“…I want something good to die for
To make it beautiful to live
I want a new mistake, lose is more than hesitate…”
Go with the flow – Queens of the Stone Age
Nella continua ricerca di emozioni in grado di smuovere e arricchire l’animo, è necessario dimostrarsi mentalmente flessibili, capaci di lasciarsi travolgere dalle cose, accettarle senza sentire di doverle necessariamente controllare. Go with the flow appunto… Pensieri ricorrenti come un mantra, che uniti al sound travolgente e ipnotico della band stoner per eccellenza, mi hanno accompagnato durante la dolce traversata del Tirreno, diretto verso un tour in bici nell’isola della bellezza: la Corsica.
Qualche dubbio me lo ero anche posto. Non si trattava di un’avventura di qualche ora, come tante volte ho raccontato su queste pagine, ma un percorso a tappe giornaliere, da affrontare con spirito e cuore differenti. Non avevo idea della mia resistenza né delle mie reali capacità di saper gestire il chilometraggio. Desideravo che questa esperienza mi si cucisse addosso senza che ne prendessi le misure prima.
Il pretesto è stato quello di seguire idealmente la quarta edizione della Corsica Cyclo GT20, un evento ciclistico aperto a tutti, capace di richiamare oltre duecentocinquanta partecipanti ogni anno provenienti dall’isola, dal resto della Francia e da diverse parti d’Europa.
Ad attrarre un così ampio pubblico è senza dubbio l’incomparabile fascino del tracciato, che segue fedelmente l’omonima strada (la GT20, la Grande Traversée) che da nord a sud taglia l’isola. Cinque tappe (quest’anno previste dal 7 all’11 maggio) per un totale di seicento chilometri, con oltre diecimila metri di dislivello positivo, che permettono di vivere in prima persona la straordinaria varietà del territorio corso: una raccolta di cartoline tra le scintillanti strade costiere e il bucolico entroterra montuoso, delineato da vette severe e canyon scavati dalle acque e dal tempo.
Un evento sportivo che diventa al tempo stesso una straordinaria opportunità turistica. Seguendo la carovana in sella ad una fidata e-bike mi sono infatti ritrovato a pedalare lungo strade a tratti già percorse in moto in passato, vivendole e “sentendole” secondo un inedito ed entusiasmante punto di vista.

Partecipare e condividere il clima festoso della manifestazione è certamente un valore aggiunto, soprattutto perché – tra tante nuove conoscenze e chiacchiere, può anche capitare di ritrovarsi seduto allo stesso tavolo con una leggenda vivente come Bernard Hinault, pluricampione con un palmares di cinque Tour de France, tre Giri d’Italia e due Vuelta.
Ma ovviamente la GT20 può essere percorsa liberamente in qualunque momento dell’anno, scandendo e personalizzando il tragitto e le tappe secondo i propri gusti e preparazione fisica. Il consiglio ovviamente è di tenersi alla larga dall’alta stagione: aprile-maggio e settembre-ottobre sono il top per regalarsi l’esperienza di attraversare l’isola favoriti da un clima invidiabile e senza problemi di traffico.
Sul sito visit-corsica.com e sul portale ufficiale Explore France si trovano le info relative al percorso oltre a numerose offerte all-inclusive dei partner comprensive di noleggio bici, hotel e trasporto bagagli. Se invece si desidera disegnare un’esperienza customizzata, su www.cycling-corsica.fr è possibile scegliere anche i singoli servizi tra noleggio e trasporto bagagli. Per conoscere i dettagli della competizione e magari – perché no – partecipare alla prossima edizione 2026, mettete tra i preferiti il sito corsicacyclostage.fr e tornateci in autunno, quando saranno aperte le iscrizioni.

Stretta e arricchita dagli innumerevoli contrasti che ne rappresentano l’anima più profonda, la Corsica si presenta come un caleidoscopico mondo a sé stante, risultato di un percorso storico, culturale e sociale unico e irripetibile. Così come unici sono i suoi abitanti, le cui radici affondano in un substrato decisamente coriaceo, cementandosi e dando vita ad un legame indissolubile e spesso incomprensibile al di fuori dei suoi confini. La bici, una pedalata alla volta, può aiutare ad entrarne in profondità con la giusta delicatezza, lasciandosi condurre da strade incantevoli tra gli storici villaggi arroccati e illuminati dal mare o nelle tradizionali località dell’entroterra, dove emerge dirompente la personalità del fiero popolo corso. O ancora nelle cittadine turistiche sulla costa, dove prevalgono atmosfere ovattate di charme e relax.
Tutto inizia da Bastia, sbarcando nel cuore della labirintica viabilità che si dirama dal litorale agli immediati rilievi su cui si arrampica il centro urbano. È subito amore a prima vista mentre i vicoli si stringono “a misura d’uomo” e le case si illuminano di colori pastello lungo la strada per il porto vecchio. Lo sguardo resta ammaliato dalle tante imbarcazioni ospitate nella baia, circondata da deliziosi ristorantini e sovrastata dalla chiesa di San Giovanni Battista.
I Jardin Romieu, affacciati direttamente sul mare, e l’adiacente museo di Bastia, situato nel palazzo dei governatori genovesi, segnano l’ingresso nell’antica cittadella. La camminata lungo i bastioni fortificati ne permette una spettacolare vista d’insieme, impreziosita dalla presenza dell’imponente convento di Santa Clara.
Bastia è la porta d’accesso di Cap Corse, comunemente conosciuto come “il dito” della Corsica, proteso simbolicamente verso il passato genovese dell’isola.
Se la gamba è già “calda”, si parte subito in salita verso i paesini balcone di San Martino di Lota e Santa Maria di Lota, aggrappati al fianco della montagna ed evocativi non solo per la posizione panoramica, ma soprattutto per il sapore autentico che sono in grado di trasmettere grazie alle antiche chiese, i lavatoi in pietra, i frantoi e i tradizionali forni per il pane.
Scesi nuovamente sulla costa, Erbalunga rappresenta il vero punto di partenza della GT20. Il borgo, affacciato sul mare, pulsa del fervore dell’attesa. Si percepisce la passione mentre sul piccolo palco si alternano ospiti e vengono presentati i partecipanti. Un brusio che sa di gioia, mentre il dialetto corso si mischia al francese e ad altri idiomi europei.
La gara prende il via e decine di bici di ogni colore e brand si compattano in un serpentone multicolore che riempie la D80 come un fiume in piena. Mi accodo quasi trainato da questo flusso, seguendo il mio ritmo, assorbito dal paesaggio che inizia a scandire il tempo delle pedalate e i sospiri del cuore.
La penisola di Cap Corse vede la natura aspra dei suoi rilievi “precipitare” velocemente tra scogliere e litorali sabbiosi. Si attraversano piccole località costiere, ciascuna con il suo piccolo porticciolo turistico mentre svettano saltuariamente i resti di antiche torri in pietra, eredità di un sofisticato sistema di controllo risalente alla dominazione genovese.
La pioggia bagna i primi chilometri di strada, battezzando simbolicamente l’inizio di questo viaggio. Niente che un caffè caldo in un bar con vista sul mare non possa esorcizzare. Poco dopo Macinaggio, si abbandona temporaneamente la costa per guadagnare quota in direzione di Ersa. Il mare scompare per un tratto prima di ricomparire in tutta la sua grazia, incorniciato dalla spiaggia dorata di Barcaggio e dalla sagoma solitaria dell’Isola di Giraglia che taglia l’orizzonte.
La discesa lungo il versante occidentale del capo svela sin da subito un immenso fascino scenografico. Salendo da Ersa, si scorge tra la vegetazione il tetto rosso del Moulin Mattei, che troneggia sulla sommità del Col de la Serra. Le stradine di Centuri si stringono tra muretti e case in pietra, per poi regalare un belvedere dietro l’altro. Fino alla spiaggia di Canari, ogni chilometro è un crescendo di emozioni, dove pedalare diventa un’azione sospinta dal desiderio di spingersi oltre la prossima curva.

Poi arriva Nonza, arroccata a strapiombo sul litorale scuro, insolito, nato dai residui della cava che un tempo ne modificò l’anima. A questo punto la gamba si gode la ricompensa dell’ultima discesa di giornata fino alle porte di Patrimonio, culla della viticoltura corsa e testimone di un’altra eccellenza isolana tutta da scoprire (ad esempio presso Domaine Arena).
Saint Florent e il suo pittoresco golfo chiudono simbolicamente Cap Corse e aprono la seconda tappa della GT20. Un tempo borgo di pescatori, oggi la cittadina attira un turismo per certi aspetti più “ammiccante”, fatto di atmosfere raffinate e scorci pittoreschi tra Place des Portes e Place de la Doria, a due passi dal porto.
Nemmeno il tempo di abituarsi al suo clima poshy che la Corsica scombina ancora una volta le carte, schiudendo le porte su una vera e propria meraviglia naturale: il Désert des Agriates.
Serve qualche energico colpo sui pedali per prendere un minimo di quota verso l’entroterra mentre le imponenti formazioni del “deserto” iniziano a prendersi la scena tra la fitta macchia verde mediterranea. Il contrasto è da sogno e qui sono le emozioni a dirigere il flow. Chilometri dove corpo e mente si lasciano guidare in tutto e per tutto dalle vibrazioni che si propagano dal cuore.
Ph. @Raffaella Cegna
La corsa prende poi la via alta verso i villaggi-balcone della Balagne, dove antichi centri storici in pietra preservano antiche tradizioni corse, spaziando dalla musica all’artigianato, dalle ceramiche ai ai sapori autentici: Belgodere, Costa, Nessa, Pigna… realtà piccole ma estremamente ricche, specchio di un’isola dallo spessore culturale radicato.
Di contro scelgo di deviare e rimanere sulla litoranea. Seguo il mio “corso” e desidero il mare sempre alla mia destra, tanto da portarmi sulla sabbia dorata della Plage de l’Ostriconi. Lasciarsi trasportare dalle cose… ecco che il mantra ritorna sospinto dal vento mentre mi godo qualche minuto di sole sulla spiaggia.
La giornata si chiude con una gloriosa discesa verso Île-Rousse, impreziosita dal tramonto che si staglia alle spalle dell’isola color ocra di Petra.
Giorno dopo giorno appare chiaro come la Corsica sia di una bellezza imprevedibile. Quando si pensa che il tratto migliore sia ormai passato, ecco che l’isola ti sorprende ancora una volta. È ciò che accade durante tutta la discesa lungo il versante occidentale. Si ondeggia tra le curve della costiera D81B, dove si sprecano scorci a strapiombo sul mare fino all’incrocio con il fiume Fango, nei pressi di Galeria.
Qui si abbandona momentaneamente la costa per affrontare la tortuosa risalita al Col de Palmarella. Il percorso si fa decisamente più tosto e serve dar fondo agli aiuti che l’e-bike è in grado di donare ma ecco il plot twist inaspettato: dal colle fino ad Osani si cavalca una sequenza di tratti veloci dove la strada si fa ancora più vertiginosa e gli occhi spaziano da una meraviglia all’altra. E quando sembra che il meglio sia passato, le rocce si colorano via via di un rosso più intenso, accentuando il contrasto con il blu del mare, e ogni curva diviene un sipario che si apre sulla scenografia maestosa delle calanques di Piana.
Gli ultimi colpi di pedale per scendere nel grazioso paese di Porto scivolano via in preda ad un entusiasmo straripante, da celebrare con un aperitivo a base di Cap Corse Mattei, il liquore di casa qui sull’isola.
Da qui in avanti si saluta il mare e si punta decisi verso l’entroterra montuoso. E qui si parla di vera montagna. La D84 sale impietosa e senza fronzoli passando dai suggestivi paesini di Ota ed Evisa per toccare i 1.467 metri del Col de Vergio. Inutile dire che qui serve davvero gamba e volontà, anche in e-bike. Perché dopo tre giorni in sella un casual può pagare pegno.
Dal colle in avanti invece è tutto più semplice e… sorprendente! Ancora una volta la competizione si fa portavoce di un territorio che muta forma in maniera del tutto inaspettata. E allora si chiudono simbolicamente gli occhi e si pedala senza farsi troppe domande, perché la Corsica sa dove condurci e io devo solo seguirla fiduciosamente. Sono partito in riva al mare cobalto e ora sto pedalando entusiasta in scenari simil-alpini, indossando termica e antivento e osservando certe vette ricoperte da un tappeto di neve.
Una breve sosta sulle rive del pittoresco lago di Calacuccia sembra la perfetta sigla di chiusura di questa esperienza. E invece no. Ancora una volta. Superata la vicina diga si apre il canyon di A Ruda che di nuovo sconvolge ogni cosa, lasciandomi solo in sella, sovrastato da una natura che non fa sconti in termini di emozioni.
È l’ultimo strappo prima di arrivare alle porte di Corte, cittadina storica e capitale spirituale dell’isola. Svetta solitaria e orgogliosa in cima al piccolo promontorio che domina tutto il territorio circostante. Qui l’anima corsa si manifesta in modo prepotente, celebrando in ogni modo e forma la figura di Pasquale Paoli, generale e uomo politico cruciale nella storia dell’isola.
La mia GT20 si conclude qui, lasciando ai partecipanti il piacere di arrivare in fondo raggiungendo prima Ghisoni per poi tagliare tutta la regione dell’Alta Rocca verso sud, terminando l’ultima tappa nel borgo di Carbini.
Nel tragitto che mi riporta a Bastia il rumore di quei dubbi iniziali appare oramai impercettibile… “Riuscirò fisicamente a trascorrere tutto quel tempo in sella?” mi dicevo… “Saprò gestire tempi ed energie nel corso delle giornate?”. E soprattutto: “Riuscirò a godermi il viaggio?”.
Tutto svanito, dissolto come neve al sole dal momento in cui ho visto la gara partire tracciando la via e la mutevole natura corsa spalancarsi ai miei occhi, una pedalata dopo l’altra. Quel misterioso flow dalla forma di nastro d’asfalto mi ha magneticamente catturato, per poi guidarmi con quella sana mancanza di certezze che porta a vivere ogni cosa in modo intenso e viscerale.
E la Corsica, incontrollabile e mutevole, ne è stato il setting perfetto e insostituibile.
Tips di viaggio
Navigare con Corsica Ferries
Viaggiare in traghetto con Corsica Ferries è la scelta migliore per raggiungere l’isola. Fino a tre partenze al giorno sulle tratte Savona-Bastia e Livorno-Bastia, con durata della traversata rispettivamente di circa otto e quattro ore. Si prenota direttamente dal sito ufficiale, con la possibilità di scegliere l’opzione della cabina, per un viaggio in assoluto comfort. Soprattutto se si viaggia di notte, non c’è niente di meglio che addormentarsi comodamente lasciandosi cullare dal rollio della nave. Eccellenti anche i servizi a bordo, tra cui spicca la notevole qualità del ristorante.


STYLE
Entry level pronto a tutto
Creato con l’intento di realizzare un prodotto entry-level versatile e prestante, il casco Crosser di HJC Sports mi ha regalato sicurezza durante tutta l’avventura in terra corsa. È un prodotto che può essere usato con soddisfazione in ambiti differenti, su strada come in gravel. Durante il tour mi ha sorpreso particolarmente la sua leggerezza, uno dei vantaggi - insieme alla resistenza - della tecnologia di costruzione in-mold, dove il guscio esterno rigido in policarbonato viene saldato ad alte temperature direttamente con la schiuma interna in EPS (polistirene espanso). Ottima anche la ventilazione, che vanta ben diciotto prese d’aria, di cui ho beneficiato specialmente quando il sole della Corsica ha iniziato a picchiare. La calzata si regola facilmente attraverso la classica rotella posteriore e il design favorisce anche coloro che - com me - raccolgono i capelli all’interno del casco. L’estetica sobria dovuta a varianti cromatiche mono o bi-colore è un plus che decisamente apprezzato.





































