Se avete letto l’editoriale di questa issue sapete già che la Zeta, oggi, è il simbolo di una gioventù indecifrabile, la lettera degli spiriti ribelli di questa nuova generazione che si nasconde sotto tante etichette ma, sotto-sotto-sotto, non è tanto più sovversiva di come lo eravamo noi, con il walkman nelle orecchie e una manciata di Goleador in tasca.

Ma torniamo alla Zeta. Un segno appuntito e nervoso da schizzare su un foglio di carta, che difficilmente diventa il tratto preferito di quelli che non prendono mai una posizione, aspirando ad essere degli insipidi orsetti abbraccia-tutti. Gente capace di emozioni forti quelli della Zeta, come quelle di una giornata di time-attack in pista o degli applausi ad un car meet.

Sensazioni che ben conosce Fabio Dellisanti, appassionato di auto giapponesi che in un periodo relativamente breve si è fatto un nome nella vibrante comunità italiana delle JDM e, più in generale, delle auto elaborate. Con la Z per antonomasia, quella di Nissan, che ha le radici negli anni Sessanta.

Fabio Dellisanti, tra quadrupedi fedeli e auto a mandorla

Quando arrivi al quartier generale di Fabio Dellisanti sai già che passerai un paio d’ore a chiacchierare di cose belle. Ad accoglierti per primi ci sono gli ospiti di Harmonia, il centro cinofilo di cui è co-founder. Che non solo si occupa di Fufi mentre papà e mamma sono al lavoro: anni di studi e di affinamento del metodo permettono a Fabio e ai suoi collaboratori di ri-addestrare e recuperare ad una vita felice i cani oggetto di maltrattamenti o impiegati nei combattimenti. Animali programmati per staccarti un braccio se soltanto li guardi che, grazie all’amore degli educatori, rimangono immobili mentre gli iniettano un vaccino come il più pacioso dei bebè. Ma passiamo oltre, che oggi siamo qui per altro…

Ritrovato un po’ di contegno dopo le feste dei pelosi, l’occhio cade subito sul parco auto di Fabio e della compagna Aurora, appassionata pure lei. Diverse, ma coordinate, fanno muso-contro-muso una filante coupé giapponese e una Smart Brabus. Ti viene subito in mente la sigla della serie Anni 70 Cuore e Batticuore, dove la coppia di protagonisti sgasa su una strada panoramica in un testa a testa tra una Dino 246 GT (lui) e una Mercedes SL cabrio (lei).

Querelle sentimental-motoristiche a parte, Fabio è uno dei nomi da tenere d’occhio nel mondo delle JDM, le glorie automobilistiche giapponesi che anche in Italia hanno una nutrita schiera di appassionati grazie anche alle incursioni di cinema e televisione nel genere. Una passione viscerale per i motori, di lunga data, di quelle che leggete ogni mese su queste pagine. Ma questa volta celebriamo un innamoramento più recente, giusto un paio d’anni. Pochi direte voi, ma abbastanza per Fabio per diventare un tutt’uno con la sua nipponica di gran lignaggio: una Nissan 370Z.

Dalle due ruote, alle quattro del Sol Levante

D’altronde per un ragazzo classe 1988 innamorarsi delle auto giapponesi è facile. Back then, non c’erano le maratone di Netflix né i reel sottotitolati con cui bruciarsi le serate. C’era il cinema e c’erano i film che passavano una volta l’anno in TV, come quelli della saga di Fast And Furious. I primi tre soprattutto, quando le auto driftavano per le strade di Tokyo o saltavano i passaggi a livello a Los Angeles invece che andare in orbita o lanciarsi dagli aerei in volo per salvare il globo. Capolavori che fanno oggi parte della cultura popolare, ma che allora erano un po’ da nerd. E noi, nerd, sbavavamo davanti alla Nissan Skyline GT-R R34 dell’agente Brian O’Conner.

Non molto diversa da quella che, nella meno cinematica Torino, Dellisanti scopre qualche anno fa ad un raduno serale clandestino. All’epoca era già un malato di motori che non disdegnava la pista, ma con un debole soprattutto per le due ruote. Quelle ignorantissime – se vuoi – degli scooter. Una scena quella dei motorini truccati, dello scootercross e delle pistate, a quell’epoca forse al punto più alto. Però quella macchina giapponese lo intriga troppo. Ed è così che, mentre si trasferisce da Torino a Milano, il nostro inizia a frequentare i raduni lombardi e dell’Italia nord-occidentale. Lì dove la comunità JDM è piccola ma piccante.

Ci sono le Skyline e le Supra, certo ma anche roba più abbordabile. In fondo, basta una Mazda MX 5 per accedere al club, i cataloghi dei tuner traboccano di parti dedicate e c’è un evento giusto quasi ogni weekend. Fabio ci si butta anima e corpo un paio di anni fa, ed è qui che la Zeta rientra prorompente in questa storia. Perché, tra tante auto giapponesi di cui innamorarsi perdutamente, la scelta di Fabio ricade proprio sulla Nissan 370Z.

Lunga vita a The Z

La serie Z di Nissan è una delle più longeve e apprezzate serie di auto sportive al mondo. La sua storia inizia nel 1969 con la Fairlady Z (che in occidente arriva l’anno dopo come 240Z), una coupé sportiva dal design accattivante e dalle prestazioni brillanti. All’epoca Nissan non esisteva neppure, la casa si chiamava Datsun. La 240Z è stata un successo immediato e ha contribuito a far conoscere il marchio Nissan a livello mondiale, con oltre 520.000 unità prodotte in un orizzonte di 9 anni.

Passano le stagioni e la famiglia si evolve, mantenendo sempre un’impronta sportiva e un design distintivo. Arrivano la 260Z, la 280Z e la 300ZX, che in Italia forse non bucano lo schermo con il grande pubblico, ma in altri mercati volano e contribuiscono a consolidare la fama motoristica dell’ultima lettera dell’alfabeto.

Linee classiche che a Fabio piacciono e che lo orientano sulle eredi più moderne. Nei primi anni duemila arriva la 350Z, equipaggiata con un motore V6 da 3,5 litri, che viene successivamente aggiornata nel 2009 con l’introduzione della 370Z dalla cubatura poco più grande (3,7 litri). Il tutto con una caratteristica che a Dellisanti piace: da mamma Nissan escono sempre col motore aspirato, che alla lunga ti da tante soddisfazioni ed è più affidabile se sai dove mettere le mani.

Due anni fa arriva il momento catartico, quello dell’assegno e del passaggio di proprietà. Della sua Fabio si innamora per caso, su YouTube. Per l’esattezza sul canale del tuner/influencer Matteo Torrisi e della sua Officina del Pilota, dove l’auto fa bella mostra di sé come la seconda Z più “spinta” in Italia. Per Fabio diventa un’ossessione: quella macchina più veloce di una katana nelle mani di un samurai deve essere sua. E alla fine il proprietario si fa convincere, e gliela vende.

Certo, non è la versione inarrivabile Nismo con l’autobloccante di fabbrica, ma al banco i cavalli sono 360 e per divertirsi in pista (spesso) e fare un po’ di show time ai Cars & Coffee (quando capita) per Fabio è già perfetta così. Non ci deve pensare un secondo: in un mondo dove la passione per le auto si polarizza tra chi fa tanta scena e fotografie e chi tagga di meno, ma spalanca il gas in pista, Dellisanti ha già casco e guanti in mano.

Il ritorno di fiamma del tuning

 E come Fabio, in realtà ce ne sono altri. Perché nonostante gli allarmi sul disinteresse dei ragazzini per i motori, il mondo del tuning attraversa un buon momento. Certo, se guardi i social la fazione del pop-and-bang e delle fiamme dallo scarico lunghe un metro sembra quella di gran lunga più numerosa. Tolti però i ragazzini a caccia di like che si stancano presto, quelli che restano sono più inclini ad una bella pistata o un raduno dinamico.

Cercano i pezzi giusti per migliorare le performance della vettura, non solo quelli più adatti per lo shooting fotografico e quando non trovano uno specialista che li aiuti (come capita per le Z, dove non ci sono ancora in Italia officine super-specializzate intorno a cui si aggregano compagnie di appassionati), si rimboccano le maniche e provano a farsi una mappa da soli. Un mondo che, rispetto anche solo a vent’anni fa, è molto più a portata di mano, con body kit che possono essere ordinati con un paio di swipe sullo smartphone e recensioni di qualsiasi componente meccanico fruibili gratis e H24.

E la Zeta? Ultima nell’alfabeto, ma prima della classe anche negli anni a venire, con Nissan che ha acceso i riflettori qualche mese fa sulla settima discendente, che si chiama semplicemente Z. Un omaggio alle precedenti generazioni, con un design che riprende alcune delle linee della 240Z. Con un qualcosa che a Fabio, però, piacerà meno: il motore V6 da 3,0 litri e 400 CV, sfacciatamente biturbo.