Passare da organizzazioni iper-strutturate nei luoghi più iconici dell’automobilismo mondiale ad una realtà altrettanto iconica, ma più piccola e artigianale in uno sperduto paesino della campagna inglese, con l’obiettivo di portarla definitivamente nel terzo millennio e dando una generale svecchiata al marchio.

Potrebbe sembrare l’incipit di uno di quei film di cassetta nei quali il protagonista finisce in un mondo lontano dal suo e ha uno smarrimento iniziale da abbandono della comfort zone; poi però la storia prende la piega giusta e tutti vissero felici e contenti. Invece, si tratta soltanto di una delle tante sfide professionali, prese con la giusta nonchalance, di Massimo Fumarola: l’uomo a cui è stato affidato il compito di traghettare Morgan Motor Company nel futuro. Un passo alla volta e senza stravolgimenti.

Perché quello che funziona benissimo da 115 anni va cambiato con molta, molta calma.

Fumarola, specialista in auto da sogno

A vederlo pranzare in un sabato pomeriggio qualsiasi nella caffetteria del Morgan Experience Center, Massimo Fumarola dà proprio l’idea del manager down-to-earth, senza fronzoli e innamorato di quello che fa. Complice anche la movida non proprio frenetica della cittadina di Malvern, non è infrequente trovarlo in ufficio nel weekend, quando nel silenzio della fabbrica quasi deserta può staccarsi un po’ dalla routine quotidiana del capo azienda e sedersi sul divano a immaginare cosa ne sarà nel prossimo futuro di quel marchio così longevo e stiloso.

A pochi metri da dove passa la comitiva del factory tour per i visitatori esterni, tra l’altro. Quelli che calpestano il rumoroso parquet che ha più di un secolo non sapendo che, dietro ad una insignificante parete divisoria mobile, oltre a Massimo, c’è una concept car che il pubblico vedrà soltanto in primavera. Mentre la comitiva si allontana lui è sempre lì, con la tazzina da caffè in mano, a pensare come si coniugano le aspettative dei clienti storici, i gusti dei petrolhead moderni e le richieste gentili ma ferme del fondo di private equity che detiene la maggioranza del capitale.

E a come raccontare ai Morgan owner di domani le piccole grandi storie di questo marchio, molte delle quali sono custodite gelosamente dai dipendenti allo stesso modo con cui si tramandano i misteri delle congregazioni religiose. A partire dai clienti, spesso teste coronate, gente dello showbiz o insospettabili magnati: al volante di una Morgan si godevano spensierati la giovinezza personaggi come Mick Jagger, Peter Sellers e Brigitte Bardot. E cosa c’è di più glam della Bardot su una cabriolet?

Dai camion alle supercar

Una storia professionale, quella di Fumarola, che si svolge tutta nel mondo dell’automotive. Partendo dai camion dell’Iveco, palestra per tanti bravi manager che hanno avuto successo con le automobili. Non fa eccezione Massimo, che dalla Torino dei mezzi pesanti di casa Fiat si sposta a Maranello, nel 2005. Sono gli anni del climax Montezemoliano in Ferrari. Cinque titoli piloti consecutivi negli anni immediatamente precedenti, a cui fanno eco i successi commerciali della F430 e della 458 e di altri modelli ancor più di nicchia come la 599XX.

Modelli per cui è spesso Massimo a fare gli onori di casa al lancio, nel ruolo di Head of Product Portfolio Development. Un lavoro da sogno, che di certo lo ha aiutato a sviluppare la sensibilità per il lusso nella sua accezione più sofisticata, il cui valore non sempre si misura col prezzo di listino.

E di certo anche l’occhio nel pianificare gamme prodotto e nuovi modelli; dote più universale, tanto è vero che Marchionne lo rivuole a Torino a occuparsi ancora per qualche anno di camion e motori industriali. Passa qualche primavera e il canto delle sirene delle performance cars torna a farsi sentire. Questa volta in tedesco, perché la chiamata arriva da Ingolstadt.

Un breve passaggio in Audi per poi atterrare a Bologna, in Lamborghini. Sempre provincia di VW, ma con quel sapor di tortellini che nell’automobilismo conquista sempre tutti. Lì, nel ruolo di Chief Project Management Officer e consigliere d’amministrazione, dà il via libera ad alcune serie speciali come la Sian, l’estremissima Essenza SCV 12 e la versione omaggio del 2021 della Countach. E mette le basi per la Lamborghini del futuro, quel programma “Direzione Cor Tauri” che porterà all’elettrificazione di tutta la gamma nel prossimo futuro.

Una Urus in quel di Malvern

Sembra il culmine della storia, ma altre sfide attendono Fumarola. Che infatti fa i bagagli, li carica sulla sua Urus ex-aziendale e si presenta a Malvern, un ridente paesino inglese del Worcestershire, per prendere le redini di uno dei marchi più vecchi della storia dell’automobile: la Morgan Motor Company.

Fondata nel 1909 da Henry Frederick Stanley Morgan l’azienda si è sempre distinta per la sua produzione artigianale di un numero limitato di vetture. Inizialmente, Morgan si concentrò su modelli a tre ruote, leggeri, economici e caratterizzati da motori derivati dalle motociclette. La crisi di metà anni Trenta costrinse la casa automobilistica a virare verso le quattro ruote, mantenendo sempre un forte spirito artigianale. Auto che più british non si può, un prodotto con un bel seguito di appassionati.

La sfida, prima che sulla gamma, questa volta è sull’organizzazione. Fumarola deve infatti conciliare un modo di fare automobili che non esiste più – ma da preservare il più possibile – con una nuova proprietà (il fondo di private equity Investindustrial) certamente più attenta a flussi di cassa, margini di redditività e utile netto di quanto lo è stata la famiglia fondatrice in oltre 115 anni di storia.

E la SUV sportiva di Sant’Agata lascia posto ad una bicicletta, quella ultra-glam della collab Pashley x Morgan. Non serve altro per fare commuting casa-ufficio in un paesino di 30.000 anime nella campagna rurale inglese dove tutti conoscono tutti e non puoi entrare dal panettiere o in pescheria senza che qualcuno ti raccomandi il figlio per un posto in fabbrica o ti chieda di sponsorizzare la squadra di calcetto del quartiere.

La fabbrica fuori dall’ordinario

Una volta fatto il callo alla vita tranquilla – è un eufemismo – del british countryside c’è il secondo impatto, quello con la fabbrica. Una serie di edifici di epoca vittoriana, dove maestranze abilissime costruiscono le auto esattamente come si faceva prima dei computer e dei robot di assemblaggio. Molto spesso con macchinari degli anni Quaranta, in piena efficienza, ma fuori dal tempo.

Un mondo dove storicamente si completavano tre vetture al giorno perché quello era il volume che consentiva agli operai di avere gli scellini per un paio di pinte al pub dopo la giornata di lavoro. Molto diverso dal teutonico rispetto dei tempari di costruzione decisi da chissà quale ingegnere, che si sono fatti strada persino tra i muri della fabbrica del Toro a Sant’Agata.

Un mondo, quello di Morgan, dove quando al nuovo amministratore delegato serve una scrivania nuova, un artigiano mette insieme un bel tavolone rustico sì, ma funzionale, nel tempo in cui la segretaria inizia a sfogliare le alternative su Amazon. I tanti anni in organizzazioni aziendali più strutturate insegnano anche l’arte della negoziazione, e Fumarola ne ha fatto tesoro.

Un passo alla volta, senza che la mela si allontani troppo dall’albero, ha iniziato a dare un tocco nuovo, diverso, ad un business che è sempre andato avanti col pilota automatico, sempre uguale.

Una stagione di rinnovamento

Il marchio di Malvern respira oggi un’aria forse unica nella sua storia, fatta sì di modelli nuovi, ma anche di un nuovo approccio verso il mercato. I best seller sono sempre quelli. Plus Four e Plus Six, dalle silhouette riconoscibilissime. Forme sempiterne, pelli, legni pregiati e metallo piegato quasi interamente a mano che nascondono potenti motori BMW e qualche confort decisamente al passo con i tempi.

A queste si è aggiunta dal 2022 la Super 3, riedizione di oggi della celebre 3 ruote che iniziò tutto nel 1909. Un veicolo folle, senza alcuna utilità, pensato solo per il piacere di andare all’avventura in modo non convenzionale. Il tutto con un’attenzione diversa anche a chi quelle auto le deve comprare. Rinnovamento del branding, nuovi contenuti indirizzati al mondo dei social e ampliamento della rete commerciale.

Ed è così che, oltre ai tradizionali signori di mezza età con la coppola in tartan che si sentono degli inglesi mancati, iniziano a far capolino dagli abitacoli delle Morgan ragazzi giovani che cercano qualcosa di più esotico delle solite supercar, ma sempre all’insegna dell’eleganza. Auto da tramandare di padre in figlio che però hanno ora un appeal anche per quelle fasce di appassionati che eleggono i propri paladini motoristici tra video di Youtube e i reel dei social.

Cambiare, senza cambiare

Un piatto ricco, dove il lavoro di Fumarola è quello di cambiar marcia senza allontanarsi troppo da una formula che funziona – senza scossoni – dal 1909. La ricerca di un new glam dove un oggetto sempre uguale, ma sottopelle moderno, deve affascinare guidatori più giovani e con tanta scelta.

Un compito non facilissimo, per il quale Fumarola ha le idee chiare. A partire dal team, che sta crescendo soprattutto nell’area di ricerca & sviluppo e design. Ragazzi giovani e ambiziosi che sotto l’ala protettiva del capo designer Jonathan Wells stanno già lavorando all’elettrificazione (ad oggi un’opzione, non un destino segnato) e ad altre cose come le one-off.

Eh già, perché una macchina cucita di fatto su misura addosso ad ogni cliente può diventare ancor più esclusiva. Lo hanno dimostrato già nel 2021 con i 9 esemplari della Morgan CX-T, l’evoluzione fuoristradistica della iconica Plus Four adattata per i rally-raid africani.

E lo rifaranno tra qualche mese con la presentazione di una nuova few-off disegnata insieme a Pininfarina. Il primo vero progetto dell’era Fumarola, che beneficia della grande esperienza del manager con vetture molto esclusive. Il quale ha spulciato personalmente gli archivi storici dell’atelier torinese per scovare stilemi ormai dimenticati che rifaranno capolino – dopo decenni di oblio – proprio su una inglesissima Morgan.

Già andata sold-out prima della presentazione, ovviamente.