Non preoccupatevi, non ho la minima intenzione di scassarvi le parti basse con una lezione di lingua teutonica. Der Teufel, “Il Diavolo” in Italiano, è semplicemente il soprannome che diedero gli increduli tedeschi all’eroe della storia di oggi. Un vero e proprio mito per qualsiasi appassionato di motori, un nome leggendario.
Soprannome nato da una straordinaria vittoria alla Nordschleife del Nurburgring, chiamato anche l’Inferno Verde, un infinito toboga di 23 chilometri con 160 curve. Un successo inaspettato, con il nostro al volante di una Alfa Romeo P3 da 330 cavalli, contro le mostruose e velocissime Mercedes Benz, che di cavalli ne avevano 460. Gara vinta in faccia a Hitler e al suo allegro entourage, che tutto si aspettavano tranne veder vincere il gran premio di casa da un pazzo italiano su un’Alfa Romeo davanti alle più quotate Mercedes e Union.
Evento talmente inaspettato che non avevano nemmeno il disco dell’inno d’Italia da suonare sul podio. Disco che però si era portato da casa il nostro, sicuro com’era di vincere la gara.

In Italia era conosciuto come Il Mantovano Volante o più affettuosamente Nivola. Dai su che ci arrivate… Sì esatto, è proprio lui, il grande Tazio Nuvolari. Nato in quel di Castel D’Adrio a 2 passi da Mantova 132 anni fa, è stato uno dei piloti più leggendari, veloci e coraggiosi della gloriosa storia motoristica italiana e non solo. È stato capace di vincere e strabiliare a qualsiasi latitudine, che fosse il Tourist Trophy, la Mille Miglia, la 24 ore di Le Mans, una qualunque gara in salita di uno sperduto paesino sloveno, un record di velocità pura e persino una gara a New York. E vinceva su 2 e su 4 ruote.
Non sto qui ad elencarvi gli innumerevoli successi ottenuti da questo straordinario e amatissimo pilota, spesso contro avversari dotati di mezzi molto più potenti e veloci. Ma a Nivola fottevasega: lui vinceva lo stesso, purché ci fossero delle curve.
Perché era proprio in curva che il suo coraggio, la sua inventiva, la sua estrema sensibilità di guida raggiungevano il massimo splendore. Dove gli altri frenavano seguendo l’istinto di autoconservazione, lui volava, letteralmente. Utilizzando una tecnica all’epoca sconosciuta, ma utilizzata ancora oggi, in particolare nei rally.
Tazio, infatti, è stato l’inventore e uno dei massimi artisti della sbandata controllata, ben prima di Fast & Furious e dei drifter del Sol Levante. Un colpo di sterzo all’entrata e poi, una volta fatta perdere l’aderenza al posteriore, gas a tavoletta e controsterzo, in modo da arrivare in uscita di curva praticamente a cannone.

Considerati i mezzi dell’epoca era follia pura, come ebbe a sottolineare un terrorizzato Enzo Ferrari dopo aver fatto da copilota a Nuvolari. Le sue esatte parole furono “Non mi sono mai preso tanta paura come oggi”. Che detto dal Drake fa un certo effetto…
Paura che evidentemente non faceva parte del vocabolario del Nivola.

Guasti, vetture meno performanti, incidenti. Nuvolari passava sopra a tutto, capace di imprese giudicate folli dalla maggior parte delle persone, ma che descrivevano perfettamente la sua tenacia e l’audacia tipicamente italiana (e lasciatemelo mostrare un po’ di sano orgoglio italico). Come quella volta della Mille Miglia del 1930, quando per battere l’acerrimo rivale Achille Varzi si inventò un sorpasso notturno a fari spenti per sorprendere l’avversario dopo aver corso 1.600 km alla media stratosferica di 100 km/h!
O come quella volta a Torino nel 1946, quando arrivò al traguardo con una chiave inglese al posto del volante. Avete capito bene: gli si era rotto il volante e giustamente perché fermarsi come tutti i normali esseri umani? No, lui prende una chiave inglese e la usa come volante improvvisato. Così, come niente fosse.

E avreste dovuto chiedere di lui anche al meccanico che durante una gara dovette regolare in corsa l’acceleratore con la sua cintura che passava attraverso la carrozzeria, mentre il Nivola gestiva freno, sterzo e frizione. Provate voi a mettervi nei panni di quel povero cristo…
Non c’era nulla che il caso potesse fare: Nuvolari arrivava alla fine, a qualsiasi costo, in qualsiasi modo.

Ed era veloce, dannatamente veloce. Tanto da frantumare record di velocità con auto praticamente senza sospensioni, che pesavano come un incrociatore e che per frenare dovevi chiedere aiuto a tutti i santi del paradiso sperando fossero in buona. Vi cito solo quello raggiunto sulla Firenze-Mare il 15 giugno 1935, sul chilometro e sul miglio lanciato, con una Alfa Romeo bimotore da 540 cv. Il nostro raggiunse rispettivamente i 321,428 km/h sul chilometro e i 323,125 km/h sul miglio. Con punte di 360 km/h. Senza freni, senza aerodinamica, senza protezioni, su strade spesso dissestate se non sterrate… Avete capito adesso che razza di fenomeno era il Nivola?

Suscitava talmente tanta ammirazione che perfino i suoi rivali lo apprezzavano per il suo essere tanto feroce e temerario in gara, quanto gentile e umile fuori. Proprio Achille Varzi ebbe a dire che Nuvolari era stato “il miglior corridore di tutti i tempi, non poteva essere definito un maestro, ma soltanto un artista del volante. Un maestro potrebbe insegnare, l’arte invece non si insegna”.
Per il regista Michelangelo Antonioni “Tazio Nuvolari rappresentava il coraggio, un coraggio senza limiti”. Ferdinand Porsche dirà che “Nuvolari è il più grande pilota del passato, del presente e del futuro”. Lucio Dalla gli dedicò una splendida canzone nel 1976 (Nuvolari, cercatela su Youtube: ascoltare Dalla che canta guardando Nuvolari che corre è poesia pura).

Perfino D’Annunzio si scomodò invitandolo al Vittoriale e donandogli una tartaruga d’oro con la dedica “All’uomo più veloce l’animale più lento”. Tartaruga che poi diventò il suo simbolo appuntata sulla maglia gialla, che assieme al giubbino in pelle nera, ai pantaloni azzurri e al nastro tricolore sul collo, rappresentavano la sua (stilosissima) divisa di gara.
A Nuvolari sono stati dedicati un bellissimo fumetto, Tazio Nuvolari Compagno del Vento, pubblicato nel 2009 a cura di Pit Formento e Marco D’Aponte e una serie di francobolli celebrativi che non possono mancare nella collezione degli appassionati di numismatica.
E, visto che di velocità si parla, quale miglior omaggio al nostro velocissimo eroe se non un cronografo? Eberhard gli ha dedicato addirittura un’intera collezione. Ben 5 progetti tra cui 4 collezioni di cronografi e un desk-watch (li potete trovare QUI). Personalmente, la mia preferita è la Collezione Tazio Nuvolari Vanderbilt Cup, dedicata proprio alla vittoria di Nivola a Long Island nel 1936.
Insomma, vincente, famoso, amato. Il Nivola sembrava avere tutto ciò che si può desiderare. In realtà, però, dovette affrontare anche il dolore più straziante che un uomo possa immaginare, la perdita di entrambi i figli in giovane età, nel 1937 e nel 1939, a causa di malattie che oggi si curerebbero con un banale antibiotico. Continuò a vincere, ma il suo sguardo allegro e il sorriso giovale non furono più gli stessi. E la sua salute, minata da decenni a respirare fumi di scarico, nemmeno.

Ma Nuvolari non ha mai smesso di correre e non ha nemmeno mai dato l’addio allo sport che ha tanto amato. Ha vinto la sua ultima gara nel 1950 e poi se n’è andato in silenzio l’11 agosto del 1953, a causa di un ictus. Al suo funerale accorsero più di 20.000 persone, tra le quali Enzo Ferrari, Juan Manuel Fangio e Alberto Ascari, che vollero omaggiare quello che per tutti era già leggenda.
Se provate a guardare con attenzione verso il cielo, potete ancora vedere l’Alfa Romeo P3 derapare verso il traguardo.
Buon compleanno, Nivola!











