It’s the most wonderful time of the yeaaaaaaar”… La voce di Andy Williams risuona ancora limpida nell’aria frizzante di questo inizio 2024, accompagnata dagli eccessi delle feste, dagli inesorabili rimpianti per il tempo libero speso in maniera discutibile e dalla sommessa accettazione di una forma fisica a cui è stato dato il colpo di grazia. Poco male, perché la confortante voce dello showman singer statunitense riempie il mio spirito di una certa rinnovata speranza. Già, questo è il periodo dell’anno in cui iniziano a materializzarsi i futuri progetti personali e dove si lavora per concretizzare al meglio le proprie ambizioni professionali. Ma, soprattutto, è il momento perfetto in cui lo sguardo e la mente si spingono al di là delle nuvole grigie del “qui e ora” e incominciano a dar vita a nuovi sogni che spesso assumono la forma di emozionanti viaggi da programmare. Ovviamente con la playlist giusta…

Nel lento intercedere dei sonnolenti giorni di inizio gennaio, di tempo per far vagare la mente around the world ce n’è a sufficienza. Libere dalle pressioni quotidiane, le sinapsi captano qualunque genere di stimolo, proiettando l’io in lungo e in largo per il mondo conosciuto e non, scatenando un sogno esperienziale in cui, alla pari dei leggendari esploratori del Cinquecento, viviamo avventure degne di un libro di Jules Verne. Ok, fermi un attimo. Meglio scrollarsi di dosso questi voli pindarici generati da evidenti eccessi di canditi (e forse di distillati). Mi rendo conto del fatto che trarre ispirazione per i propri viaggi è oggi qualcosa di profondamente diverso da un tempo, quando musica, libri e film erano i contenitori principali dal quale attingere per costruirsi i propri sogni on the road attraverso il globo. Per la mia generazione, quella rinominata “Generazione X”, la propria dimensione culturale, fatta di ideali e riferimenti dai contorni ben definiti (pop o meno), era indiscutibilmente il motore delle proprie scelte in fatto di mete e destinazioni da raggiungere.

Aliena a quei confortanti (e limitanti) principi, quella che oggi chiamano la Gen Z, i Digitarians insomma, vivono in libertà l’ansiosa ricerca di un’identità senza confini. Ecco, quindi, che per i “viaggiatori Z” la scintilla scocca nel vorticoso peregrinare quotidiano lungo gli sconfinati universi social, dove il tripudio di immagini veicolate e amplificate dai potenti algoritmi riesce a far breccia facendo leva sul coinvolgimento emotivo, sull’impatto e sulle sensazioni di “pancia”. Quel che un tempo era immaginazione, oggi è immedesimazione. Inghiottito dal torpore del divano comincia a materializzarsi l’inquietante spettro del balzo generazionale. Ma, invece che sprofondare in una banale catarsi nostalgica e alla larga da qualsiasi velleità di paragone, cerco di comprendere le differenze, piuttosto che evidenziarle criticamente. Lo faccio coinvolgendovi in un divertente mind games su come siano cambiate certe destinazioni-tipo e la loro percezione agli occhi delle due generazioni, divagando con suggerimenti qua e là e qualche – personalissima – suggestione.

UNA NOTTE DA LEONI

Gli X andavano ad Amsterdam…

Cresciuti con orizzonti sicuramente meno ampi, per i figli degli anni Ottanta non c’era altra capitale europea se non Amsterdam come riferimento per un week-end barelly legal. Una sorta di far west mitologico dove tutto era possibile e tutto era concesso, fatto di eccessi e stranezze in salsa allucinogena, spesso tramandati epicamente da qualche amico più grande. Per la Gen X era come l’ultimo scoglio del proprio percorso formativo, una sorta di tappa obbligata che segnava il passaggio all’età adulta. Tanta ingenuità e una bella dose di romantici cliché, esattamente in linea con l’immaginario di quell’epoca. Amsterdam non è più e – per fortuna – non è mai stata solo quello. Pur avendo mantenuto qualche sfumatura underground, è oggi una città che ha saputo recuperare appeal grazie ad un sapiente mix tra il fascino antico dei suoi canali e la modernità della sua urban culture. Abbandonate le ambizioni trasgressive, oggi meglio girovagare nel quartiere De Negen Straatjes, poco distante da piazza Dam, tra store vintage, boutique e negozietti di specialità gastronomiche, per poi concedersi un brunch panoramico decisamente cool al rooftop bar Gapp, in cima all’hotel Casa (QUI il link) e finire all’NSDM, spazio industriale/espositivo nei pressi del molo (QUI il link) per un tuffo nella street art.

…mentre gli Zeta vanno a Dublino

Lontana dalla trasgressione fine a sé stessa, la Gen Z cerca lidi dal sapore autentico anche per i week-end più borderline, senza però rinunciare al piacere della scoperta e del luogo b-side instagrammabile. Dublino, ad esempio, ha saputo conquistare con il calore dei suoi angoli, le atmosfere coinvolgenti e il clima sempre accogliente. Locali e club senza particolari dress code o con le classiche liste di accesso per “darsi un tono”. Qui si va a mangiare presto, ad esempio da Farrer and Draper (QUI il link), ci si ritrova in pub scenografici come il Rua (QUI il link) per finire la serata a colpi di live music e birre. E anche se il giorno dopo l’hangover si fa sentire, tutti pronti per un’escursione sulla penisola di Howth Head, poco fuori città, per riequilibrare sensi di colpa con una bella camminata lungo la cliff walk che conduce al faro.

SCAPPO DALLA CITTÀ (E VADO IN UN’ALTRA)

Gli X andavano a Londra…

La capitale del Regno Unito era la “città del futuro”, quella che dettava i trend, le mode, che diffondeva la musica più interessante, che ti avvolgeva nel suo contesto così sfaccettato e apparentemente disinteressato da farti provare un senso di libertà sconosciuto. Ecco perché, per la Gen X, Londra è sempre stato il luogo di riferimento, quello che ti faceva sentire “più avanti degli altri” una volta tornato a casa. La city oggi resta viva, un po’ costosa, ma decisamente affascinante. Il suo mito, in parte intatto, si manifesta non più nei mercatini, nei negozi second hand e nei club quanto nei suoi quartieri tangenziali, negli imprevedibili spazi verdi e nel melting pot culturale. Con il treno si può raggiungere il curato sobborgo di Richmond (set della fortunata serie Ted Lasso su AppleTV+), dove passeggiare tra librerie, pub e il piacevole lungofiume, fino a raggiungere l’omonimo parco naturale abitato da meravigliosi cervi. Oppure la riva sud del Tamigi, conosciuta come Southbank, tra gallerie d’arte come la Hayward Gallery, mercatini sfiziosi tipo il Food Markets (QUI il link) e frequentati skate park.

…mentre gli Z vanno a Porto

Nati distanti dal background musico-culturale della swingin London, della new wave e del punk, i fieri rappresentanti della Gen Z si ritrovano più facilmente nelle città a misura d’uomo, semplici da esplorare, dinamiche e capaci di miscelare sapientemente architettura, natura, gastronomia e proposta culturale. Porto rientra appieno in questa definizione: camminando lungo i suoi saliscendi si ammirano luoghi come la Casa da Mùsica e i giardini del Palácio de Cristal, passando da storiche chiese come Igreja de S. Francisco e la Sé, la cattedrale. Da qui, si giunge ai colorati locali che animano la frenetica nightlife della riva del Douro, chiamata Ribeira. Lo spettacolare ponte D. Luís conduce sulla sponda meridionale, dove fioriscono storiche cantine di Porto, come ad esempio da Burmester (QUI il link), perfette per una degustazione.

SU E GIÙ PER L’EUROPA

Gli X facevano l’Interrail…

Era il non-plus-ultra della vacanza indipendente, lontana da qualsiasi controllo della famiglia e foriera di esperienze indimenticabili. Un pass ferroviario aperto che ti permetteva di muoverti attraverso l’Europa con il treno, toccando capitali europee in completa libertà. Tutto questo mentre i coetanei spendevano la loro estate sulle spiagge di Viserbella… Un’esperienza assolutamente impossibile da replicare in altri modi e che intrinsecamente trasmetteva la magia del road-trip avventuroso e imprevedibile. In ombra nella prima decade dei 2000 per via dell’avvento delle compagnie aeree low-cost, l’Interrail è tornato in auge negli ultimi anni, forte soprattutto di un rinnovato interesse verso l’esperienza del viaggio in treno, sostenibile e meno soggetta ai vincoli dei viaggi aerei. Oggi non è più vista come sola esperienza “giovanile”, ma si dimostra spendibile in modo intergenerazionale. Sul sito ufficiale (QUI il link) si possono scoprire le nuove formule e le linee ferroviarie coperte dal pass.

…mentre gli Z preferiscono cammini e bike trip

Se per la Gen X camminare e pedalare erano gli unici modi per spostarsi prima di raggiungere l’età utile per un ciclomotore, la Gen Z si è ritrovata nel boom dell’outdoor, della passione per escursioni e cammini e nel ciclone scaturito dall’avvento dell’e-bike e della bike culture. Ecco, quindi, che il viaggio si sposta lontano da strade e città, per un ritorno alla natura degno di una poesia di William Wordsworth. Il Cammino di Santiago, così come la nostrana Via Francigena, dominano le scelte dei più, ma si stanno facendo spazio nuove incredibili tratte come l’Alpe-Adria Trail (QUI il link), che unisce Austria, Slovenia e Friuli partendo dal ghiacciaio del GrossGlockner e terminando a Muggia, a sud di Trieste. E per pedalare felicemente? La Francia spicca per due entusiasmanti percorsi: la GT20 (QUI il link), che attraversa gli spettacolari paesaggi della Corsica, e la Via Rhôna (QUI il link), ciclabile di oltre 850 chilometri che dal lago di Ginevra al Mediterraneo segue il corso del fiume Rodano.

UNA VOLTA NELLA VITA

Gli X sognavano la Route 66…

La materia stessa di cui sono fatti i migliori momenti onirici. Intrisi di western culture, allineata o antagonista, non si poteva non sognare la conquista dell’ovest americano lungo il più emozionante dei road-trip. Con il cuore a cavallo tra la beat generation e la disillusione, le immagini sferzanti di Easy Rider e i tormenti di Kalifornia e Thelma & Louise, le orecchie tese in maniera discordante tra Tom Petty e il grunge. Che fosse in auto o in moto, la grande traversata occupava tutto il cassetto dei sogni, inesorabilmente. La magia della Route 66 non si è affievolita, ma il granitico appeal americano ha mutato forma e sostanza e oggi si preferisce sempre più spesso scendere nel dettaglio, restringere il campo, concentrarsi su uno, massimo due Stati, esplorandoli senza fretta. Dal Cadillac Ranch in Texas alla Petrified Forest e alla città fantasma di Oatman in Arizona, fino al molo di Santa Monica, la Mother Road non aspetta altro che essere vissuta in mille altre forme, un pezzo alla volta.

…mentre gli Z sognano la Patagonia

C’è chi insegue i propri ideali e chi invece desidera solo smarrirsi, viaggiando verso i confini del mondo, desiderando con ardore di sentirsi ben al di fuori della propria zona di comfort. Ecco, quindi, che l’ultima frontiera sposta le proprie coordinate e si perde ai margini del continente sudamericano. Là dove la terra finisce, aspre montagne e lande desolate delineano panorami stravolgenti e scenari unici, al di là dei quali si apre un orizzonte di mare e ghiacci. Un luogo che dà forma all’inquietudine di una generazione, ai suoi conflitti, al desiderio di essere isolati, ma di volerlo mostrare agli altri, di ricercare la solitudine, ma di esserne intimoriti, di sentirsi la natura addosso nonostante si voglia vivere abitualmente in contesti artificiali. È il viaggio della vita, perché immergersi in realtà simili espone a conseguenze impreviste, sposta l’ago della bilancia in maniera irrimediabile e, forse, segna un definitivo punto di rottura da cui non si può che ricominciare da capo.

E allora ecco intravedersi il destino di questa generazione Z. L’amaro, ma onorevole compito di fare tabula rasa, di mancare le promesse delle generazioni precedenti, di rifiutare il ruolo di eredi. La torre, forse, sta per crollare. E la fine ha il sapore dolce di un nuovo inizio.