(if you wanna rock ‘n’ roll)

 

La strada come romantica metafora della vita. Un percorso sinuoso fatto di curve improvvise, deviazioni, rettilinei rilassanti e continui saliscendi. Banalità? Forse. Però a volte nell’ovvio si nasconde il vero, non lo si può negare. Lo sa bene chi come noi ha fatto della strada una sorta di entità superiore, da adorare e perseguire, ma anche una silenziosa compagna di viaggio, capace di ascoltare e masticare i pensieri più intimi, regalando un tempo prezioso per rielaborarli, un tempo che sempre meno spesso si ha il coraggio di ritagliare nel quotidiano.

Spesso si vive la strada con le stesse dinamiche con la quale si fronteggia la vita: passando da un estremo all’altro. C’è chi lo fa in modo spericolato, chi senza pensare a cosa si nasconde dopo la prossima curva e chi cerca di pianificare ogni dettaglio del viaggio. C’è chi “veleggia” guardandosi intorno e chi sceglie volutamente la strada più difficile. Insomma, se stiamo galleggiando in un mare di ovvietà, è un mare che spaventa per quanto ricalchi specularmente la realtà.

Nel mio personalissimo rapporto con la strada, pur appartenendo alla specie di quelli che amano godersi il panorama, cerco in qualche modo di sperimentare ogni sfumatura, provando ad assorbirne pregi e difetti. Ecco perché, ad esempio, ogni tanto qualche bella salita bisogna pur cercarsela o quantomeno accettarne l’inevitabilità. Si sa che alla fine ripagano, vuoi per quello che smuovono dentro, vuoi per quello che regalano una volta raggiunta la cima.

Ecco perché in questo secondo mese del 2025, ancora freschi di buoni propositi e speranze, andiamo a mettere giù tre scalate da perseguire non appena la stagione ce ne darà modo. Ed è nella scelta di queste strade che andremo a scardinare l’ovvio.

Già, perché non tutte le salite sono uguali e non tutte portano i medesimi benefici. Abbandoniamo per un attimo i “grandi classici” e cerchiamo qualcosa che sia meno fine a se stesso. Non un nastro da attraversare, ma qualcosa di più intimo, capace di smuovere e far vibrare, di offrire qualcosa di inedito. Perché la strada, esattamente come la vita, non ha particolarmente senso se ci si limita a farla scorrere: acquisisce valore solo grazie alle tappe, alle soste improvvise e anche alle deviazioni. Pianificate o meno.

tra veneto e trentino

Sulle curve della storia

La scalata inizia lungo il frastagliato confine che separa la provincia di Vicenza da quella di Trento, dove prende vita un territtrorio affascinante, ma discreto. Riservato, oserei dire. Qualche vetta imponente, ma mai eccessiva nella quota, altipiani e valli pittoresche. Un ambiente che porta sulle proprie spalle la profondità culturale tipica dei luoghi di frontiera.

È un’area a cui sono particolarmente affezionato. Perché per comprenderla ed entrarvi in sintonia servono conoscenza e curiosità, empatia e sensibilità.

Si parte dall’imbocco della Val d’Astico, nel piccolo comune di Arsiero. Il fiume che dà il nome alla valle, scava un sorprendente canyon nella piccola frazione di Contrà Pria, poi la SP64 si inerpica rapida facendosi strada lungo la vertiginosa parete rocciosa. In un attimo “si decolla” e la vista spazia sull’antistante altopiano dei Sette Comuni e sul Monte Cengio.

La prima arrampicata giunge a Tonezza del Cimone, piacevole località di villeggiatura situata intorno a quota mille. L’indole rilassata della destinazione e la sua vocazione al turismo outdoor appaiono in completa antitesi con la solennità (e drammaticità) delle pagine di storia che racconta: investita dal Primo conflitto mondiale, Tonezza ospita uno dei quattro sacrari della provincia di Vicenza, immerso tra boschi attraversati dai resti delle trincee. Un luogo scevro da ideologie, emozionante dal punto di vista paesaggistico e in grado di raccontare l’indimenticabile. Un contrasto troppo forte? Ma no, si sa che fanno parte della vita… così come della strada.

L’ascesa dà un attimo di tregua negli scenari illibati dell’Altopiano dei Fiorentini. Il Valico Valbona apre ai resti del Forte Campomolon (raggiungibile con una breve passeggiata) e all’ex base NATO chiamata Base Tuono. Un’altra contrapposizione a tinte forti, dove la struttura, avvolta dalla natura più pura, è stata trasformata oggi in un museo che offre una testimonianza tangibile delle grandi tensioni geopolitiche e militari della Guerra Fredda.

Poco distante corrono le piste da fondo del comprensorio di Folgaria, distante meno di quindici minuti da qui. La strada piega sulla SP2 verso Serrada e nel cuore della Valle di Terragnolo. Si respira gioia tra le sue curve e con lo sguardo fiero si affronta un altro tratto di salita fino al Passo della Borcola, emblema di una montagna schietta e non ammiccante a tutti i costi.

La fatica della salita è ormai puro piacere. È quindi tempo di scendere: prima il verde smeraldo della Val Posina, poi lo specchio d’acqua ceruleo di Laghi, una cartolina sullo sfondo del borgo più piccolo di tutto il Veneto.

DOVE DORMIRE:

CHALET MONTE COSTON

Accogliente hotel a conduzione familiare situato nel cuore dell’Altopiano dei Fiorentini. Otto camere confortevoli in stile mountain, ristorante interno specializzato in cucina tipica.

DOVE MANGIARE:

RIFUGIO RUMOR

Lungo la SP92, poco prima del Valico Valbona, si incrocia un rifugio vero, autentico. Ambiente raccolto e amichevole accompagnato da piatti tradizionali belli frizzanti. Fare due chiacchiere con il titolare è il plus che si va cercando.

in friuli

La Panoramica delle Vette

Protetta da cime austere e imponenti, custodi di una dimensione assolutamente unica, la Carnia è il cuore montano di quel Friuli sinonimo di meraviglia e autenticità.

Il suo caleidoscopico territorio lo si esplora silenziosamente, senza il desiderio bulimico di fagocitarne i punti d’interesse. E soprattutto le strade. Sono tante quelle affascinanti, ancor di più quelle che conducono nella roboante cornice naturale di questa regione.

Di salite qui c’è l’imbarazzo della scelta: la più famosa porta in cima allo Zoncolan… non proprio uno “sconosciuto”, soprattutto per chi coltiva in bici autentici polpacci d’acciaio. Ma a questo giro si sceglie qualcosa un filino più wild… campo base a Sutrio, scegliendo l’albergo diffuso come soluzione per il pernottamento. Pochi chilometri e nella frazione di Tualis inizia l’arrampicata.

Ecco, la Panoramica delle Vette non è solo un nome, ma una vera dichiarazione di intenti. Uno dei percorsi più spettacolari di tutto il Friuli. Meglio affrontarlo la mattina, possibilmente in una bella giornata soleggiata, per evitare che la foschia giochi brutti scherzi.

Una trentina di chilometri da guidare con pazienza e attenzione, vista la carreggiata di ridotte dimensioni e i tornanti particolarmente stretti, ma quando la vegetazione inizia a diradarsi e il panorama ad aprirsi, le sensazioni si fanno davvero intense. Giunti al rifugio sotto la cima del Monte Crostis serve un lungo momento contemplativo. Come quando nella vita si scollina dopo un periodo di fatiche e qualche imprevisto. Quella “liberazione” lì non la si prova tanto spesso… La vista si apre su tutte le Alpi Carniche e raggiunge le Dolomiti Ampezzane. Se siete davvero molto fortunati e trovate una giornata tersa, allora potrete spingere lo sguardo fino a Grado e alla sua laguna.

Si scende verso Ravascletto senza grandi affanni, con un primo breve tratto pianeggiante ancora sterrato. Si ripassa da Sutrio per un salto obbligatorio all’Agriturismo Naunal. Ci si accomoda, si mette un pezzo sul jukebox d’epoca presente in sala e si gustano i piatti della tradizione. Terminato il pranzo, fatevi accompagnare dal titolare nel sorprendente museo privato di moto storiche da fuoristrada e trial. Una sorpresa nella sorpresa.

Da lì si imbocca la SS52 verso il confine austriaco e si attraversa Timau. Se non conoscete la storia delle “portatrici carniche”, meglio fare una sosta al monumento celebrativo che ne ricorda le gesta durante il Primo conflitto mondiale. Poi dritti fino ai tornanti del Passo Monte Croce Carnico.

Una salita aggrovigliata, quasi nervosa, scavata nella roccia di un territorio capace di una bellezza unica, dai lineamenti severi. In cima c’è il confine, più che un limite un’opportunità: da qui infatti si snodano gloriosi percorsi escursionistici in quota, per vivere un’altra sfumatura, decisamente più fisica, della salita. Fatevi accompagnare da Lorenzo (@lorenzo_paolini_guida), guida ambientale escursionistica, che non solo saprà condurvi abilmente, ma che vi coinvolgerà in un’esperienza ben più ampia di una tradizionale passeggiata di montagna.

DOVE DORMIRE:

ALBERGO DIFFUSO SUTRIO

L’albergo diffuso, formula di ospitalità nata proprio in Carnia, parte dal presupposto di utilizzare il patrimonio edilizio rendendolo una componente essenziale dell’offerta turistica. Le camere d’albergo, invece che essere fisicamente situate in un unico edificio, si dividono tra abitazioni e strutture del paese. Si soggiorna realmente a contatto con gli abitanti, si fa colazione nei loro stessi bar e si respira al loro stesso ritmo.

DOVE MANGIARE:

AGRITURISMO NAUNAL

Tradizionale agriturismo appena fuori il centro di Sutrio. Cjarsons, frico, carni e formaggi deliziosi, con il plus dell’eccezionale museo di moto storiche… what else?

IN PIEMONTE

Seguire il ritmo dell'acqua

In un battito di ciglia si vola da est a ovest, nel cuore del Parco Naturale delle Alpi Marittime, dove la montagna, non così distante dal mare scintillante, si presenta in tutta la sua fiera asprezza.

La provincia è quella di Cuneo, la valle prende il nome dal torrente Gesso, il borgo ha la poesia nel solo evocarlo: Entracque. Case in pietra dal fascino antico si alternano a piccole costruzioni dai colori pastello, con balconi e infissi decorati da fiori e tonalità più accese.

Il suono confortante delle sue fontane entra in risonanza con lo scorrere del tempo, della vita… della strada. Tutt’intorno è natura. Le salite qui saranno diverse, ciascuna con una sfumatura assolutamente unica.

La prima la scoviamo nel vicino borgo di Valdieri, dove si visita anche lo splendido parco archeologico. La strada si inerpica tra fitti boschi fino al santuario della Madonna del Colletto, autentica oasi di pace.

Non si rifugge dalla discesa, qui particolarmente vertiginosa, che catapulta in Valle Stura, nel borgo di Demonte. A guardare quelle nuvole bianche così vicine la tentazione sale. Dentro il Vallone dell’Arma e dritti verso il colle di Valcavera, attraverso una serie di tradizionali borgate come Fedio, San Maurizio, Trinità e San Giacomo. È un’ascesa che non vuol sfidare gli Dei e nemmeno i nostri limiti, ma anzi, li vuole sottolineare, nel pieno rispetto della piccola natura umana.

Ph: Michele Riello

Tornati al campo base, l’amata strada ci spinge guidata dal suono delle acque: prima il Lago della Piastra, sede dell’omonima diga, poi il Lago della Rovina (nome apparentemente nefasto ma che vuol ricordare la frana che ne causò la formazione). Da qui in avanti si prosegue solo a piedi. La strada – che non è solo asfalto, giusto? – ci costringe ad un cambio di prospettiva. Il motore non può più sostenerci ma servono gamba, spirito e determinazione.

Due le alternative: la prima verso il bacino artificiale del Chiotàs, per proseguire poi verso il colle di Fenestrelle (da non confondere con quello delle Finestre, in Valle Susa), in uno scenario a duemilaequattrocento metri che sfida l’Eden in quanto a bellezza. La seconda invece punta al rifugio Regina Elena, all’ombra del Colle Ciriegia, posto sul confine con la Francia. Un cammino di circa due ore offre viste spettacolari sul Vallone della Rovina e sulla catena dell’Argentera.

Mentre il nostro corpo vibra di quel mix di eccitazione e fatica, vale la pena un pensiero ad una storia del passato un po’ dimenticata e un po’ scomoda di questi tempi. Da qui, infatti, all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943, transitò con indicibile fatica una numerosa comunità di ebrei che aveva sede nel villaggio di Saint-Martin-Vésubie, al di là del confine francese. Nella Francia occupata, quel borgo era stato posto sotto il controllo di un contingente italiano che aveva mostrato una certa indulgenza verso la minoranza discriminata.

All’indomani del crollo del regime però, questo equilibrio si frantumò e il rapido avvicendamento dei tedeschi spinse gli ebrei ad una fuga repentina e disperata attraverso le montagne. Com’è finita la storia? Coloro che cercarono rifugio nei centri abitati di Borgo San Dalmazzo, Entracque e Valdieri, furono praticamente tutti catturati e deportati. Chi invece trovò rifugio tra gli abitanti delle minuscole comunità delle valli, aiutate dalla figura di Don Raimondo Viale e dai suoi collaboratori, riuscì a salvarsi.

Storie drammatiche, dove strade e salite rappresentano qualcosa di più che una semplice metafora della vita.

DOVE DORMIRE:

AKTIV HOTEL ALPI MARITTIME

Poco fuori il centro storico di Entracque, una struttura accogliente e versatile per chi vuole scoprire il territorio. Camere accoglienti, colazione super e una splendida terrazza con vista che regala momenti di puro relax.

DOVE MANGIARE:

VECCHIO MULINO

Piatti tipici e una selezione di oltre trenta polente tipiche piemontesi. Una terrazza panoramica con vista sulle Alpi Marittime completa l’opera.

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