Le targhe di latta dei gelati appese fuori dai bar mi attirano ancora adesso. Quelle con il ghiacciolo Arcobaleno e il Twister spiraloso, il Cono Atomic con la graniglia multicolore cancerogena e lo stecco Nembogel. Accanto, il flipper Williams sparava palline gratis a chi ci sapeva fare, mentre il Wurlitzer ipnotizzava con le sue decine di targhette multicolori. La memoria dell’estate al mare di un ragazzino degli anni Settottanta sta tutta qui, in quattro metri quadri. Coloratissimi, a toni accesi. Molto estivi. Molto pop.
Anche oggi che seguo il Tour de France, con le sue belle maglie gialle, verdi, a pois e l’inarrivabile iridata, non riesco a non pensare alle biglie di plastica che i giocattolai vendevano nelle reticelle. Scivolando sulle piste di sabbia, evocavano i corridori, le livree delle moto e le grafiche delle auto da Formula 1 e da Rally.
Dall’apparizione della Lotus 49 Gold Leaf nel ’68, la velocità si è trasformata in un gigantesco quadro di Andy Warhol, nel quale le auto sublimano se stesse per diventare scie cromatiche, pura Arte Pop. Colin Chapman si sarebbe ripetuto pochi anni dopo con l’altro colpo da maestro della Lotus 76 nel nero e nell’oro di un altro pacchetto di sigarette, le John Player Special.
Ma intanto i box del Circus si erano trasformati in una galleria d’arte contemporanea, o un’enorme tabaccheria, a seconda di come la si guardava. Con la M biancorossa stilizzata di Marlboro sulla McLaren M23; e la March di Vittorio Brambilla tutta arancione per le chiavi Beta.
Altre due livree semplici e inconfondibili sono quelle della Brabham Parmalat di Nelson Piquet e la Williams Renault blu, bianca e giallo Camel portata alla vittoria da Alain Prost nel ’93. Le Ferrari, beh, quelle potrebbero correre solo rosse: sono nate pop, nel senso più autentico di popolare, quello che punta dritto al cuore dell’immaginario collettivo. Oggi che le scocche delle F1 si sono incasinate all’inverosimile di aerodinamica, è difficile ricatturare lo spirito pop di quei tempi: forse resiste nelle grafiche Red Bull, con quei grandi tori rossi che caricano Verstappen.

Così freddamente curvy & sexy, le lamiere delle auto da corsa sono la tela perfetta per un artista grafico con l’ormone sovralimentato. I campionati per vetture Sport e le 24 Ore ci hanno consegnato capolavori pop che da anni troneggiano nei musei di marca, come già le ipervignette di Lichtenstein o le gigantesche sculture morbide di Oldenburg nelle collezioni d’arte contemporanea.
Complice il solito Steve McQueen in “Le Mans“, sono vent’anni che l’azzurro e l’arancio delle livree Gulf di Ford GT40 e di una serie di Porsche a coda lunga o corta è tornato a ossessionare l’immaginario degli appassionati.
Porsche ha perpetuato il suo mito con le livree Rothmans, dalla 962C alla 953 della Paris-Dakar. I “tabaccai” francesi sono rimasti nella storia con il logo delle temutissime sigarette Gitanes riprodotto sulle Matra e le Ligier, per poi esportare la celebre ballerina nera in campo azzurro prima sulla Lola T282, quindi sulle Porsche Carrera RS e 924 da rally (un momento che ci arriviamo).
Da pudica azienda di Stato, invece, Alfa Romeo non ha mai sentito la necessità di poppeggiare più di tanto le sue carrozzerie rosse. Dal 1923 il Biscione può contare su un marchio visualmente potentissimo: il Quadrifoglio Verde che designa la sua Squadra corse.
Ha una storia così bella e tragica (googolatela), che sta in piedi anche su un triangolo bianco, anziché sul rombo originale. Anche le grafiche Motorsport di BMW e quelle vivaci della Peugeot Talbot Sport stanno bene ovunque – ma sulla CSL e la 205 T16 erano davvero qualcosa di speciale.

Ecco, lo so bene dove mi state aspettando con il GioStyle pieno di birre fresche: sugli sterrati delle prove speciali. In attesa che passino due delle livree più iconiche (scusate la parolaccia, quando ci vuole, ci vuole) del Motorsport. Entrambe generate dall’intelligenza tutt’altro che artificiale di Cesare Fiorio. Alitalia fu lo sponsor giusto sulla macchina giusta, la Lancia Stratos, nel segnare l’epoca in cui il Rally sportellava con le Formula 1 per il primato di pop-olarità.

E quando quell’auto che sembrava un jet andò in pensione, la sostituirono le 037 e le Delta Martini Racing per decretare quello che sapevano già tutti, cioè che le Lancia avevano classe da vendere. Se vogliamo, pure le grafiche razionali della Audi Quattro non scherzavano, per quanto faticassero ad accendere la fantasia dei ragazzi. Che invece si è infiammata più di recente per la Subaru Impreza WRX blu elettrico 555 di Colin McRae e la Toyota Celica GT-Four negli intramontabili colori Castrol.

E le moto? Anche se sono più roba da iniziati, hanno saputo regalare i loro momenti pop alle masse. Specie le carenate da corsa, le più sognate e le più adatte a essere trasformate in opere d’arte applicata. All’inizio, diciamo fino agli anni Settanta, funzionavano le campiture di colore a contrasto alla Mark Rothko: il verde oliva delle Moto Guzzi e il bianco e il rosso delle Gilera da GP; il rosso e l’argento delle MV Agusta e Honda Anni 60, fino alla bellissima Harley-Davidson XRTT 750 guidata da Renzo Pasolini arancione e nera, percorsa da strisce longitudinali bianche.
Il problema delle moto è che sulle superfici ridotte devono starci più marchette possibili: anche in questo caso, però, alcune sono riuscite a diventare icone pop. Prendete la Yamaha YZR 500 di Kenny Roberts: gli “speed blocks” bianchi e neri in campo giallo erano – anzi, sono ancora – il biglietto da visita di Kenny Roberts.
E cosa c’è di più “soda pop” della Suzuki RGV500 Pepsi Cola? Su un’altra RGV, quella di Kevin Schwantz, come sulla Cagiva Elefant di Edi Orioli, il bersaglio Lucky Strike ha centrato il cuore di una generazione. E poi la scorbutica Honda NSR500 Rothmans di Gardner, la Honda VTR 1000 Castrol di Edwards e Kocinski…
L’estate è la stagione pop per definizione, con i suoi colori vivaci che richiamano le famose palline delle piste in spiaggia. Divertitevi a scrivere la vostra top five delle livree più pop, postatela sui social di Wheelz, confrontatela con quella degli amici che hanno ancora voglia di giocare.



















