Com’è vero che Ferrari è la parola più associata all’Italia nel mondo, anche la popolarità dei nostri scooter non è da meno. Soprattutto in Asia dove l’esigenza di muoversi individualmente e a basso costo in spazi ridotti ha messo in sella centinaia di milioni di bipedi. Nel Far East, Vespa e Lambretta sono adorate per la loro combinazione di storia, stile italiano e funzionalità. Parafrasando quei vecchi slogan pubblicitari, gli orientali si vespizzano per mangiare la mela dell’accelerazione economica e per distinguersi socialmente. Nel complesso, Vespa e Lambretta contano numerosi club e comunità vivacissime ben integrate nella cultura locale.

Come nell’Italia degli Anni 50, nell’era post-coloniale diverse popolazioni asiatiche hanno cercato soluzioni di trasporto economiche e affidabili. In questo, Vespa e Lambretta erano perfette: consumavano poco, erano abbastanza robuste e facili da mantenere. La concessione delle licenze di produzione locali in India da parte di Piaggio (Bajaj e LML) e Innocenti (API, per l’ultima DL “Macchianera”) ha fatto storia: tra i ‘60 e gli ‘80, quello italiano era considerato lo scooter per eccellenza.

Oggi il mercato indiano è dominato dai prodotti locali (TVS, Hero, Honda Activa), ma negli ultimi anni il marchio Vespa ha scavato una nicchia di esteti con i suoi moderni modelli premium costruiti a Baramati. Esiste anche una forte comunità di scooteristi vintage soprattutto a Mumbai, Delhi e Goa, luoghi di rally e raduni.

Il design intramontabile di Vespa e Lambretta ha fatto breccia anche nel vicino Sri Lanka dove hanno cominciato a fiorire le officine di restauro e la presenza di collezionisti. La scena della capitale Colombo è fortemente nostalgica e può contare sull’inesauribile serbatoio indiano di ricambi e accessori. Nelle zone turistiche come Galle ed Ella è comune noleggiare uno scooter italiano classico per il solito tour instagrammabile.

Situazione diversa, ma altrettanto affascinante in Vietnam, dove Piaggio ha uno stabilimento. Le Vespa hanno fatto capolino nella cultura locale (e nei film come Il Cacciatore e Full Metal Jacket) fin da quando il Paese era una colonia francese. Costruita su licenza in Francia da ACMA, la Vespa iniziò a ronzare per Saigon al seguito dei funzionari governativi e dei militari trapiantati nell’Indocina Francese. Dopo l’indipendenza del 1954, molti francesi in via di rimpatrio cedettero i loro scooter ai locali.

La forte influenza culturale ed economica europea continuò a rendere le ACMA uno status symbol per i professionisti e la classe media del Vietnam del Sud: vedi le foto d’epoca che le ritraggono nei boulevard della capitale fino agli Anni 70.

Oggi i collezionisti vietnamiti restaurano i modelli ACMA originali con parti e targhe francesi autentiche. O, più semplicemente, lasciano convivere i pezzi locali, italiani e indiani mescolati in decenni di riparazioni. I Vespa Club di Ho Chi Minh City (ex Saigon) e Hanoi hanno i loro fiori all’occhiello proprio nei modelli storici.

Unica e affascinante la scena Vespa e Lambretta in Giappone, perché fonde l’amore per il design e l’artigianalità italiani con la passione per la subcultura Mod britannica. Il panorama scooteristico locale è incredibilmente vario e vivace, nonostante Vespa e Lambretta siano stati una nicchia nella nicchia dominata dai colossi Honda, Yamaha, Suzuki e Kawasaki. Dagli Anni 80 a Tokyo e nelle altre grandi metropoli si è sviluppata una scena underground che ha creato club in stile anglo/italiano.

Le officine specializzate come Jungle Scooters e Lambrettability restaurano le rare GS e Rally, o le TV 175, con metodo zen e senso feticistico dell’autenticità. Basta parcheggiare una 125 Primavera davanti alla vetrina del proprio negozio, per essere immediatamente considerati ultra-cool. Mentre le Lambrette sono ancora più curate ed elaborate delle originali che sfilavano sul lungomare di Brighton nel ’64, guidate da giovani neo-Mod giapponesi dal look immacolato. Lo stile dominante è quello elegante-chic, con tinte pastello e dettagli cromati; ma non mancano gli esemplari superdotati di fari e specchietti, legati all’estetica hardcore dei Mods.

Quasi trent’anni fa, leggendo il libro “In Vespa” dell’indimenticato Giorgio Bettinelli (scomparso nel 2008 in Cina), mi stupii del fatto che il viaggiatore italiano avesse comprato la sua prima Vespa a Bali. In Indonesia la produzione e l’importazione di Vespa e Lambretta cominciarono già negli Anni 60 e tutt’oggi esercitano un fascino retrò irresistibile. Il loro design si è intrecciato con le sottoculture locali diventando parte di uno stile di vita giovane e urbano, che conta club di appassionati ovunque.

Gli scooter italiani sono personalizzati al punto da generare raduni come Vespa Extreme, dove si vedono ruote giganti e scocche do-it-yourself che oscillano tra lo sfascio e il radicale.

La scena custom è un’istituzione anche in Thailandia, fra aerografie impossibili, selle inverosimili e accessori cromati dal gusto barocco, che trasformano le Vespe in templi votivi dedicati al culto del bizzarro. Grazie agli incentivi governativi, però, da tempo a Bangkok e Chiang Mai cominciano a diffondersi i modelli della gamma elettrica Piaggio.

Il nostro viaggio a 2 tempi nel Far East fa un’ultima tappa a Taiwan, una delle capitali mondiali dello scooter: ne formicolano oltre 13 milioni, su una popolazione di circa 23 milioni di abitanti che sgomitano in un’isola appena più grande della Lombardia.

Mentre la Vespa è più comunemente associata all’immagine cool’n’vintage dei giovani creator, la Lambretta è il vero oggetto del desiderio per i collezionisti. La forte cultura custom locale (vedi l’officina 2Loud) trasforma le PX e le GTS in chiave retro-futuristica, fra elementi classici e tecnologia costruttiva all’avanguardia.

Lo stesso customizzatore Winston Yeh, in arte Rough Crafts, si sposta abitualmente sulla sua Vespa 300, naturalmente nera. Da notare che Taiwan è pioniera dello scooter elettrico con aziende come Gogoro, quindi chi sceglie uno scooter italiano lo fa unicamente per senso dello stile ed emulazione degli europei.

Morale della storia? Per gonfiarsi come rospi davanti agli Orientali, sproloquiare di Cavallini e Lamborghini sorseggiando un Martini Dry in un completo pseudo-sartoriale italiano, funziona sempre. Ma se aggiungete di avere una Vespa vintage, o una Lambretta originale in garage, vi rivolgeranno un sorriso speciale.

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