Non ho uno spiccato amore per l’offroad. E, come ovvia conseguenza, nemmeno per i mezzi ad esso dedicati. O forse dovrei dire: non avevo… Ma andiamo con ordine. Le mie preferenze automobilistiche, tendenzialmente, si orientano più su cosine basse, lunghe e veloci. Le trovo più glam di buona parte dei SUV e mica SUV, elettrici e meno elettrici, “ready for adventure” (o presunti tali) che siano. Perché diciamocelo: stanno saturando la piazza.

E qui, a mio parere, sta il punto cruciale: con l’avvento – ma la chiamerei più l’invasione – degli Sport Utility Vehicle ci si è dimenticati, puristi a parte, del vero significato di 4X4. Perso per strada, via, nel dimenticatoio. Una lacuna, ma che dico, una VORAGINE di mercato che praticamente nessuno negli ultimi anni e fino ad ora, aveva ipotizzato di colmare.

Almeno fino al febbraio 2017. Un visionario innamorato del fuoristrada e una birra al Grenadier Pub di Londra sono la prima scintilla di questa storia. È qui che Sir Jim Ratcliffe decide di dare vita a un nuovo, rigoroso e autentico 4X4, l’unico di questi tempi, tra le nuove uscite. Nascerà nel Regno Unito – pensa – patria dell’indimenticabile, mitico, inarrestabile Land Rover Defender, il preferito di Ratcliffe, la sua ispirazione.

Il Grenadier non sarà una moderna copia, ma la reincarnazione inedita di una filosofia mai più ritrovata, dopo il Def. Un sogno che, dallo stato embrionale, prende forma velocemente, tenendo conto dell’enorme investimento economico e tecnico in gioco. E che, abbandonata a malincuore la possibilità di nascita in UK, vede invece la luce in Francia nello stabilimento di Hambach, ex Mercedes-Benz.

Nel luglio del 2020 il mondo dell’off resta a bocca aperta: Ineos Automotive svela le prime immagini del suo Grenadier. Nel 2021 partono le ordinazioni online e, anche a scatola chiusa, tutti lo vogliono. La primavera seguente il bestione è sulle strade, tra gli sterrati, nei campi. Ed ora, finalmente, nelle mie mani. L’unico concreto, autentico 4X4 radicale di serie (ma super personalizzabile) che valga la pena desiderare, al momento.

Tutto bello. Ma io, ora, che ci faccio? Lo guardo col naso all’insù e un po’ di diffidenza. È bello il granatiere, ma non mi sembra esattamente il compagno ideale per il pranzo della domenica con le amiche. Aspetta un attimo, dipende dalle amiche. Giro la chiave e parto. In due curve mi abituo allo sterzo demoltiplicato, pregustandone con una certa acquolina la precisione in off. Dopo un breve tratto di autostrada in direzione Oltrepò, infiliamo il musone in uno sterrato che da Varzi ci porterà dritto alla nostra meta, il Ristorante Buscone a Bosmenso, rinomato in zona per l’autenticità, la qualità, l’accoglienza familiare e, last but not least, la produzione propria di salami DOP.

Lo sterrato presto diventa una mulattiera, poi una mezza pietraia, poi uno scivolo fangoso. Poi, aspetta un attimo, scorre dell’acqua giù da quella salita ripida di cui non si vede la fine? Sì, perché le piogge infinite dei giorni precedenti hanno creato torrenti e una notevole fangaia saponosa più o meno ovunque, il che rende la guida… scivolosa e galleggiante. Esperienziale, direi. Eppure, la sensazione di sicurezza che Grenadier trasmette su tutti i terreni è impressionante.

Difficoltà? NESSUNA. Il sei cilindri in linea da tre litri – benzina – firmato BMW ha 286 cavalli (contro i 249 della versione diesel) e una coppia importante, dirompente, che non teme davvero nulla (450 Nm il benzina che guidiamo, 550 Nm il diesel). Il resto lo fa la trasmissione, con un cambio automatico a otto marce della tedesca ZF completo di riduttore (mentre la trazione è integrale permanente con differenziale longitudinale bloccabile manualmente) davvero fenomenale, che permette di concentrarsi unicamente sul percorso: un plus niente male per chi non è un pro dell’offroad. Per Grenadier è stato scelto solo il meglio: sospensioni con molle Eibach e ammortizzatori Bilstein, freni Brembo, assali e differenziali Carraro.

Ma diamo un’occhiata agli interni. C’è un mini-display dedicato alle spie oltre il volante. La grande console centrale, di chiarissima ispirazione aeronautica, ospita uno schermo da 12,3 pollici con sistema multimediale compatibile con Apple CarPlay e Android Auto. È completo di sistema di navigazione Pathfinder specifico per l’off-road: si possono impostare percorsi non segnati inserendo longitudine, latitudine e altitudine, ed è possibile anche registrare le proprie tracce.

Tutto il resto è orgogliosamente analogico. Sembra davvero di trovarsi su un ultraleggero: i tasti della console e gli interruttori ausiliari precablati sul tetto sono grandi, immediati, facili da utilizzare anche nelle situazioni più “scomode” o con i guanti da lavoro (spostateli voi, senza, i rami caduti… la manicure ringrazia). Qui si trovano i comandi per il blocco del differenziale anteriore e posteriore, il Downhill Assist e quelli per le modalità Fuoristrada, ESC Off e Guado (quest’ultima disattiva le ventole, il riscaldamento dei sedili e limita la velocità ai 30 all’ora).

Trazione integrale permanente, abbiamo detto, ma anche telaio a longheroni, assali rigidi, sbalzi di carrozzeria minimi, capacità di guado di 80 centimetri, display centrale… insomma, quanto Defender c’è in questo Grenadier? Solo quello che serve per riaccendere la miccia degli appassionati, da troppo tempo sopita, e far divampare il fuoco in chi magari al fuoristrada non ci aveva mai pensato troppo. Ogni riferimento a cose, persone o a me stessa non è puramente casuale. Tra l’altro, le versioni proposte sono una più attraente dell’altra, a partire dalla Quartermaster col cassone da pick-up, fino alla Trialmaster per i pro.

Ma vi vedo già lì dubbiosi a chiedervi: “ok, ma cosa me ne faccio?”. Ovvio che non sia la prima scelta per chiunque, soprattutto se siete inguaribili creature autostradali. Il Grenadier è stato concepito come 4×4 autentico, come mezzo da lavoro, da traino e come alleato perfetto per chi trascorre una buona parte del proprio tempo libero lontano dall’asfalto.

Ma fidatevi: è uno degli oggetti dalla grande anima più divertenti, affidabili e goduriosi che abbia mai avuto per le mani. Ecco a cosa serve: ad avventurarsi, scoprire, lavorare, divertirsi e – tornando a noi – portare le amiche a pranzo dopo una bella manciata di chilometri con le gomme nel fango e sulle pietre.

Deciso, potente, ruvido-ma-elegante fuori, tanto quanto super confortevole e curato negli interni, il Grenadier non stanca mai e guidarlo invita a osare sempre un po’ di più. Anche perché lui ne esce sempre. Ci fermiamo giusto perché l’off mette appetito.

Tutti nella zona ci hanno consigliato il Ristorante Buscone, giunto alla terza generazione di gestione rigorosamente famigliare, ma aperta a rinnovare e migliorare la tradizione, incastonato nel cuore del piccolo borgo di Bosmenso. La location è rustica il giusto, molto curata e più che accogliente: quell’accoglienza che piace a noi, quando non fai in tempo a sederti e hai già sul tavolo un tagliere di salumi di produzione propria con, in pole position, il famoso salame di Varzi DOP. E a seguire in griglia di partenza salametto (stesso impasto del Varzi, ma diversa stagionatura), coppa e pancetta, il tutto corredato da insalata russa e cotechino con purea di mele del frutteto qui fuori. Standing ovation.

Non starò a scrivere “fatto in casa” a seguito di ogni piatto, ma sappiate che è così. E anche che c’è la possibilità di ordinare alla carta o di affidarsi a un goloso menù degustazione. Fatte le doverose premesse, giro di primi: gnocchetti verdi profumati alle erbe aromatiche conditi con burro e salvia, ravioli tradizionali di carne di razza varzese e un classicone: tagliolini con pomodoro e funghi porcini. Sembra di essere a pranzo da una nonna particolarmente abile in cucina: gentilezza, porzioni generose e sapori autentici che profumano di casa.

Il secondo mette tutte d’accordo: costine di maiale caramellate accompagnate da patate novelle; un piatto che non ha bisogno di parole, anche perché te le toglie. I dessert proposti sono dei must-have: bavarese vaniglia e fragole, bignè alla crema o al cioccolato, sorbetto, frutta con gelato e altre proposte del giorno. Per terminare il nostro pranzo in perfetta tradizione varzese scegliamo i mandorlini, biscotti tipici alle mandorle appunto, perfetti col caffè.

Per chiudere davvero in bellezza visitiamo la cantina di stagionatura degli insaccati prodotti dal Buscone. Il re della situazione è sempre lui, il salame di Varzi, eccellenza dell’Oltrepò e marchio DOP dal 1996, amato e tutelato dal consorzio che se ne prende cura. Può essere prodotto esclusivamente come prevede il disciplinare e pare che il segreto della sua bontà risieda nell’essere costantemente accarezzato dai freschi venti degli appennini che incontrano le brezze marine del Mar Ligure, creando così le perfette condizioni per un prodotto indimenticabile, da tagliare rigorosamente a fetta spessa.

Perdersi tra le vie del borgo, con l’odore pungente delle cantine come costante sottofondo e un cielo plumbeo a fare da cornice ci riporta davvero in contatto con l’autenticità. Così come risalire sul Grenadier per tornare verso casa, senza chiedersi nemmeno se prendere la via più semplice, oppure cercare qualche altro ostacolo da fargli sgranocchiare…

autenticità s. f. [der. di autentico]. L’essere autentico, veritiero. Corrispondenza a verità, tale da escludere ogni possibilità di smentita.

"Sono un grande fan del vecchio Land Rover Defender, ammiro molto le sue prestazioni in fuoristrada e siamo partiti da lì per il nostro 4X4. Il nostro nuovo fuoristrada incarnerà il suo spirito, ma lo supererà di gran lunga a livello costruttivo".

— Sir Jim Ratcliffe, presidente di INEOS