La Dakar 2024 è appena finita e i ben informati dicono sia stata una delle più dure. La Honda ha stravinto nelle moto e Audi ha portato sul gradino più alto del podio una vettura “elettrica”. Colpi di scena ad ogni tappa, rotture, incidenti, il nuovo roadbook elettronico… Sì, insomma, niente di nuovo sotto il sole d’Arabia, la Dakar è sempre lei, la Regina delle gare. Quest’anno anche orde di influencer o pseudo tali ne hanno parlato a destra e a manca, che nemmeno Sanremo. Per me è LA GARA. L’aspetto con trepidazione dal lontano 1989 (sì ricordate bene, ve ne avevo parlato giusto un anno fa…) e, come ogni anno, mi riserva le stesse emozioni di quando ero un 11enne brufoloso alle prese con le prime grandi passioni. I team ufficiali, gli eroici privati, le tappe massacranti, i duelli sul filo del secondo. La Dakar non si smentisce mai.

Potrei rifilarvi classifiche, cronache di gara, caratteristiche tecniche dei mezzi. Potrei stupirvi con effetti speciali, ricchi premi e cotillons. E invece no. Questa volta faccio il bravo e vi racconto una storia che vale la pena essere ascoltata. Per me è la chiusura di un cerchio e fra poco capirete il perché.

I COCCODRILLINI

La storia di cui sopra inizia nel 2011 quando è nato mio figlio. Dovevamo battezzarlo e non sapevo che bomboniere scegliere. Il problema fu brillantemente risolto da un’amica che all’epoca seguiva i piloti per un’importante azienda di stivali da moto. Mi propose di fare una donazione a una fondazione benefica che costruisce scuole a Dakar. Bellissimo! E i ragazzi della scuola mi avrebbero pure mandato dei simpatici coccodrillini di perline fatti a mano che avrei usato, appunto, come bomboniera. Ah, il pilota che promuoveva l’iniziativa era Cyril Despres e la Fondazione era quella del grande Fabrizio Meoni. Più precisamente, il progetto era l’Ecole di Fabrizio e Cyril. Va da sé che negli anni ho sempre seguito con affetto la Fondazione e le sue opere, prima in Senegal e poi, nel tempo, anche nel resto del mondo. E no, non mi sto commuovendo, mi è solo entrata un po’ di sabbia nell’occhio, che io non mi commuovo mai…

Ma torniamo a una settimana fa. Succede che mi chiedono se mi va di intervistare uno dei protagonisti di quella gara che amo tanto. Il tempo di non pensarci nemmeno un secondo e accetto, con un misto di emozione ed entusiasmo tipo adolescente al primo appuntamento. E qui inizia a chiudersi il cerchio. Perché il protagonista di questa chiacchierata ha appena portato a termine la sua prima Dakar da privato nella categoria della Malle Moto (quelli veri, quelli che dopo 700 km a cannone si smontano la moto da soli, si montano la tenda smadonnando, dormono 4/5 ore e ripartono, il tutto senza la minima assistenza se non quella delle divinità invocate sopra. Insomma, dei veri masochisti).

Lui è Gioele Meoni, il figlio del grande Fabrizio. Questa è la sua favola. Ora ve la racconto.

IL SOGNO

Tutto nasce dal sogno che fu di Fabrizio Meoni e del figlio Gioele di partecipare ad una Dakar assieme, da privati, solo per il gusto di arrivare alla fine, padre e figlio. È nella mente di tutti l’immagine di un podio della Dakar con Fabrizio vincente accompagnato dal piccolo Gioele. Purtroppo, un destino crudele ci ha messo lo zampino l’11 gennaio 2005, ma quel desiderio mai dimenticato è rimasto nel cassetto di Gioele. E, poco più di un anno fa, è tornato prepotentemente a farsi sentire. Così ha deciso che era il momento di provarci davvero e, dopo le obbligatorie rassicurazioni a mamma e moglie, il nostro Gioele ha iniziato a lavorare duramente per rendere reale quel sogno.

IL MEZZO

Ha iniziato dalla cosa più importante Gioele, ossia la scelta della moto più adatta. E quale poteva essere, se non una KTM? Anche grazie al rapporto di amicizia creato nel tempo con la casa di Mattighofen, legata indissolubilmente ai successi del babbo (per chi non lo sapesse, per quel monumento a 2 ruote che è la 950/990 dobbiamo ringraziare Fabrizio, che ne fu lo sviluppatore principale), è riuscito a prenotare una 450 Rally, lo stato dell’arte delle moto da deserto.

Un grande aiuto, anche economico (si sa, fare una Dakar da privato, oltre al dispendio fisico e mentale, comporta spese notevoli) è poi arrivato dagli storici partner tecnici di Fabrizio, in primis Ufo Plast (in particolare Walter Bracci, che ha subito scelto di legarsi a Gioele per l’abbigliamento da gara) e poi Sidi per gli stivali, Premier per il casco e Menichetti, storico sponsor che campeggiava sulle tute di Fabrizio.

La scelta della livrea arancione e grigia della KTM di Gioele che riprende pari pari quella della mitica 950 con cui il babbo vinse la Dakar del 2002 contribuisce a rendere la sua moto un’icona.

IL MAESTRO

Ok, permesso delle donne di casa accordato, moto, logistica e attrezzature ok. Ma come ci si prepara alla più massacrante e pericolosa gara del mondo? Qui Gioele ha avuto un maestro d’eccezione, il compagno di squadra di Fabrizio, Cyril Despres. Cyril oltre che compagno di squadra (e vincitore di ben 5 Dakar!) era anche un grande amico di Fabrizio (non ha mai nascosto di considerarlo anche il suo mentore e da lui ha imparato l’arte di navigare nel deserto). È sempre stato legatissimo alla famiglia Meoni, tanto che al matrimonio di Gioele nel 2022, dopo aver sentito che il ragazzo voleva partecipare alla Dakar 2024, come regalo di nozze si è offerto di “prepararlo” alla gara. Le sue parole sono state “per rispetto di tua mamma e tua moglie ti devi allenare tantissimo, devi essere pronto e questo sarà il mio regalo di matrimonio. Non ti posso fare da sponsor, ma sarò il tuo allenatore”.

Organizzano così una full immersion a casa di Cyril ad Andorra, dove Gioele ha imparato a prepararsi per una gara marathon. Non in moto (dopotutto quello lo sapeva già fare, e pure bene), bensì curando soprattutto la preparazione fisica, l’alimentazione e la parte mentale, fondamentale per affrontare una gara di quel tipo. Cyril è stato forse uno dei primi piloti a prepararsi a 360° per questo tipo di gare, diventando il prototipo dei moderni piloti di rally su 2 ruote. Da buon andorrano non è tipo da complimenti: dopo la caduta di Gioele al Rally del Marocco si è fatto severamente sentire da par suo. Ma non ha mai mancato di fornirgli supporto, consigli e aiuto per rendere reale il sogno di essere un finisher della Dakar, tanto da scrivergli all’inizio e alla fine di ogni tappa.

CHI FA DA SÉ FA PER TRE

Gioele, poi, ha scelto di arrangiarsi in tutto e per tutto, dalle trasferte ai rally di preparazione fatte da solo con un furgone, fino alla gara vera e propria, dove i piloti della Malle Moto non possono ricevere assistenza da nessun altro se non dai concorrenti della stessa categoria (nemmeno gli amici che lo seguivano potevano aiutarlo, banalmente neanche a sollevare la moto o a cambiare una gomma). Le sue testuali parole: “volevo provare a capire che vuol dire fare tutto da sé”. La sua esperienza da smanettone adolescente sui motorini l’ha aiutato nelle manutenzioni da portare a termine quasi ogni giorno sulla moto. E uno stile di guida conservativo, unito all’affidabilità austriaca, hanno fatto sì che la Kappa e il nostro arrivassero al traguardo senza problemi.

DAKAR VS AFRICA ECO RACE

Tra le cose che mi incuriosiscono di più c’è la sua decisione di partecipare alla Dakar invece che all’Africa Eco Race (che arriva appunto al Lago Rosa, seguendo in parte le tracce delle vecchie Parigi Dakar). Ecco, qui Gioele è stato categorico: lui ha sempre pensato alla Dakar. Il sogno con il babbo era di partecipare alla Dakar, di mettersi alla prova con la regina delle gare. Non c’è mai stata storia per lui. Dakar doveva essere e Dakar è stata. Non per snobbare l’Africa Eco Race, ma lui la vede più come una gran bella avventura che come una gara, forse per il fascino che emana quel luogo mitico, quasi mistico. Ma non ha escluso che magari, in futuro…

FONDAZIONE FABRIZIO MEONI ONLUS e DAKAR4DAKAR

Non sono tipo da sviolinate, ma Gioele, oltre ad essere una grande manetta, è un Campione anche nella vita. Il sorriso contagioso trasmette tutta la sua umanità fin dal primo momento e quando parla dei progetti della Fondazione Fabrizio Meoni e della Dakar4Dakar i suoi occhi si illuminano.

Gioele ha lo sguardo tipico di chi, nonostante le sfide della vita, affronta tutto con entusiasmo e grinta. Fondazione Fabrizio Meoni ONLUS è il progetto di famiglia, nato dalla voglia di Fabrizio di restituire a Dakar un po’ della gioia e delle emozioni che ha ricevuto negli anni gareggiando in quelle zone difficili. La fondazione ha progettato scuole e garantito a centinaia di ragazzi del Senegal (e successivamente di altri paesi) istruzione, supporto e un futuro migliore. Attualmente sono attivi progetti in Senegal, Burkina Faso, Camerun, Costa d’Avorio, Tanzania e Sud Sudan.

Dakar4dakar è invece l’ultima idea partorita dalla mente vulcanica di Gioele. In sostanza, si pone l’obiettivo di acquistare la KTM450 Rally usata alla Dakar tramite un crowdfunding, per poi metterla all’asta, devolvendo la somma guadagnata alla Fondazione Fabrizio Meoni per la costruzione di un’altra scuola (la quinta!) alla periferia di Dakar. C’è una frase di Fabrizio che ci fa capire cosa ci sia dietro a questi bellissimi progetti che Gioele ha fatto sua: “l’Africa mi ha dato tanto, è giusto che restituisca qualcosa”.

Il sogno di finire la Dakar per Gioele ha sempre avuto una doppia valenza: da un lato ci sono l’aspetto sentimentale e quello sportivo, il sogno, la sfida con se stessi e con il cronometro. Dall’altro, la visibilità che la sua impresa in moto può dare alla Fondazione Fabrizio Meoni Onlus. Forse questo è il successo più grande e sono sicuro che Fabrizio, da lassù, sia il suo più grande tifoso.

NON SOLO DAKAR

Ma a proposito di menti vulcaniche e idee… Per chi non lo sapesse Gioele è un informatico. È un appassionato di moto, mtb e sport outdoor ed è riuscito a trovare pure la formula magica che gli permette di coniugare lavoro e passioni. È, infatti, la mente dietro a WHIP LIVE.

Se andate in moto o in mtb ovviamente sapete di cosa sto parlando. Si tratta dell’app definitiva per motociclisti, rider, ciclisti, amanti del trekking e dell’avventura. Al suo interno contiene un sistema di navigazione turn by turn, un pianificatore di percorsi, un live tracking dove potete inserire numeri di telefono preferiti che sapranno quando vi muoverete e dove andrete ed è anche una community app dove potete condividere le vostre tracce e percorsi, seguire quelli caricati da altri utenti e organizzare uscite con appassionati vicino a voi.

Oltretutto, ci sono le mappe offline per poter navigare liberamente senza connessione dati (…l’avessi avuta quella volta che sono finito in un campo minato in Bosnia, mannaggia al roaming…). Io l’adoro e la uso per le mie uscite in offroad domenicali, per i viaggi adventure e anche per i trekking. E se riesce a portare a casa me, fidatevi, vuol dire che funziona veramente bene! A breve uscirà la nuova release con ancora più funzioni, provatela.

SALUTI E PROMESSE

La nostra chiacchierata giunge al termine con la promessa che prima o poi raggiungerò anch’io quella scuola di Dakar, l’Ecole di Fabrizio e Cyril. Conoscere Gioele è stato veramente un onore e un piacere.

Ah, ovviamente, sapete tutti che Gioele e Fabrizio ce l’hanno fatta: hanno finito la Dakar (Gioele è stato il migliore degli italiani, fra l’altro). L’immagine di Gioele all’arrivo che bacia quella targa e guarda commosso al cielo… e poi ancora la lettera che ha dedicato al babbo rimarranno per sempre nell’album delle emozioni.

Grazie Gioele e grazie Fabrizio.