Un giorno ti svegli e decidi che la migliore idea che puoi avere oggi è pianificare un viaggio. Fin qui tutto bene: è, probabilmente, ciò che capita più o meno a chiunque sia dotato di un minimo di curiosità, spirito d’avventura e voglia di vita. Certo, se ti chiami Marco Ricci o Davide Ciarletta, probabilmente non ti informerai sugli hotel a 5 stelle alle Maldive. Più facilmente, penserai a qualcosa del tipo “Ma come ci arrivo in bici sull’Himalaya, magari senza lasciarci le penne?”.

E tra loro è andata più o meno davvero così. Passo indietro. Chi sono Marco Ricci e Davide Ciarletta? Fotografi e video-maker, entrambi under 30 e membri del collettivo outdoor esplora.cc., sono due ragazzi che amano l’avventura, cercano paesaggi incontaminati e non disdegnano la fatica a fin di bene. I due hanno appena concluso una lunga spedizione in bici attraverso il Nepal: 45 giorni in sella per attraversare 1200 chilometri di terre incontaminate con un dislivello di 25.000 metri, fino a raggiungere il passo più alto al mondo, il Thorong La Pass, quota 5.416.

Difficile raccontare “a freddo” cosa si possa provare vivendo una sfida così. In una spedizione di questo tipo, oltre all’organizzazione, alla determinazione e alla disponibilità alla fatica (no, non lo chiameremo masochismo, poi capirete il perché), servono anche esperienza e saggezza in abbondanza. Motivo per il quale Marco e Davide hanno coinvolto nell’impresa Giuseppe Papa, cicloviaggiatore navigato, noto come @cyclovagabond, già in India in bici da un mese e pronto per iniziare il percorso verso il Thorong-La con loro.

I primi 700 km li abbiamo percorsi su strade sterrate incastonate in paesaggi tanto incantevoli quanto desolati. Riuscire a vivere la poesia pura di un luogo non è cosa che capita tutti i giorni. Ma qui è successo. La cosa incredibile è che quello che ci eravamo immaginati prima di partire non si avvicina nemmeno lontanamente allo stupore provato attraversando i villaggi nel Sud-ovest del Nepal immersi tra parchi naturali e giungla”.

 

I loro incontri con la popolazione locale hanno creato connessioni inattese, aggiungendo all’avventura un’esperienza ancora più profonda, umana e culturale.

Oltre alla bellezza dei paesaggi c’erano i volti delle persone. Quelli non li scordi più. È come se si avvertisse un senso di protezione da parte di chi incontri lungo il cammino. Rituali, offerte di frutta più che generose, sorrisi caldi… Un interesse genuino al quale forse non siamo più abituati è il carburante più potente, quello che ti fa vivere bene persino la pendenza della strada che aumenta, la sofferenza e la fatica, che diventano compagne, amiche di viaggio”.

La pedalata attraverso valli sperdute è diventata il marchio distintivo del loro viaggio, riportandoli all’essenza dell’esplorazione: la sorpresa, il perdersi e la condivisione delle piccole cose. È qui che l’altitudine e la pendenza iniziano a diventare protagoniste, con monti elevati che si avvicinano sempre di più, conducendoli verso l’Himalaya, mentre attraversano il paese da sud a nord.

Ogni mattina la sveglia è molto presto e le giornate volano via tra pedalate su strade rotte e salite impervie. Le salite… Quelle sono davvero lunghissime. Così lunghe che, dopo un po’, ci abituiamo all’idea di dover continuamente salire. D’altronde l’altezza è la caratteristica principale di questo luogo, ed ogni monte scollinato ci avvicina sempre più alla meta. In tutti i viaggi, però, c’è un’ultima curva memorabile. La nostra è verso Baglung: dopo 4 ore di pedalata, si staglia davanti a noi la catena dell’Himalaya. Annapurna, Daulaghiri e Machhapuchare sono di fronte a noi, maestose e imponenti. Siamo senza fiato, ma la salita qui non c’entra più”.

Quello che stanno per affrontare si chiama Annapurna Circuit. Dopo una breve sosta di 3 giorni a Pokhara per riorganizzare il set-up e prepararsi all’ultima grande fatica, Marco, Davide e Giuseppe riprendono il viaggio. L’inizio dell’Annapurna Circuit nel Nepal centrale trasforma anche il paesaggio, portando il loro sguardo su piccoli villaggi, monasteri tibetani e viste mozzafiato. La bicicletta è la loro arma, l’alleata fedele. Una compagna premurosa che li guida attraverso percorsi impossibili, mentre l’imponente catena dell’Himalaya fa da sfondo alle loro fatiche.

Vi è mai capitato di commuovervi di fronte alla natura? E di farlo dopo un enorme sforzo interiore? Con l’inizio dell’Annapurna Circuit la nostra spedizione è diventata un viaggio tra emozioni grandi, sensazioni estreme, difficoltà e fatiche crescenti. Lasciando Pokhara le temperature iniziano a diminuire. Passiamo Besisahar, Jagat, poi Bagarchapp. L’Himalaya è un luogo mistico, fatto anche di piccoli grandi esseri umani, gli sherpa. Sono piccoli perché la loro struttura fisica è minuta. Sono grandi perché, quando tu sei allo stremo delle forze, li vedi passare accanto a te con 40 o 50 kg di peso caricati sulla loro testa. Loro incarnano la forza, la stessa che devi trovare tu”.

Dopo qualche giorno, le alte terre si fanno vicine. Quota 3.600. Partendo da Manang il paesaggio si dirada, gli alberi cominciano a venire meno. Inizia l’avvicinamento di Marco, Davide e Giuseppe al Thorong La Pass. Col progredire dell’ascesa i km quotidiani percorsi diminuiscono drasticamente. L’aria si fa sempre più rarefatta e il corpo necessita di tempo per acclimatarsi. Ogni sforzo fatto in bici sopra i 4000 metri di quota pesa 10 volte di più che ad altitudini normali.

Ovunque ti giri ci sono LUNG-TA, le bandierine di preghiera tibetane che sventolano tra monasteri arroccati su crinali e grandi cime rocciose. Rappresentano i 5 elementi: Terra, Acqua, Fuoco, Aria, e Spirito, il quinto elemento che li contiene e li avvolge tutti. In questi monasteri, risiedono i monaci tibetani, intenti nelle loro pratiche meditative. Risuonano mantra e musiche tradizionali suonate con gong, tamburi e strumenti sacri. Oltre a ciò, vige un silenzio assoluto, che lascia spazio all’ascolto di nuovi rumori nell’aria, echi lontani, di montagne maestose che nella loro possenza si muovono e vivono”.

Il Thorong-La, il passo montano più alto al mondo, è tecnicamente vicino, ma psicologicamente ancora lontano. Dopo una notte passata in tenda all’High Camp, a 4.980 metri di altitudine con -17°, li aspetta una faticosa salita di circa 5 ore al buio. Sono le 3:30 del mattino. Spingeranno le loro biciclette su un ripido sentiero e raggiungeranno la vetta a 5.416 metri al sorgere del sole del 24 novembre 2023.

Dove ti porterà il tuo movimento? Dove ti porteranno le tue energie? E soprattutto, smetterai di pedalare? O continuerai a mantenere il ciclo delle tue ruote?”.

In collaborazione con VISPE – Volontari Italiani Solidarietà Paesi Emergenti, il collettivo esplora.cc  ha avviato una raccolta fondi destinata a GONESA – Good Neighbour Service Association, una ONG nepalese che supporta la formazione scolastica di circa 450 bambini e promuove la crescita sociale delle famiglie che vivono negli slum di Pokhara. I fondi raccolti saranno utilizzati per la ristrutturazione di un asilo nido gestito da GONESA e per la produzione di un docu-film che racconterà il viaggio in Nepal, sensibilizzando il pubblico su temi importanti quali bellezza e aspetti sociali e culturali dei luoghi e delle comunità nepalesi. Durante la loro visita a Pokhara, Marco e Davide hanno visitato 4 asili per vedere con i loro occhi come questa associazione supporti veramente le prossime generazioni attraverso aiuti alimentari, materiali e formazione scolastici. Potete sostenere il progetto e trovare tutte le informazioni utili QUI.