Le care vecchie auto sportive inglesi degli anni Sessanta e Settanta. Quelle che secondo alcuni diventano, col passare del tempo, noiose e capricciose compagne di viaggio e che finiscono per essere guidate da vecchi inglesi altrettanto noiosi e lamentosi o, peggio, aspiranti tali, che inglesi non sono nemmeno. Solo un cliché, soprattutto quando si parla delle MGB su misura di Frontline Cars. Auto restaurate alla perfezione che quasi quindici anni fa evolvevano – ben prima che diventasse una moda – in raffinati restomod. È la visione di Tim Fenna, che da un cambio rotto ha dato vita (postuma) al sogno perfetto dei progettisti Morris.

Tim Fenna, alla ricerca della perfezione britannica

La piccantezza è un concetto da trattare con le pinze, insidioso. Lo è nel cibo, dove basta una spolverata di troppo per rovinare il piatto perfetto, e così funziona anche nel mondo delle auto. A voler aggiungere qualcosa – prestazioni, lusso, dettagli estetici – alla lunga si finisce spesso per esagerare. Lo sanno bene dalle parti dell’Oxfordshire, che da sempre è culla – perlomeno automobilistica – del bello.

È la contea dove nacquero le Mini di Issigonis e dove oggi come allora si formano maestranze artigiane sempre più dedicate alla preservazione delle auto, soprattutto quelle d’epoca. O talvolta al loro perfezionamento, all’andare oltre per soffiare più vita dentro alla lamiera di quella che i creatori originali sono riusciti a instillare.

È l’ambiente dove è nata nel 1991 Frontline Cars, un atelier specializzato nei restauri maniacali di automobili classiche. L’officina si dedica con maestria alla conservazione e al restauro dei veicoli d’epoca, restituendoli al loro antico splendore. Già dopo cinque anni dalla nascita era una realtà affermata nel settore della fornitura di pezzi di ricambio ad alte prestazioni per le MG classiche e tredici anni dopo l’azienda si è trasferita ad Abingdon nell’ex quartier generale del team Benetton F1, dove ancora oggi ha sede.

E proprio ad Abingdon è decollata l’attività di restauro per i clienti, sia all’insegna dell’originalità al 100% che del miglioramento con parti rispettose della storia ma moderne e performanti. Alla guida di Frontline Cars troviamo Tim Fenna, un uomo appassionato di automobili sin dalla tenera età. Con una solida formazione nel settore automotive, Fenna ha dedicato la sua vita alla creazione di un atelier che si distingue per la qualità ossessiva dei suoi lavori.

La sua esperienza e la sua passione si riflettono in ogni aspetto dell’attività, dalla selezione dei veicoli da restaurare alla scelta dei materiali e delle tecniche più appropriate. Fenna è un punto di riferimento nel mondo MG, dove oltre ai restauri tradizionali è stato un pioniere – ante litteram – dei restomod.

Le MG di Frontline sono molto più di vecchie auto imbellettate o iper-accessoriate: sono riscostruite da zero secondo gli standard più elevati, riviste in tutti gli aspetti dell’ingegneria (trasmissione, sospensioni, freni) fino alle linee di fuga delle portiere, alle giunture dei pannelli e a ogni altro microscopico dettaglio.

Morris Garages, spicy da cent’anni

Certamente il DNA della base aiuta. D’altronde, la storia della MG, iconico marchio automobilistico britannico, è un viaggio attraverso decenni di innovazione, passione, prestazioni e di voglia di rendere la guida più pepata.

Tutto ebbe inizio nel 1923, quando Cecil Kimber, un promettente ingegnere della Morris Motor Company, decise di trasformare le paciose auto Morris in potenti e sportive vetturette da corsa. Con l’aiuto di Leslie Robson, un meccanico di talento, Kimber iniziò a modificare le vetture uscite dalla catena di montaggio migliorandone le prestazioni e la manovrabilità. Queste auto modificate, inizialmente chiamate Morris Garages, divennero rapidamente popolari tra gli appassionati di corse e anche tra i guidatori di tutti i giorni che cercavano un’esperienza di guida più emozionante.

Nel 1928, la MG si separò da Morris Motor Company e divenne un marchio autonomo. I primi modelli di produzione, come la MG Midget e la MG F-Type Magna, furono un successo commerciale e consolidarono la reputazione della fabbrica come produttore di piccole e agili sportive. Durante gli anni Trenta la MG continuò a crescere, introducendo nuovi modelli e partecipando con successo alle gare automobilistiche. La Seconda Guerra Mondiale interruppe la produzione di autovetture civili, ma l’azienda rimase attiva, producendo veicoli militari per l’esercito britannico.

Dopo la guerra riprese la produzione di auto sportive e rapidamente conquistò il mercato statunitense, anche grazie ai reduci che spesso tornavano in patria con una vettura al seguito. I modelli come la MG TC e la MG TF divennero particolarmente popolari negli Stati Uniti, grazie alla loro combinazione di prestazioni, stile e prezzo accessibile. Negli anni successivi la MG ha attraversato periodi di alti e bassi. Ha sperimentato diverse proprietà e cambiamenti di direzione, mantenendo comunque la sua identità come marchio britannico di auto sportive.

Attualmente, il marchio MG è controllato da SAIC Motor, grande gruppo automobilistico cinese che ha salvato l’azienda dalla bancarotta dandole una nuova vita.

In occasione del suo 100° Anniversario MG ha presentato la Cyberster, una spider elettrica sportiva che dovrebbe tra qualche mese arrivare in concessionaria. Questo modello rappresenta un importante passo verso il futuro del marchio, segnando il suo impegno verso la mobilità sostenibile senza trascurare il piacere di guida.

Una dimostrazione del fatto che MG continua a essere all’avanguardia dell’innovazione automobilistica, mantenendo al contempo la sua indole british (complice anche un centro stile in UK che adatta le linee cinesi al gusto europeo) e l’esperienza nel costruire auto sportive. Per chi invece preferisce guardare al passato, l’ostinazione di Tim Ferra aggiunge al DNA cristallino delle vecchie MG quel tocco in più.

L’intuizione da un cambio rotto

Non può andare diversamente quando si rompono cinque scatole del cambio “Spridget” (quello in comune tra Austin Healey Sprite e MG Midget) in poco più di un anno come è successo a Tim: la voglia di dare una spintarella all’evoluzione della specie prende il sopravvento. Anche perché Fenna iniziò a correre subito dopo aver superato l’esame della patente, quindi la ragione di tanta inaffidabilità andava ricercata nella scatola del cambio standard della MG piuttosto che nell’attitudine del pilota. Così, il giovane ingegnere convertì una scatola di un cambio Toyota da utilizzare al suo posto.

Funzionò alla grande, i soliti ben informati iniziarono a chiedergli quella ingegnosa conversione e gli ordini arrivarono a palate. E dalla scatola del cambio la smania di migliorare ha poi evidenziato i punti deboli nel resto delle componenti MG, in particolare delle piccole sportive MGB. Tim ha cercato più potenza, migliori sospensioni e freni, e nel tempo ha creato un catalogo di parti che gli ingegneri della MG avrebbero solo potuto sognare, ora possibili grazie alle tecnologie più moderne.

Lo disse anche Don Hayter, il papà della dell’MGB, che di una delle “bambine” di Tim dichiarò: “Questa è l’auto che avremmo sempre voluto costruire“. Peraltro, la scelta della piccola sportiva britannica appare molto ragionevole. La MGB nel periodo tra il 1962 al 1980 è stata l’auto sportiva britannica più prezzemolina. Progettata con un budget ridotto e costruita con una qualità di assemblaggio non eccelsa secondo gli standard di oggi (ma le Coupé GT erano disegnate da Pininfarina), sapeva essere glamour e pratica oltre che estremamente gradevole da guidare. Era anche una vettura sincera per chi ci deve lavorare sopra.

Anche al giorno d’oggi: si riescono persino a recuperare scocche nuove rifatte sulla base degli stampi originali. Piccoli indizi che portano alla MGB come una candidata ideale per un’operazione di restomod.

E Tim Fenna accettò la sfida, creando una delle prime Frontline già nel 2011. In anticipo, quando il fenomeno non era ancora un sicuro acchiappa-like (e acchiappa-clienti) per i tanti progetti che ora affollano il mercato. Mentre la “base” preferita sono oggi veicoli più prestigiosi (911, E-Type, Giulia GTA), Tim si è concentrato da subito a far evolvere la piccola MGB, reinterpretata in un successo internazionale. Anche perché alla fine, già di suo, la pulce britannica è leggera, popolare e bella. E nel mentre la Mazda produceva già dei motori fantastici per la MX-5 che si adattavano perfettamente alla sua visione.

Avanti veloce di qualche anno, l’ultima creazione di Tim Ferra ha fatto capolino qualche settimana fa, attirando l’attenzione del grande pubblico ai grandi eventi della Monterey Car Week.

LE60, elettrica o con l’iconico V8

L’ultima evoluzione di Frontline della sua famosa MGB migliorata è ancora più piccante. Ottimizzata per il XXI secolo, la LE60 (dove 60 sta per i sessant’anni del modello,, lanciato nel 1962) combina una trasmissione radicalmente evoluta con le massime prestazioni e raffinatezze di una Grand Tourer. Un’apoteosi senza compromessi di tutto ciò che l’atelier ha imparato in oltre 30 anni, ma con una aggiunta importante proprio al cuore: il pratico motore di Mazda lascia il posto a sua maestà, l’iconico e coriaceo blocco motore Buick-Rover in alluminio che ha equipaggiato di tutto, dalle Range Rover top di gamma alle Rover P5 che avevano anche a Downing Street.

Ovviamente rimaneggiato secondo le specifiche di Frontline: pistoni forgiati, camme rinforzate, una nuova testa, bielle su misura e così via. Nella configurazione di Frontline sale a 4,8 litri e 375 CV, che portano la LE60 (esteticamente allargata, c’è tanto lavoro anche nel reparto carrozzeria che le dà un pizzico di carattere da hot-rod) alla straordinaria velocità di punta di 170 miglia all’ora con uno 0-100 km/h in circa quattro secondi.

C’è anche la versione elettrica, altrettanto strabiliante alla voce prestazioni. Bellissima e filante, ma anche furba. Abbastanza da non commettere l’errore di voler essere un omaggio all’originale, potendo brillare di luce propria. Compatta e maneggevole, ispira fiducia in ogni situazione. Anche quando in qualche curvone veloce tende a sollevare l’anteriore interna.

Un giocattolo che fa belle cose da vecchia auto, senza dare la sensazione che stia per smontarsi per lo stress. Goduriosa come un buon chili, che però non ti lascia tutta notte a cercare l’acqua in frigo.

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