La giostra del Muro della Morte è la romantica reliquia di un altro tempo. Di quando pochi avevano il bagno in casa e nessuno, ma proprio nessuno, una moto che si avviava semplicemente premendo un pulsante. Display, zero: per vivere un’esperienza eccitante, occorreva sollevare il culo dal velluto e calarcisi a piedi pari.
Erano ancora gli anni dei motori sputaolio, dell’avanspettacolo, dei circhi a tre piste e di un soprannaturale senso dell’equilibro che incuteva paura, soprattutto quando le motociclette correvano a cento all’ora sulle pareti di legno inclinate a 70°. In quelle specie di enormi barili, gli acrobatici piloti giravano – e girano tuttora – come panni nel cestello di una lavatrice, spaventando il pubblico più sensibile con ogni trucco possibile e immaginabile: seduti sul serbatoio, al contrario, bendati, senza mani, senza testa.
E ci si trovava veramente di tutto, in quelle centrifughe, in una serie di programmi che non prevedevano nuances tenui e cuori delicati: bicilindriche a valvole laterali che non perdevano un colpo, sidecar e microcar con un vero leone che ruggiva dal sedile del passeggero. E altre potenziali divoratrici di uomini: le ragazze. Audaci amazzoni che anticiparono il Girl Power e le Riot Grrrls di decenni, alzando l’asticella dell’emancipazione a misure difficilmente eguagliabili.

Trattandosi comunque di giovani donne, di solito si cominciava in famiglia. Una delle prime ad arrampicarsi sul Wall of Death si chiamava Olive Hager. Nacque a Nashville nel 1889 e rimase affascinata dagli ordigni a ruote fin da piccola. Tanto che fu la prima donna – anzi, ragazzina – della città a portare l’automobile. Sarebbe diventata una delle prime e più famose “daredevil” di tutti i tempi guadagnandosi il soprannome di “Mile a Minute Girl“, perché percorreva un miglio verticale al minuto.

Quando le chiedevano come facesse, Olive rispondeva che “è facile, chiunque capisca la legge della gravità ci riesce. A meno che scoppi una gomma, o il motore si pianti, tutto quello che uno deve fare è tenere il manubrio dritto e dare gas“. Inevitabilmente Olive finì per sposare Dudley Lewis, un altro acrobata con il quale finì per condivere lenzuola e assito.

Per anni si esibirono insieme aggiungendo una seconda donna, Bobby Gold. Spesso giravano in controsenso, sfiorandosi continuamente, in un’ardita metafora del ménage matrimoniale a tre. Tra i primi a esibirsi in coppia furono anche i coniugi americani Earl ed Ethel Purtle, nel loro show “World of Mirth“. A volte c’era il solito leone a fare da terzo incomodo. Quando la modernità e la sensibilità verso le condizioni di vita dei grandi felini presero definitivamente piede, all’inizio degli anni Sessanta furono altri generi di fiere, non meno attraenti e fulvocrinite, a catturare l’immaginazione e fare strame dei cuori di innumerevoli ragazzi dei luna park.

Una delle più note era Samantha Morgan, una ragazza di Miami che da adolescente restò mesmerizzata dal carosello dei motociclisti senza paura. Al punto da nascondersi in cima al barile per tutto il giorno, pur di non perdersi uno spettacolo. “Quando finalmente scesi, avvicinai Mad Penguin – il nome d’arte di Sonny Pelaquin, il pilota che sarebbe diventato il suo mentore e compagno di vita – e gli chiesi se potevano farlo anche le ragazze. Mi spiegò con cortesia che “sì, potevano farlo, ma lui era al completo“. Samantha non si arrese.  Prese nota della città dove il Muro della Morte si sarebbe spostato, caricò sulla moto la sua chitarra e una borsa con pochi vestiti. E partì, sola.
Aveva 18 anni, poteva fare ciò che voleva. E lo fece. Quando restò per strada verso Jacksonville con una gomma a terra e la carovana del luna park la raggiunse, la aiutarono a caricare la moto sul camion. Non ne sarebbe più scesa per il resto della sua vita. “Dopo aver supplicato, finalmente mi fecero entrare nel Muro per il mio primo giorno di scuola. È solo all’interno che ti accorgi di quanto ripido sia e di quanto le cose accadano velocemente“, ha raccontato. “Le emozioni incontrollate possono tirar giù il pilota tanto quanto una foratura, o la rottura della catena. Sonny mi diceva sempre che, oltrepassata la porta, si entra in un campo di forza che lascia all’esterno tutta l’energia negativa. È stata la lezione più importante che ho imparato: una volta che si comincia a girare, il Muro fa il resto“.

I Wall of Death sono sempre stati popolari anche nella “piccola isola nell’Atlantico”. Un cinegiornale della British Pathé mostra la 17enne Cindy Willis mentre guida il suo scooter lungo un triste lungomare inglese. Si sta dirigendo al Kursaal dove è la star del Muro della Morte locale. Lavora per George “Tornado” Smith, il giostraio che per primo importò l’attrazione nel Regno Unito, negli anni Venti. Nella sequenza a colori, Cindy gira tranquillamente in tondo a 60 miglia orarie sulla sua BSA bicilindrica in un frastuono bellico, la stessa naturalezza con la quale le sue coetanee ballano il twist. Il narratore commenta divertito come, quello stesso giorno, Cindy è stata bocciata all’esame di guida del suo scooter!
Yvonne Stagg fu un’altra celebrità dei Wall of Death britannici. Anzi, fu la prima e l’unica donna a possederne uno, quello del famoso luna park Dreamland di Margate. Con quel nome da castellana, Yvonne ne era la regina, ovviamente bionda. Aveva il suo nome impresso sul tendone e una squadra di maschi al suo servizio. Era famosa, o famigerata, per come passeggiava per il luna park dall’alto dei tacchi dei suoi stivali bianchi, con i suoi due amati chihuahua in braccio.

Era la metà degli anni Sessanta: mentre la cantante Dusty Springfield agguantava il numero uno in classifica, le donne faticavano ancora a rifiutare le convenzioni di una società rigidamente maschilista. Così Yvonne Stagg diventò l’eroina delle ragazze e il sogno erotico di parecchi teenager.
E dire che non era il frutto di una tradizione circense: faceva la segretaria in una Londra ancora grigia e opprimente quando uno stuntman incrociò il suo sguardo e la invitò ad accomodarsi sul manubrio per farsi un giro. Lei colse l’occasione al volo e la sua vita cambiò per sempre. A 30 anni, dichiarò a un quotidiano che non poteva immaginarsi “a fare la casalinga, con i mocciosi intorno al grembiule“. Alla fine, però, nel 1966 sposò il suo acrobata, dal quale ebbe una figlia. Yvonne correva incinta nel Muro della Morte fino al giorno prima del parto, per tornarci nel giro di poche settimane.

Oggi è un’altra inglese inevitabilmente bionda e attraente, Kerri Cameron, a essere protagonista di diversi video in circolo sul Tubo in coppia con la parimenti fulva Kara Santana – nome d’arte che ricorda molto la mitica Tura Satana. Kerri era un’istruttrice di cavalli. Quando rimase disoccupata, sul sito dell’ufficio di collocamento locale (lassù funzionano) notò che cercavano una pilota per il Wall of Death. Non aveva mai guidato una moto, oggi fa acrobazie impossibili sulla sua Indian Scout 750.

Non è l’unica al mondo: in Indonesia, la 23enne Karmila Purba attira le folle nel suo “Tong Setan“, la Botte del Diavolo. Anche per lei, sfidare la gravità e il maschilismo è un atto naturale e liberatorio, in una corsa per l’emancipazione destinata – si spera – a non girare sempre in tondo.











