseur. Non un viaggio, ma una filosofia.

Parole che hanno un significato anche se non siete particolarmente attratti da binari, stazioni e cuccette, che si possono trasporre su qualcosa meno lento e soprattutto con le ruote. Come un’auto d’epoca, di quelle più affascinanti e quasi sempre inarrivabili.

Magari quelle del Concorso d’Eleganza Villa d’Este, che dal 1929 unisce lo charme di una delle dimore più belle del Lago di Como e quella più dinamica e filante di icone frutto della matita di grandi designer e carrozzieri.

Ci serve però un personaggio che potrebbe essere a suo agio tanto nella dining car dell’Orient Express quanto al volante di una Ferrari 250 LM. E Simon Kidston, tra i più importanti mercanti di auto d’epoca al mondo, è la persona che meglio incarna quell’ideale di gentleman explorer brillante, preparato e attento, alla ricerca del gusto pieno della vita.

Mercante per caso

Nel mettere in ordine le note biografiche di Simon Kidston bisogna guardare tutto con le lenti di un romanzo di formazione. Perché in cima alla rubrica telefonica dei più importanti collezionisti del pianeta ci si arriva dopo tanto lavoro, che Kidston inizia nella casa d’aste Coys of Kensington. In seguito, ha co-fondato e diretto Brooks Europe (che negli anni è diventata Bonhams) consolidando ulteriormente la propria esperienza nel settore. Nel 2006 il grande passo: nasce a Ginevra Kidston SA, che diventa rapidamente un punto di riferimento globale per la compravendita di automobili eccezionali, gestendo spesso transazioni private e altamente riservate per una clientela internazionale e facoltosa, oltre che molto esigente.

Collezionisti che arrivano da lui quando maturano la consapevolezza da un lato di quello che stanno cercando e, dall’altro, di non poterlo trovare da soli.

 

Spesso oggetti da decine di milioni di euro, ma non solo. Sicuramente difficili da agguantare. Un mondo di cui Simon conosce le sfaccettature più tenui, ma in cui è arrivato quasi per caso, partendo dall’Italia. Il giovane Kidston infatti passa la gioventù a Siena e quando l’inizio dell’esperienza universitaria non va secondo le aspettative, decide di mollare tutto.

Trova un impiego a Londra proprio da Coys, sale sulla sua Alfa Romeo Duetto di seconda mano e si trasferisce. Il resto è storia, come si dice, che si può trovare nei risultati di qualche asta milionaria, ma che più spesso rimane nota soltanto ai suoi protagonisti.

Non solo classic car dealing: Simon Kidston è prima di tutto un profondo conoscitore della storia e della tecnica automobilistica. La sua comprensione del mondo delle auto classiche si estende ben oltre le semplici transazioni. È il frutto di una mentalità, di un profondo apprezzamento per il passato, il design e lo spirito che ha dato vita a queste magnifiche macchine. La sua dedizione all’originalità, la sua meticolosa attività di ricerca e la sua passione sono un faro per chiunque cerchi di comprendere veramente l’anima di certe automobili.

Kidston non è solo un consulente molto ascoltato: è un curatore di sogni automobilistici, un guardiano della storia il cui lavoro è ben riassunto dal motto aziendale “Keeping History Alive”. La sua expertise è così apprezzata da farlo diventare la “voce” e il presentatore ufficiale del prestigioso Concorso d’Eleganza Villa d’Este, uno degli eventi più esclusivi del calendario delle auto classiche, oltre che giudice a Pebble Beach e in altri concorsi internazionali e per molti anni speaker anche della Mille Miglia.

Vecchie le auto, eterno l’amore

E come nasce un amore per le vecchie auto – così le definisce nel più fiero understatement – tale da pianificarci una carriera? Contrariamente a quello che si può pensare, in maniera assolutamente casuale, perché l’allora ventunenne in cerca di occupazione Simon Kidston da Coys ci finisce quasi senza un perché, grazie a un cugino che gli rimedia un lavoro da praticante. Nessuna preparazione o competenza specifica, andandosi ad occupare di tutte le cose che il “ragazzo nuovo” può fare: preparare il tè, andare in posta, rispondere al telefono.

Ma anche qualche task un po’ più avvincente: come fotografare una Hispano-Suiza o scrivere il testo di descrizione di una BMW 507 (come quella che ha vinto proprio quest’anno la Coppa d’Oro a Villa d’Este) per un catalogo.

Senza ingerenze o spinte di qualsiasi genere da due personaggi che, pur non essendo protagonisti diretti di questa storia, meritano una menzione. Entrambi ufficiali della marina britannica e aviatori, entrambi col pallino delle auto veloci. Da un lato il padre Home Kidston, che negli anni si mise in garage e portò in pista alcune tra le auto più affascinanti al mondo, tra cui qualche Bugatti, un’Aurelia B20, un’Alfa Romeo 8C 2300 Le Mans, una Mercedes-Benz 300SL e una Porsche Carrera 2.7 RS. Dall’altro lo zio Glen, che peraltro Simon non ha mai conosciuto, che fu uno dei gloriosi Bentley Boys che sul finire degli anni Venti passavano con nonchalance da feste alla Great Gatsby a sfidare la morte a Le Mans, spesso nella stessa giornata e senza soluzione di continuità.

Con vetture che di frequente, dopo essere passate di mano chissà quante volte, finiscono sulla rampa di qualche concorso di eleganza dove è proprio Simon ad annunciarle e a raccontarne la storia. Auto che vennero vendute negli anni. Solo la Porsche è rimasta da sempre in famiglia. Qualcuna però è anche tornata, perché da buon cacciatore di auto speciali, Simon si è messo sulle loro tracce partendo dal minuzioso archivio di famiglia ed è riuscito a riaccasare quelle che, nel frattempo, non hanno raggiunto prezzi folli e proibitivi (anche per lui).

Charme da vendere

Torniamo a oggi. Che c’azzecca Kidston con l’Orient Express? Con il treno probabilmente nulla, ma qui l’associazione riguarda più lo stile e la squisita affabilità che ti aspetteresti da un sofisticato passeggero dello storico treno e che puoi ritrovare anche in lui.

Nel gusto sartoriale nel vestire, nel passare durante la stessa conversazione dall’inglese al francese all’italiano con la musicalità di un suonatore di arpa. O ancora nell’accogliere e mettere a proprio agio chiunque, con un sorriso. Doti universali, alle quali si aggiunge qualche tratto di manhood vecchia scuola: il debole per un buon Negroni, l’eccitazione per un motore che sale di giri, le citazioni dall’universo di James Bond. Tutte cose sublimi, non eccessive, che oggi colpiscono forse meno ma che molto dicono della cifra stilistica del personaggio.

Potresti ascoltarlo per ore e ore, e in tanti lo fanno letteralmente durante la sfilata delle vetture a Villa d’Este. Sia il pubblico di addetti ai lavori e collezionisti di alto calibro del sabato, sulla terrazza dell’omonimo Hotel, sia gli appassionati normali che si godono uno spettacolo molto simile la domenica, nel public day di Villa Erba.

 

E Simon, anfitrione del Concorso, offre uno show fruibile per entrambi i popoli, soltanto con qualche piccolissimo aggiustamento nella retorica. E senza distinzioni generazionali, cosa non scontata.

 

Pur essendo infatti un punto di riferimento per i collezionisti di lunga data, si trova spesso a dialogare con un pubblico più giovane, nativo digitale, che si avvicina al mondo delle auto d’epoca talvolta più attratto dall’eco mediatica e dall’hype che spinto dalle farfalle nello stomaco per i motori d’antan. Giovani che però lo ascoltano e alla fine finiscono per sviluppare lo stesso amore dei collezionisti più navigati, in una vera e propria contaminazione di prospettive: i “nuovi” apportano un apprezzamento per epoche e tipologie di auto diverse, mentre gli “anziani” trasmettono la profondità della conoscenza storica e la comprensione della qualità intrinseca.

È un dialogo in cui entrambe le fazioni imparano e contribuiscono a plasmare il futuro del collezionismo. Si vede anche a Villa d’Este, dove puoi trovare una classe per le vetture conservate dove ogni cicatrice racconta il fascino del passato e marchi dimenticati come Serenissima o Monteverdi e un’altra per gli eccessi automobilistici dagli anni Ottanta ai Duemila dove fanno bella mostra anche una Maserati MC12 e una Mercedes-Benz CLK GTR.

Un mondo che cambia

D’altronde la motivazione principale dietro il collezionismo di auto d’epoca si è effettivamente evoluta. Non tanto per il crescente interesse speculativo verso l’asset class, ma per lo storytelling dell’oggetto da collezione.

L’obiettivo di chi si avvicina oggi alle auto d’epoca – quelle milionarie che finiscono nel portfolio di Kidston e quelle che puoi trovare su un qualunque sito di annunci – non è tanto l’acquisizione di semplici beni scarsi e desiderabili, quanto piuttosto la volontà di mettere insieme una collezione che racconti una storia, valorizzando la provenienza e comprendendo il significato di ogni vettura all’interno del più ampio contesto motoristico.

 

Si tratta di conservazione, di godere dello stile di vita che accompagna queste meraviglie meccaniche fuori dal tempo e di contribuire a tramandarne l’eredità. E se il mondo cambia, ci si deve adeguare.

A partire dalla comunicazione, l’altro ambito in cui Kidston è un vero maestro. Perché se da un lato il mestiere del mercante di auto da collezione è fatto di discrezione e di opportunità bisbigliate all’orecchio, dall’altro bisogna mettersi sulla mappa dei collezionisti. Quelli di oggi e quelli di domani. Raccontando sui social una vita che tanti invidiano, perché ad esempio è molto difficile che qualcuno di voi abbia mai organizzato un raid per sole Lamborghini Miura lungo le strade polverose del Marocco.

O ancora facendo uscire ogni anno a Natale uno short movie che vede protagonista qualche auto unica, realizzato con un’attenzione al dettaglio e alla trama che ricorda certi gloriosi video della MTV generation. Corti arricchiti da cameo di mostri sacri come Arturo Merzario e Valentino Balboni, boomer all’anagrafe ma che attraverso le lenti della squadra di Kidston hanno ancora molto da raccontare anche ai GenZ.

E poi c’è Simon, perennemente nel personaggio. Classico, ma attualissimo, alto e biondo. Non credo abbia dei tatuaggi, ma volendo trovare un paragone con qualche icona più pop, potrebbe essere senza sforzo il David Beckham del car collecting.

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