Salvare dall’oblio un atelier automobilistico di classe indiscussa, nato al tempo delle carrozze e quasi finito nel dimenticatoio con il tramonto dei carrozzieri artigianali del secondo dopoguerra. La sfida difficile di Gioacchino Acampora si chiama Castagna Milano, e dopo trent’anni (e oltre 300 vetture prodotte tra personalizzazioni e one-off) si può dire vinta a mani basse. L’intuizione di riportare le fuoriserie al centro dell’interesse dei guidatori con un’anima apre, però, ad una vera unpopular opinion. L’auto di oggi non è più pop. O, forse, non lo sono più quelli che la guidano…
Gioachino Acampora, sarto delle carrozzerie
Guai a chiamarlo designer. Nel descrivere il proprio lavoro a Castagna Milano, il celebre carrozziere di vetture ultra-esclusive e su misura che è nato ai tempi delle carrozze, Gioachino Acampora ritorna spesso alla metafora degli stilisti, citando più spesso Armani e Missoni che non Dante Giacosa o Mario Revelli di Beaumont. Difficile convincerlo sulla terminologia… Però il suo lavoro effettivamente ha molto a che fare con il design, perché in decenni di carriera, iniziata alla Zagato, di vetture ne ha disegnate tante. Spesso riedizioni esclusive di modelli talvolta anche comuni come le celebri spiaggine derivate dalle Fiat 500 moderne (una finì persino in Libia, riemersa durante i saccheggi della collezione di Gheddafi alla caduta del regime) o dalle Mini Clubman. Ma spesso anche esemplari unici, progettati partendo dal foglio bianco.
Oltre 430, a voler fare un body count, di cui almeno 300 per conto suo con il marchio Castagna Milano. Un brand fortissimo negli anni tra le guerre, ma caduto in disgrazia fino al 1994, quando il nostro decise di riportarlo in vita per realizzare macchine capaci di emozionare, riconoscibilissime per lo stile anche quando, prima di consegnarle ai clienti, le porta per un ultimo giro di prova in Montenapoleone, davanti alla pasticceria Cova.
C’è sempre qualcuno che dice “questa secondo me è una Castagna”. Perché il family feeling è facile da individuare. Auto speciali e con un proprio seguito di aficionados, che si vendono in tutto il mondo “direttamente su Instagram” senza necessità di agenti o di importatori. Chi deve sapere, sa. E Acampora, negli anni, ha imparato a selezionare i clienti tra quei pochi che amano ancora le auto VERE.

Un mondo che a metà Anni 90, quando il progetto prende vita, sembrava essersi chiuso. L’epopea delle fuoriserie era al tramonto, sommersa da uno tsunami di auto lussuosissime e per pochissimi, ma senza vera personalizzazione. L’idea di Acampora per Castagna fu quella di chiudere un cerchio aperto più di un secolo prima: l’auto, che all’inizio era per pochi eletti e che poi divenne oggetto di massa, poteva ritornare a essere un oggetto per pochi palati fini.
Una nobilitazione da raggiungere proprio attraverso una Carrozzeria, quella che in principio chiamava le proprie realizzazioni automobilistiche come le carrozze trainate da cavalli che avevano dato il via all’impresa. Con un profondo rispetto per la tradizione, Acampora ha saputo reinterpretare in tempi moderni lo spirito della Castagna degli albori, adattandolo ai nuovi paradigmi del design e della tecnologia.
L’eleganza fatta funzione
D’altronde, Carrozzeria Castagna è un nome che risuona come sinfonia nell’empireo dell’artigianato meccanico italiano. Nata nel 1849 nel cuore pulsante di Milano come fabbricante di carrozze, Castagna ha rapidamente conquistato una posizione di preminenza nel panorama internazionale grazie alla maestria dei suoi artigiani e alla bellezza delle sue creazioni. Le carrozze Castagna, con le loro linee sinuose e i dettagli impeccabili, erano il non plus ultra del lusso e dell’esclusività. Ognuna era un’opera d’arte, realizzata con una cura maniacale e con l’utilizzo di materiali tra i più pregiati. La clientela, composta da nobili e altisonanti borghesi di tutta Europa, desiderava ardentemente possedere una creazione della prestigiosa casa milanese.
Con l’avvento dell’automobile, la Carrozzeria dimostrò ancora una volta il suo straordinario talento. I “vestiti” creati per le vetture più esclusive dell’epoca rappresentavano un connubio perfetto tra tradizione e innovazione. Le linee filanti, i dettagli ricercati e la qualità dei materiali conferivano alle automobili Castagna un fascino irresistibile. Modelli iconici, come la Castagna Alfa Romeo 6C 2300, divennero simboli di un’epoca e oggetti del desiderio per collezionisti e appassionati di tutto il mondo.

Tuttavia, il passare degli anni e le mutevoli condizioni economiche portarono anche la Castagna ad attraversare periodi di difficoltà fino alla quasi sparizione. Fortunatamente, negli anni Novanta, grazie alla passione e alla visione proprio di Acampora, il marchio tornò a nuova vita. La rinascita della Carrozzeria è stata accompagnata dalla creazione di modelli straordinari, come la Castagna Aznom su base Corvette, che hanno riscosso un enorme successo internazionale. Questi modelli, pur moderni, mantenevano quell’inconfondibile eleganza e raffinatezza che hanno da sempre caratterizzato le creazioni adornate dal marchio milanese.
Negli anni successivi, Castagna ha continuato a stupire con realizzazioni uniche come la Castagna G.C., presentata nel 2003 ed esempio di come l’azienda sia in grado di coniugare tradizione e modernità. Modelli come la Rossellini, basata sulla Ferrari 550 Maranello, e la Aria, ispirata alla Ferrari 575M, hanno ulteriormente consolidato la reputazione della carrozzeria come interprete autorevole di lusso e sportività.

Creazioni più sbarazzine come la Mini CrossUP e la Mini Tender hanno invece dimostrato la versatilità della casa anche in realizzazioni meno seriose, ispirate alla frivolezza delle spiaggine degli anni Sessanta o ad altre vetture pensate più per lo svago e il tempo libero che per le serate di gala. Oggi Castagna Milano è un punto di riferimento nel settore delle carrozzerie speciali, sinonimo di eccellenza e stile italiano nel mondo. Ogni creazione è il frutto di un lavoro artigianale di altissimo livello, realizzato con una cura maniacale per i dettagli. Continua a scrivere la sua storia, portando avanti con nuova linfa una tradizione secolare e guardando al futuro con entusiasmo.
L’auto, sempre meno popolare
E qui arriva la stoccata di Acampora, quella che potrebbe far crollare l’impalcatura concettuale che avevamo costruito con tanta cura QUI, nella Pop Issue dello scorso anno. Già, perché per Gioachino l’auto, a malincuore, ha smesso di essere pop da un pezzo. Non fa più da sfondo alle storie di vita della gente, non è più il set di incredibili viaggi della speranza sull’Autostrada del Sole per raggiungere un luogo di villeggiatura o a storie di maturazione post-adolescenziale perfette per un libro del professor Crepet o una canzone di Max Pezzali.
È sparita, per Acampora, l’auto borghese. Quel mondo lì è dietro le spalle. Oggi la macchina ti porta dal punto A al punto B non come amica e complice a tal punto da avere quasi una propria personalità. È più vicina a un autobus, un taxi di cui ti dimentichi subito dopo essere sceso. E cosa rimane di pop in qualcosa che a malapena guardi ancora?

Un tempo l’auto era al centro dell’attenzione, serviva per portare i figli a scuola, era status sociale ed era la base di partenza persino per rimorchiare. Ora tutto questo è molto sminuito, il tempo da passare in auto per tanti è solo una scocciatura. E lo è diventata persino per Acampora, che si è trasferito a Venezia e alla macchina-utensile che ci vogliono propinare oggi non pensa più di tanto. Rimangono pop invece le belle macchine dei tempi che furono guidate da chi cerca di distinguersi, come una Austin Healey lanciata in autostrada da cui fa capolino un giovane con la coppola in tartan coordinata. E anche qualche auto di oggi, ma con un twist in più, quelle che sanno suscitare emozioni, fosse anche un sorriso.
Persino i quadricicli elettrici che iniziano a far capolino in città, come la Topolino che nonostante un’architettura pressoché identica ad altri modelli riesce ad esprimere la stessa simpatia che tanti decenni fa suscitava la Fiat 500 della grande motorizzazione di massa. Un modello per tutti, magari non esclusivo, ma capace di suscitare da subito l’interesse di Acampora. A tal punto da costruirci intorno uno dei celebri tender di Castagna, sbarazzini tanto per i ricchi armatori e le loro esigenze di mobilità in rada quanto per chi vuole muoversi in maniera non noiosa per le vie delle città.
Salvi in corner, qualche auto pop c’è ancora
Certo, bisogna saperle scovare – dice Acampora – e non soltanto tra le few-off per miliardari o le concorrenti di Villa d’Este o Pebble Beach. E per spiegare il concetto lo stilista di Castagna non prende a esempio una delle sue preziose e ricercatissime auto su misura o le reinterpretazioni di modelli di serie che hanno messo la Carrozzeria sul radar anche delle generazioni più recenti di car connoisseurs.
Secondo lui, anche un’auto che ha scatenato opinioni discordanti come la ex-Milano di Alfa Romeo, quella Junior costruita in Polonia al centro di polemiche che hanno coinvolto governi, appassionati e semplici alfisti in bilico tra il “niente male” e l’alto tradimento.
Unpopular opinion, ma alla fine, probabilmente, ha ragione lui. Parte tutto dall’estetica. E non potrebbe essere diversamente, però secondo Acampora nella auto bisogna anche saperci soffiare la vita dentro. Perché un marchio o uno scudetto possono emozionare, ma alla fine ci devi mettere anche del tuo per creare un amore che duri.






























