Nel tumulto avvolgente delle feste, ebbro del calore della socialità, del vino e dei grassi saturi, adoro prendermi lo spazio per qualche passeggiata. La mente ovattata che viene sferzata dall’aria fredda, mentre luci e decorazioni natalizie iniziano il loro incessante scintillio, è una ritualità per me ineccepibile e irrinunciabile. Un momento in cui ricordi e pensieri si concentrano su qualcosa di diverso del semplice resoconto dell’anno passato o dei tradizionali “buoni propositi” per l’anno nuovo. È più uno scavare nei meandri emotivi di ciò che si è vissuto e si vuol vivere, guardarsi allo specchio e comprendere cosa realmente ha fatto vibrare le nostre corde (e non vediamo l’ora di replicare).
Perché viaggiare è senza dubbio un’esperienza sempre interessante, che porta arricchimento, conoscenza, incontri. Ma forse è il caso di ridimensionare quella visione idilliaca che ci porta a credere che basti partire per essere felici, per sentirsi attraversati da un’inebriante energia o per provare qualcosa di nuovo. Non è così. Viaggiare non è un’utopica panacea. Non è qualcosa da consumare in stile all you can eat.
Mentre cammino, passo dopo passo, i dubbi lasciano spazio alle certezze. Di tutto il girovagare, sono stati i chilometri trascorsi ad esplorare in bicicletta quelli ad emozionarmi di più. Quelli dove ho pedalato con calma, su bici a volte nemmeno troppo performanti, disegnando rotte e destinazioni più secondo l’istinto, giocando a perdermi per stradine secondarie e sostando ogni due per tre per uno sguardo, uno scatto, un respiro. Fatica poca, niente limiti da raggiungere e oltrepassare, niente “sindrome da performance”. In tutte quelle immagini mi sono rivisto libero, mi sono sentito allentato da qualunque pressione, ho percepito la giusta vibrazione.
Ed è da lì che voglio ripartire, individuando per questo 2026 alcune ciclovie italiane particolarmente suggestive, da percorrere a cuor leggero, non necessariamente nella loro interezza, senza schedule o infinite bucket list di visite e hotspot. Niente che richieda un allenamento particolare, se non la voglia e una certa predisposizione a passare in sella un po’ di ore, con l’unico obiettivo di sentire le vibes riducendo tutto all’essenza, vivendo i luoghi nel lento procedere delle pedalate.

IL SENTIERO VALTELLINA
Ampia e luminosa, la Valtellina è un territorio dalla grande scenografia naturale, dove il corso del fiume Adda indica “la via” e le vette retiche e orobiche che la circondano ne proteggono autenticità e radici con la loro maestosa bellezza.
Il Sentiero Valtellina nasce grazie alla virtuosa sinergia di tutte le Comunità Montane locali, con lo scopo di creare un itinerario ciclabile strutturato e organizzato, che attraversi il territorio in tutta la sua interezza. Il risultato è un tracciato di 114 Km che corre parallelo all’Adda, unendo Colico (vertice settentrionale del Lago di Como) a Bormio. È pensato per cicloturisti slow, in prevalenza asfaltato, adatto ad ogni tipologia di bici. Il dislivello complessivo sfiora i mille metri, ma il dato non deve preoccupare eventuali neofiti/disallenati: per oltre settanta chilometri, infatti, il sentiero scorre pressoché in piano, prendendo quota solo nell’alta valle, da Tirano a Bormio.
Punti di noleggio, aree sosta e stazioni di ricarica per e-bike sono ben distribuiti lungo tutto il percorso, a cui si aggiungono le bike station BCPOD, veri e propri box sicuri per custodire il proprio mezzo attivabili via App dedicata (bicipod.it). Se si desidera spezzare il percorso o rientrare in treno si può far affidamento alla rete ferroviaria che transita poco distante dal tracciato e che permette senza problemi di trasportare la propria bici.
Si inizia pedalando nella quiete della riserva naturale del Pian di Spagna, nei pressi di Colico. L’affascinante paesaggio lacustre indirizza l’animo sulle giuste sintonie. Interessanti deviazioni sono quelle per il seicentesco forte spagnolo di Fuentes e il forte Montecchio Nord, risalente alla Prima Guerra Mondiale e perfettamente conservato. Entrambi sono raggiungibili con brevi deviazioni dal Sentiero.
Dalla quiete verde di Traona e dell’Isola della Pescaia si arriva a Morbegno, con il Ponte di Ganda a farne da simbolo, il bel Palazzo Malacrida e la chiesa di San Giovanni Battista. I sapori del Bitto, il più famoso dei prodotti tipici locali, confortano prima di ripartire pedalando tra piccole frazioni, boschi ombrosi e ampi invasi.
Si sfiora la Val Masino fino a raggiungere Sondrio, incastonata tra vigneti terrazzati e cime alpine. Si pedala nel centro storico esplorando l’antica contrada Scarpatetti e visitando il Castel Masegra. Il percorso prosegue conducendo a Tirano, crocevia di fede, storia e ferrovie alpine. Da qui la valle si fa più aspra e solenne: il Mortirolo è per i coraggiosi ed anche la salita verso Grosio richiede un po’ di volontà.
Le celebri incisioni rupestri della Rupe Magna e i due vicini castelli medievali sono un’ottima ricompensa che si completa con gli splendidi paesaggi alpini dell’Alta Valtellina. Il Sentiero si conclude a Bormio, nel grande anfiteatro naturale dello Stelvio, dove la ciclovia incontra l’alta quota e il respiro delle grandi Alpi.
Tutte le info su sentiero.valtellina.it e www.valtellina.it
LA CICLOVIA DELL’ADRIATICO
Pedalare lungo scintillanti tratti costieri può essere un’esperienza a tratti catartica. La bici, ancor più di qualunque altro mezzo, permette di farsi inondare dai profumi e dai colori, rallentando il tempo e amplificando i sensi. La ciclovia del Mar Adriatico si sviluppa da Lignano Sabbiadoro a Trieste unendo mare, lagune e città storiche lungo l’estremo nord dell’Adriatico. 120-130 Km, a seconda delle varianti scelte, con un dislivello quasi inesistente.
La si scorre con estrema rilassatezza, prendendo tutte le deviazioni che il caso e l’istinto portano a seguire. Il percorso fa parte della più ampia Ciclovia dell’Alto Adriatico, che congiunge Ravenna a Kranjska Gora, in Slovenia. Nel complesso il tracciato ha bisogno di migliorare dal punto di vista della segnaletica e in alcuni tratti “promiscui” si deve fare i conti con il traffico. Ma il connubio bici + mare diviene irresistibile, soprattutto potendo contare su servizi di trasporto pubblico (su strada e su acqua) che permettono di dar vita ad un’esperienza unica.
Si inforca la bici in quel di Lignano Sabbiadoro, dove si pedala immersi in un paesaggio d’acqua fatto di pinete, canali e il corso del Tagliamento, confine naturale tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. Il percorso si fa subito emozionante entrando nei dintorni di Marano, uno degli ambienti umidi più suggestivi dell’Alto Adriatico. La pedalata decelera mentre intorno i celebri casoni si riflettono nelle acque lagunari. Qualche chilometro e si attraversa Aquileia, tappa fondamentale non solo del viaggio ma della storia europea: l’antica città romana, Patrimonio UNESCO, conserva mosaici paleocristiani e una basilica di straordinario valore.
Si ritorna sul mare mentre la vista si riempie della bellezza della laguna di Grado, isola e città di mare, elegante e luminosa. Il centro storico, il porto, le spiagge e la lunga tradizione termale fanno di Grado una delle soste più imprevedibili. Saranno le vibrazioni di questo luogo a determinare la durata di questa tappa. Si può chiudere qui l’itinerario, spendendo il resto dei giorni a pedalare leggeri per la laguna. Oppure si prosegue costeggiando il mare fino ad intravedere Monfalcone, città industriale legata ai cantieri navali la cui storia è raccontata al MuCa, il Museo della Cantieristica.
La foce dell’Isonzo diviene punto di transizione tra la pianura costiera e il Carso. Il mare resta protagonista, ma il terreno si fa più ondulato e il paesaggio più roccioso. Si entra nell’area delle falesie di Duino, uno dei tratti più scenografici dell’intera ciclovia, dove il bianco della roccia carsica si affaccia direttamente sull’Adriatico. L’omonimo castello è uno spettacolo da visitare e precede l’ancor più celebre castello di Miramare. L’arrivo a Trieste è spettacolare e simbolico: una città mitteleuropea affacciata sul mare, sospesa tra cultura latina, slava e asburgica. Piazza Unità d’Italia, le rovine romane, il porto storico… li si attraversa a passo lento, prima di parcheggiare la bici e godersi le atmosfere uniche seduti al tavolino di uno dei tanti caffè letterari del centro.
Tutte le info su www.turismofvg.it/it/bike e www.turismofvg.it
LA CICLOVIA ASSISI-SPOLETO-MARMORE
Pedalare nel cuore verde d’Italia significa alienarsi da ogni forma di caos e percepire l’irresistibile fascino dell’isolamento. Un mood che attrae, che scuote l’animo e lo fa risuonare di una vibrazione unica e irripetibile. Poco meno di cento chilometri mettono in comunicazione Assisi, Spoleto e le celebri cascate delle Marmore, in un itinerario dal forte valore paesaggistico e culturale. Borghi intrisi d’arte si alternano ad ampi spazi naturali lungo un tracciato da gustare senza alcuna fretta. Una ciclovia che resta piuttosto accessibile, merito di un dislivello che non si fa mai proibitivo nonostante alcuni tratti con salite dolci ma costanti.
La partenza da Assisi è già di per sé un momento simbolico. La città di San Francesco, con la Basilica patrimonio UNESCO, offre un avvio carico di spiritualità, pace e bellezza. Uscendo dall’abitato, il sentiero si srotola lontano da strade aperte al traffico e segue parallelamente il corso dei torrenti Teverone e Maroggia. Brevi divagazione portano a Bovara, a Pissignano o nei pressi del castello di San Giacomo. La bici va vissuta così, lasciando che detti liberamente ritmo e direzione.
L’arrivo a Spoleto è uno dei momenti più affascinanti dell’itinerario: la città accoglie con il suo straordinario patrimonio monumentale, dal Duomo al Ponte delle Torri, fino alla Rocca Albornoziana che domina la valle dall’alto.
Da Spoleto la ciclovia cambia progressivamente volto. Lasciata la città l’esplorazione si fa più “avventurosa” pur rimanendo fruibile a tutti. A segnare il percorso è la vecchia ferrovia Spoleto-Norcia, capolavoro di ingegneria ormai in disuso e recentemente recuperata per la gioia degli escursionisti. Tra boschi e buie gallerie, armati necessariamente di luci, si pedala in un fremito di emozioni. Gli scenari della Valnerina mantengono affascinante il contesto naturale mentre piccoli borghi come Ceselli e Arrone, offrono scorci autentici e una sensazione di isolamento che contrasta piacevolmente con l’arte urbana delle tappe precedenti. Il silenzio di questi luoghi incontaminati viene rotto dal fragore dell’acque che annuncia l’ultima tappa del percorso. Le cascate delle Marmore si manifestano quasi all’improvviso, con un’immagine potente e maestosa, capace di scuotere l’animo e regalare un ricordo indelebile.
Tutte le info su www.umbriatourism.it/it/-/ciclovia-assisi-spoleto-marmore e www.umbriatourism.it
LA FOOD VALLEY BIKE
Unire l’esplorazione al buon cibo? Perché no! In fondo il nostro pedalare non ha alcuna velleità sportiva, motivo di più per non sentirsi in colpa ad intervallare la bici a qualche merenda a base di pane e ottimi salumi. E se c’è un posto perfetto per tutto questo, non può che essere l’Emilia Romagna.
La Food Valley Bike è una ciclovia pensata per mettere d’accordo natura, cultura e la ricchezza gastronomica della Bassa Parmense. Un viaggio lento e gustoso tra borghi, castelli, musei e produzioni alimentari d’eccellenza. Il percorso si sviluppa per circa 70 Km completamente pianeggianti, seguendo spesso le piste ciclopedonali e le strade secondarie della campagna tra Parma e Busseto. Il tracciato è suddiviso in tre tappe principali, che si svelano come un racconto in cui la bicicletta diventa il mezzo per gustare il territorio.
La prima tappa, da Parma a Colorno, attraversa la terra del Parmigiano Reggiano, degli anolini e di altri prodotti tipici, conducendo alla maestosa Reggia di Colorno, dove storia ducale e paesaggio rurale si intrecciano. Il vicino borgo di Brescello, celebre paese di Don Camillo e Peppone, rappresenta una deviazione “romantica” per gli appassionati dell’opera di Giovannino Guareschi e del cinema nostrano di una volta.
Proseguendo verso Roccabianca, la bici intreccia la Ciclovia della Spalla Cruda di Palasone e tratti di ciclabili locali fino a Sissa Trecasali, con la possibilità di assaporare i tortel dòls e altri sapori tipici. Questo vagare in bicicletta lascia lo spazio di intercettare stimoli e impulsi che i luoghi trasmettono. L’arrivo a Roccabianca regala la vista sul suo castello quattrocentesco, un luogo suggestivo, parte del circuito dei Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli e che ne racconta il passato feudale.
Procedendo in direzione Busseto si percorre in gran parte la Ciclabile del Culatello, che conduce a Polesine Zibello, patria del celebre Culatello di Zibello DOP e sede di un interessante museo dedicato a questo salume.
Altre pedalate e altro intreccio con un’altra ciclabile, quella della Spongata, prima di immergersi nei luoghi verdiani di Busseto, dove la figura di Giuseppe Verdi e la storia musicale locale completano la ricchezza culturale del viaggio. La sua Casa Natale a Roncole Verdi, nella campagna appena fuori dal borgo, è il punto di partenza per celebrare il maestro, proseguendo poi per il Teatro Verdi, ospitato nella duecentesca Rocca Pallavicino. Elegante e raccolto, fu costruito per volontà dei concittadini e recentemente è stato restaurato e riaperto.
Tutte le info su emiliaromagnaturismo.it e emiliaromagnaturismo.it/it/sport/cycling/ciclovie/food-valley-bike
LA CICLOPEDONALE DELLA VAL DI NETO
Nel cuore della Calabria una passeggiata in bici può trasformarsi in un’esperienza outdoor di grande respiro. Ci si può ritrovare facilmente a passare dalle due ruote a pedali al kayak per poi rigenerarsi grazie a bollenti bagni termali. Il tutto circondati da una natura dominante e da piccoli borghi incastonata in punti panoramici.
La Ciclopedonale della Val di Neto è un affascinante itinerario che si snoda per circa 38 Km seguendo il corso del fiume Neto nel cuore del Marchesato crotonese. Il percorso, ricavato in gran parte dalla riqualificazione di antiche mulattiere e interamente segnalato, ha il pregio di essere stato realizzato con una particolare attenzione all’utilizzo di materiali ecosostenibili e limitandone l’impatto ambientale. Si sviluppa quasi interamente in piano o con dislivelli molto contenuti, rendendolo fattibile anche da ciclisti casual.
Ciascuno dei sei comuni toccati dalla ciclovia custodisce un frammento di storia e cultura di questo territorio. L’esperienza inizia nei pressi di Caccuri, borgo medievale dominato da un imponente castello visitabile, da cui si apre una sontuosa vista su tutta la valle. Si pedala immersi nei profumi della macchia mediterranea salendo verso Belvedere di Spinello, altro balcone panoramico, per poi proseguire fino alla deviazione per Santa Severina. Ci si arrampica al cuore del borgo venendo catapultati in un tempo sospeso. Splendido il castello normanno così come le antiche case in pietra.
Non molto distante, Scandale vede nelle sue sorgenti sulfuree la sua principale particolarità. Cosa c’è di meglio che scendere dalla bici e immergersi in un caldo bagno termale? Non aspettatevi strutture o centri benessere: questa è una pozza naturale dove immergersi liberamente! La ciclopedonale tocca poi Rocca di Neto, dove le grotte rupestri che punteggiano le colline raccontano una presenza umana millenaria e le rive del fiume offrono spunti per attività come il rafting o il kayak. 12 Km di fiume da solcare remi alla mano con ben nove piazzole di accesso e punti di noleggio per l’attrezzatura.
Continuando verso Strongoli, il paesaggio cambia nuovamente con l’avvicinarsi della costa ionica. Il borgo svetta in cima ad una collina panoramica, simbolicamente presidiata dall’antico castello. Qui siamo nella terra della denominazione Val di Neto IGT, una delle più importanti aree vitivinicole della Calabria. Giusto quindi concludere in modo grandioso, salutando la bici e accomodandoci negli scenari bucolici dell’Azienda Agricola Ceraudo, eccellente realtà del territorio la cui cantina vanta una produzione vinicola di grande qualità, oltre ad ospitare un pregevole ristorante stellato, il Dattilo, guidata dalla nota chef Caterina Ceraudo.
Tutte le info su ciclopedonalevaldineto.it e calabriastraordinaria.it







































