Arriva un momento in cui noi uomini subiamo una sorta di rito di iniziazione. È un passaggio cruciale per la nostra crescita. E no, non c’entra niente con quello che pensate. È quando ci sbattono in faccia che i nostri eroi o i nostri idoli hanno un punto debole. Ci scontriamo con la dura realtà: non sono esseri invincibili. È proprio il momento in cui iniziamo a diventare maschi disincantati.
C’è chi non se ne fa una ragione, rifiuta la dura realtà, piange e chiama la mamma. A me, invece, gli idoli smitizzati risultano ancora più simpatici.
Che poi, i miei eroi sono sempre stati un po’ problematici. Lo sfigato di Paperino invece di quel paraculo di Topolino, il selvaggio Zagor al posto dell’impeccabile Tex Willer, quel pazzo di Schwantz e non i perfezionisti Rainey e Doohan. E poi Cantona, Gascoigne… Ah, non ve ne frega niente dei miei eroi giovanili?
Ok, ve lo concedo. Ma se vi dicessi che uno dei miei idoli è considerato “the King of Cool?”. Che è stato protagonista di pellicole leggendarie come La Grande Fuga, Bullit e Papillon? O che è stato un manico incredibile, tanto da correre una 6 giorni di Enduro e una 24 Ore di Le Mans? Si, esatto, parlo proprio di lui, Steve McQueen.
Lo sguardo magnetico e quella bellezza ruvida, nervosa. Lo stile preso ancora oggi come esempio. Insomma, all’apparenza un essere invincibile. Eppure… Eppure, anche il nostro buon vecchio Steve aveva un lato oscuro (molto oscuro, probabilmente) che l’ha accompagnato per tutta la vita.

Pochi forse sanno che McQueen ha avuto un’infanzia disastrosa. Il padre, un ex aviatore con la passione per la bottiglia e le bische, abbandona la famiglia quando Steve ha appena 6 mesi. La madre Julian lo cresce in squallide camere di motel, dove passa le serate in compagnia di qualche uomo conosciuto al bar. A 6 anni praticamente lo abbandona anche lei da uno zio che lo costringe a badare ai maiali della fattoria a suon di cinghiate. E, per non farsi mancare nulla, viene pure preso di mira dai bulli.
Purtroppo, non finisce qui. L’innocenza del piccolo McQueen finisce definitivamente quando subisce le molestie del patrigno. Lì, inevitabilmente, si rompe qualcosa in lui. E nel suo rapporto con il sesso.
Inizia a passare le giornate facendo a botte con qualsiasi anima gli passi davanti.
Entra ed esce dalla prigione, è dislessico, emarginato, arrabbiato. Il colpo di grazia lo riceve quando viene a sapere che la madre annulla l’incontro fissato per la visita in prigione. Quell’ennesimo abbandono lo devasterà tanto quanto il bisogno di approvazione da parte di quella donna che tanto amava e odiava, allo stesso tempo e con la stessa ferocia.
Steve per campare inizia a saltare da un mestiere all’altro. Lavora nei pozzi di petrolio, fai il boscaiolo, il venditore ambulante, persino il pugile. Si arrabatta con piccoli furti anche. Finché una sera, in preda ai fumi dell’alcol, si arruola in marina. E invece di “raddrizzarsi la schiena” come tutti, sviluppa un totale rifiuto verso la disciplina che la vita militare impone. È un anarchico. Ma si congeda da eroe e con tutti gli onori perché, durante un’esercitazione in mare, salva ben cinque compagni. Si trasferisce a Washington negli Anni 50 e fa il tassista, il gigolò, il barista, il venditore di enciclopedie. Sviluppa due nuove passioni: l’alcol e le donne.
Beve e scopa Steve, tanto e rigorosamente in quest’ordine.
Una delle sue conquiste erotiche fa l’attrice ed è proprio lei ad indirizzarlo verso il cinema. Ha il fisique du role temprato dalla boxe e dai lavori pesanti, gli occhi di ghiaccio, il sorriso da farabutto e una discreta dose di faccia da culo che lo aiuta a nascondere i demoni che, dentro, lo divorano. Un attore nato, insomma.
Ed ecco che mosso dalla fame, quella vera, e da un’incredibile voglia di affermarsi ed emergere, si mette a studiare recitazione alla Hagen-Berghof. Giorno e notte. Notte e giorno. Impara a memoria i copioni per nascondere la dislessia e l’analfabetismo. Ripete le scene decine di volte, fino alla nausea. Modula la voce (ha una passione per Humphrey Bogart) e cura il linguaggio del corpo. Il suo perfezionismo è quasi autistico.

Nel frattempo, continua a divedere il letto con qualsiasi donna si trovi davanti: attrici, bariste, commesse, sconosciute trovate al supermercato. Rifiuta però qualsiasi coinvolgimento, forse per la paura inconscia di essere ancora una volta abbandonato. Sarà un’altra attrice, Neile Adams, a introdurlo nel mondo del cinema: gli spiega qualche trucchetto per farsi conoscere e Steve non si ferma più. Diventa un attore, uno dei più richiesti. Le pellicole si susseguono, i successi pure. Si sposano.
Ama Neile di un amore malato.
È possessivo ai limiti della compulsione, la vuole sempre chiusa a casa a cucinare per lui e ad accudirlo, come fosse la madre che non ha avuto. Ma continua a tradirla con tutte le donne che incontra. Per lui sono poco più di oggetti. La leggenda narra che sia stato a letto con qualsiasi attrice con la quale abbia lavorato.
Quando conosce Ali McGraw sposa anche lei, lasciando Neile. Anche per Ali stessa storia, stesso schema: gelosia, possessività, ricerca di una figura materna.
Sembra star bene solo in sella alle proprie amate moto, alla guida di bolidi a quattro ruote o in qualche officina sconosciuta a parlare della sua passione più grande, la meccanica.
Ma quel ragazzino sensibile e amante del cinema c’è ancora. È prodigo di consigli verso i suoi colleghi giovani. È gentile con tutti quelli che lavorano per lui. Raccoglie tutti gli animali abbandonati che trova, li cura e li coccola. Passa le serate fino a notte fonda a leggere favole ai bambini ricoverati nel reparto di pediatria di Midway. Solo che quel lato del suo carattere lo tiene ben nascosto, come se avesse paura di perderlo, che qualcuno gli porti via anche questo.
Intanto, diventa uno degli attori più famosi al mondo. Inanella un successo dopo l’altro, tutti lo vogliono. Tutti lo invidiano. È ricco adesso. Ha ville, palestre, auto veloci, colleziona moto, pistole… Ha tutto, praticamente.
Ma i suoi demoni non lo abbandonano mai e, complici anche il consumo di LSD ed erba e la passione per l’alcol, contribuiscono ad alimentare le sue manie e paranoie. Vuole dimostrare a tutti di essere il migliore, di avercela fatta. Rifiuta gli stuntmen, si incazza con chi arriva in ritardo, sbraita, fa a botte. Diventa sempre più egocentrico e non si fida di nessuno.
Donne, fama e successo non gli bastano mai. È l’uomo più invidiato di Hollywood, ma gli manca sempre qualcosa, o qualcuno.

Qualcuno che forse trova in Barbara, la terza moglie. Steve sembra più tranquillo con lei, si dedica alle passioni e al suo ranch. Scorrazza in moto con gli amici (a proposito, guardatevelo “On any Sunday”, è un manifesto per gli amanti dell’offroad).
Sembra insomma aver trovato finalmente quella pace che ha ricercato per tutta la vita.
Ma proprio la vita gli combina l’ennesimo crudele scherzo. Steve si ammala infatti di una rara forma di tumore che in 3 mesi se lo porta via.
Sul letto di morte però il ragazzino di Beech Grove guarda negli occhi la moglie Barbara e, sorridendo, saluta lei e il mondo con un’ultima frase: “ce l’ho fatta”.
Tanti auguri Steve “King of Cool” McQueen…



























