Sei nato a Beirut e il tuo nome per esteso vuol dire “Brezza leggera che sale dal mare verso i monti”.

A tre anni sei stato abbandonato da tuo padre.

Hai avuto Alice Cooper come babysitter (sì cazzo, proprio lui, The Godfather of the Shock Rock che ti teneva sulle ginocchia per arrotondare mentre tua madre faceva le pulizie nel palazzo di fronte).

I professori ti trattavano male e ti bocciavano, non capendo la tua dislessia.

Ma per i tuoi compagni eri The Wall, il più forte portiere di hockey della scuola.

Hai perso il tuo migliore amico River quando eravate giovanissimi. Lo stesso destino crudele ti ha portato via una figlia prima ancora che nascesse e una ex-moglie in un tragico incidente.

Sei entrato nell’Olimpo di Hollywood interpretando Neo in The Matrix e Johnny Utah in Point Break.

Ma qualche tempo dopo scopri che la tua amatissima sorella Kim è malata di leucemia.

La tua vita è stata una cazzo di montagna russa che prima ti ha buttato giù, poi ti sparato nell’iperspazio, solo per riprenderti e sbatterti a terra un altro paio di volte manco fosse un defensive back incazzato al Superbowl. Ma tu ti sei sempre rialzato e l’hai presa a calci in culo ogni volta questa vita, pure con una buona dose di ironia, come farebbe il buon vecchio John Wick.

Dopo tutto questo, invece di atteggiarti a star planetaria, goderti i milioni guadagnati, attorniarti di belle donne e viaggiare con jet privati e yacht, tu che fai?

Prendi i mezzi pubblici come un qualsiasi pendolare all’ora di punta, e ti beccano pure a mangiarti un panino tranquillamente seduto alla fermata degli autobus.

Fai pazientemente la fila sotto la pioggia per entrare alla serata di promozione di un TUO film, perché il buttafuori non ti aveva riconosciuto.

Ti fermi a chiacchierare con i senzatetto, perché vuoi sapere la loro storia. E ovviamente li aiuti pure.

Devolvi buona parte dei tuoi guadagni in beneficenza (rigorosamente anonima) e visto che ci sei, fondi una onlus che si occupa di sostenere ospedali pediatrici e finanzi anche la ricerca sul cancro.

Quando ti pagano per Matrix, dividi il compenso con tutti quelli che ci hanno lavorato perché, secondo te, erano stati retribuiti poco.

E visto che sei recidivo, alla fine delle riprese di Matrix Reloaded regali un’Harley-Davidson ad ognuna delle tue 20 controfigure per ringraziarli del lavoro svolto. E poi ancora quattro Rolex Submariner personalizzati ai tuoi stunt in occasione di John Wick Chapter 4.

Già che ci sei, e sei uno di quelli veri, crei dal niente una casa motociclistica (Arch Motorcycles, buttateci un occhio che ne vale la pena) e ti metti a fare moto schifosamente veloci e glam, vere e proprie opere d’arte su due ruote.

Ma fai anche cose fighe eh…

Tipo conoscere per caso in hotel una coppia che si sta sposando e, visto che ti avevano chiesto foto e autografo, perché non aggregarti allegramente ai festeggiamenti? Così, a cazzo, come fossi un qualsiasi imbucato ad una festa di sconosciuti.

O scegliere la casa (dopo anni da girovago) perché era quella giusta per accogliere i tuoi amici.

A proposito di amici, un giorno prendi un paio di loro, una tenda e qualche moto e te ne vai nel deserto dello Utha a far serata davanti a un bel fuoco, bevendo birra e sparando cazzate.

E lì, sintetizzi in 20 secondi di video il pensiero di libertà che pervade ogni maledetto biker del pianeta quando fa queste cose.

Ora, forse non sarai un eroe nel senso più classico del termine, ma per come la vedo io ci vai fottutamente vicino.

Buon compleanno Keanu Reeves.

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