Hai 60 anni. Inizi a fare i conti con dolorini e acciacchi vari, un accenno di pancetta, non ci vedi più come una volta (…) e conti gli anni che ti mancano alla pensione quando potrai finalmente goderti i cantieri in santa pace.

Ah no. Ti chiami Lenny Kravitz.

Ora, le cose sono 2: hai venduto l’anima al diavolo e rimarrai 30enne per tutta la vita o Madre Natura ha pensato che fosse giusto regalare solo a te tutte le qualità che noi comuni mortali non avremo mai nemmeno a vendere un rene al famoso mercato di Bakara. Ma neanche l’anima al Diavolo, se è per quello…

Fascino esotico, capello afro, fisico bionico, personalità straripante, voce calda e potente e un look psichedelico/hippy alla Jimi Hendrix che mannaggia-a-Satana-e-a-MadreNatura ti rende un’autentica icona con stuoli di donne adoranti (se io mi vesto così mi fanno subito un TSO). E, come se non bastasse, sai suonare – e bene – ogni fottutissimo strumento musicale conosciuto e non. Poi, vogliamo parlare della discografia strepitosa sfornata negli ultimi 35 anni? Rock’n’roll, R&B, elettronica, contaminazioni soul, reggae e pure rap.

Insomma, praticamente un essere mitologico, metà artista e metà sex symbol.

Ma torniamo un po’ agli inizi e cerchiamo di capire chi è l’uomo dietro l’artista (madò come me la sono giocata questa…). E qui un po’ di mistero c’è stato, almeno fino aquando, un paio di anni fa, il nostro ci ha spoilerato qualche interessante aneddoto della sua vita privata nella biografia Let love rule, scritta con David Ritz.

 

IL PICCOLO LENNY

Leonard Albert Kravitz, questo il suo nome completo, nasce a New York il 26 maggio 1964 da padre ebreo-americano (Seymour “Sy” Kravitz, leggendario produttore NBC) e madre originaria delle Bahamas (Roxie Roker, la protagonista dei Jefferson). Lenny cresce spensierato in una famiglia colta e altolocata, molto conosciuta nello showbusiness. Bello, ricco e felice.

In realtà, allo stesso tempo, vive i forti contrasti culturali dovuti alle diverse origini dei genitori. Soprattutto con il padre, che viene descritto come molto severo e autoritario, oltre che fervente osservante delle tradizioni ebraiche (si riconcilierà con lui solo molto anni dopo). Lenny frequenterà una scuola ebraica (ed essere l’unico ragazzo di colore dell’istituto non gli renderà la vita facile), farà il Bar Mizva come i suoi cugini e parteciperà pure alla festa di Chanukkà con la famiglia. Insomma, le tipiche cose che fa un ebreo americano di New York.

Ma a far da contraltare alla rigidità paterna e al background ebraico ci sarà la madre che, forte delle sue origini afroamericane e di religione cristiana, avrà un grosso ascendente artistico e spirituale sul piccolo Lenny, introducendolo al cristianesimo e alla musica gospel, ma anche al jazz e all’opera. Avrà anche il merito di fargli conoscere un certo James Brown (e il funky, of course). Contaminazioni che saranno la base per la sua formazione musicale e, soprattutto, contribuiranno in maniera decisiva a definire lo stile inconfondibile del Lenny artista.

LENNY E LE DONNE

Eh, le donne… Qua ci si potrebbe scrivere un libro. Dire che le donne abbiano un grande ascendente su Lenny è un eufemismo, ma è anche vero il contrario: il ragazzo un po’ di successo tra il gentilsesso “sembra” ce l’abbia e se dovessi fare un elenco delle signore che sono state viste in sua compagnia si farebbe notte. Top model, attrici, artiste… Nel suo palmarès c’è di tutto, ma io mi limiterò a citarvi solo le più importanti, quelle che hanno influenzato non solo la sua vita, ma anche la sua arte.

Oltre alla figura materna, la donna più importante della vita di Lenny è stata sicuramente la bellissima Lisa Bonet. Conosciuta sul set dei Robinson (era la ribelle Denise nella sit-com) è stato amore a prima vista, sbocciato poi nel matrimonio e nella nascita dell’adorata figlia Zoe nel 1988. È stato anche un amore tanto travolgente quanto veloce: si separeranno nel 1991 e divorzieranno nel ‘93.

Ma sono ancora oggi legatissimi, tanto che si vedono spesso assieme in compagnia della figlia Zoe a eventi e serate. Lenny considera Lisa una sorta di migliore amica, la sua versione al femminile. Talmente legati che Lenny è grande amico del successivo marito di Lisa, Jason Momoa (e grazie al c@$$o fratè, quello è grosso come un armadio a 4 ante). Pochi sanno tra l’altro che Lisa partecipò alla stesura di alcuni testi di Let love rule nel 1989 e che diresse Lenny proprio per il videoclip del brano omonimo.

A proposito di donne importanti, fresco di separazione, Lenny ebbe una liason con la regina del pop, sì proprio Madonna, con la quale collaborò al brano Justify my love. Celebri anche le relazioni con Vanessa Paradis, Nicole Kidman, Naomi Campbell, Kate Moss e Nathalie Imbruglia. Sì, insomma, non si può dire che manchi di buon gusto.

L’ARTISTA

Il Lenny artista ci ha messo un po’ a trovare la sua strada. Il melting pot di stili musicali, la capacità di suonare chitarra, basso, batteria e pianoforte, gli artisti ai quali si ispirava e le influenze dei genitori all’inizio non furono facili da mixare. Normale che il ragazzo fosse un po’ in confusione. E infatti agli inizi della carriera alternerà alti e bassi, successi e insuccessi, ricercando, anche nel look, la sua cifra stilistica.

Lunghi dreadlocks ispirati a Bob Marley (del quale abbraccerà anche la filosofia sul consumo di marijuana, che inizia a fumare a 11 anni), poi sostituite dall’acconciatura afro, camicie hippy e pantaloni in pelle come Jimi Hendrix e Prince, altra grandissima fonte di ispirazione, tanto che agli inizi aveva provato a sfondare con il nome Romeo Blue in suo onore, ma poi, per nostra fortuna, Lisa Bonet l’ha obbligato a mantenere il nome originale. Tatuaggi, piercing vari e attitude da vero animale da palco lo accompagneranno poi per tutta la carriera.

Lenny è bianco ed è nero, è ebreo e cristiano, è sexy ed è spirituale, è rock ed è soul, è istrionico e selvaggio, ma anche delicato. Ha una sorta di esplosione di personalità dentro di sé che riesce a trasmette con la sua musica. Nei suoi testi traspare una forte spiritualità, come nel brano intimo e introspettivo Thinking of you dedicato alla madre da poco scomparsa. Spiritualità che contrasta spesso con l’immagine rock-glam, a volte quasi eccessiva, con canzoni e video che trasudano sensualità.

Come nel videoclip di Believe in me, dove si alternano immagini sacre a scene ad alto tasso erotico senza soluzione di continuità. La sua anima hard rock esce prepotente nella hit Are you gonna go my way e nei potenti riff di Rock&roll is dead e Fly away. Anima che si scontra con le atmosfere sensuali e soul di I belong to you e le rime black del pezzo rap Show me your soul con Diddy.

Eh già, perché oltre ai mille talenti Lenny ha anche la capacità di coinvolgere e può annoverare featuring e collaborazioni con artisti del calibro di Madonna, Slash, Mick Jagger, Michael Jackson, David Bowie e poi Diddy, Drake, Jay-Z e tanti altri passando dal rock, al pop, all’hip pop ed r&b.

LENNY E I DISCHI

In 35 anni di carriera la sua musica ha esplorato tutti gli stili possibili mescolandoli sapientemente, sfornando decine di dischi e centinaia di hit. Dagli esordi di Let love rule del 1989, Mama said (1991), Are you gonna go my way (1993) e Circus (1995), alla svolta R&B ed elettronica con Five (1998), le atmosfere sensuali di Lenny (2001) e il pop rock di Baptism (2004). Il ritorno alle sonorità rock Anni 60/70 di It is time for a love revolution (forse l’album con la migliore accoglienza da parte della critica musicale).

Nel 2011 esce Black and white America, con le prime featuring hip hop con Jay-Z e Drake, seguito a ruota da Strut nel 2012 e da Raise Vibration nel 2018. Quest’ultimo scritto su una sperduta isola delle Bahamas dove Lenny risiede per buona parte dell’anno e dove si dedica, oltre alla musica, a uno stile di vita sano a base di relax, sport, meditazione e cucina vegana. Visti i risultati, mi sento di affermare con ragionevole sicurezza che la cosa funzioni egregiamente.

Ma Lenny è un vulcano, quindi tenetevi forte, perché nel 2023 è uscito il singolo TK421 (sigla che i fan di Guerre Stellari sicuramente riconosceranno) che anticipa il nuovo album Blue Electric Light in uscita proprio in questi giorni. All’interno non mancano le sorprese, con pezzi registrati con Wiz Khalifa, Ice Cube, Will.I.Am e Peggy Gou. E con la chicca di Everytime we fucking up, canzone registrata con un testo decisamente esplicito, ma che sarà presente anche in versione edulcorata (Everytime we loving up) per i palati più delicati.

LENNY E IL CINEMA

Giusto per non farsi mancare nulla, il buon Lenny sì è dato anche il cinema con apparizioni in diverse pellicole negli ultimi 20 anni. Tra le più famose sicuramente i due episodi di The Hunger Games e, qualche anno prima, i due Zoolander. Anche se per me resta memorabile la sua strepitosa performance in una leggendaria puntata dei The Simpsons.

Oh Lenny, comunque due paroline con Madre Natura (o chi per essa) dobbiamo farle eh, che qua la cosa le sta un po’ scappando di mano e noi stiamo a rosicà, ormai. Ora come da tradizione dovrei propinarvi il mio solito elenco, magari un banalissimo “i miei 5 brani preferiti di Lenny Kravitz” o “i migliori dischi di Lenny Kravitz”. Ma siccome è arrivata la primavera, fuori splende il sole e mi sto gustando un’ottima birra, oggi mi sento buono e vi regalo una bella playlist (sì che è bella lo decido io, as usual) da ascoltare a palla per festeggiare il compleanno di questo impavido e invidiatissimo 60enne. CHEERS LENNY!