Per decenni Lancia è stata in cima ai rally, definendo la scena mondiale con modelli iconici e successi leggendari. Un passato glorioso per cui qualche anno fa era suonato il De Profundis, ma che oggi ritorna in forma 2.0 grazie al lavoro del team capitanato da Eugenio Franzetti, Direttore di Lancia Corse HF.

A lui, che a dispetto del ruolo non è un tecnico, il compito di rendere più graffiante la compatta Ypsilon da città e trasformarla nella feroce HF Rally4 da pista. E di creare un nuovo ecosistema capace di sfornare identità di marchio, talenti del volante e vendite in concessionaria. Un viaggio in cui l’epopea di Fulvia, Stratos e Deltone evolve attraverso piattaforme condivise, budget da conquistare a discapito di altri marchi del gruppo e la necessità di fare tutto bene, alla prima.

Questo mese il compito è arduo. Perché a guardare le foto della nuova Lancia Ypsilon HF Rally4, bianca e con quelle righe di colore che rimandano ad una tra le livree più iconiche della storia del motorsport, sembra quasi impossibile agganciarsi al tema Dark della Issue. Poi la folgorazione (metaforica, la Rally4 grazie al cielo è ancora spinta da un motore termico): spostiamoci dalla vettura a chi ha avuto l’onere-onore di portarla a compimento.

In effetti Eugenio Franzetti qualcosa del Dark Knight ce l’ha: di certo non combatte il crimine mascherato nel buio della notte (ndr nostra supposizione, nessuno ha mai visto lui e Batman insieme sulla pista di Balocco o a Mirafiori), però in un certo senso conduce una doppia vita.

Dal responsabile di un team di motorsport come la neo-rinata Squadra Corse Lancia HF, che allo stesso tempo ha mantenuto la guida del team DS Performance (il suo legame con i marchi francesi di Stellantis è di lunga data) tutto ti aspetti fuorché una laurea in Sociologia, Comunicazione e Mass Media. Non che serva essere per forza un ingegnere, sia chiaro. Lo stesso Cesare Fiorio, che fu il primo a occupare la poltrona oggi di Eugenio, appesa al muro aveva una laurea in scienze politiche. E al giorno d’oggi è ancora meno rilevante, chiarisce in trenta secondi netti Franzetti.

Nei team di motorsport – qualsiasi sia la disciplina – sono ormai quasi sempre più le persone che si occupano di pubbliche relazioni, sponsor e stampa che non i fuoriclasse della meccanica o della progettazione. I tempi cambiano, l’entusiasmo no. Perché Eugenio e gli altri protagonisti di questa rinascita in chiave sportiva di Lancia (alcuni già passati da questa rubrica, come il brand CEO Luca Napolitano (QUI) o Miki Biasion (QUI) in quello che stanno facendo ci credono sul serio.

Missione possibile, ora. Il ritorno della Ypsilon – e soprattutto di Lancia – in veste ufficiale nei rally rappresenta un progetto ambizioso che fino a qualche anno fa era pura fantascienza. Anche solo nel febbraio 2024, quando l’attuale generazione della vettura esordiva nella versione di lancio vestita internamente da Cassina.

Certo, in fondo è una mossa anche strategica pensata per riaccendere la passione dei vecchi fan e soprattutto attirare l’attenzione anche sulle vetture di serie – oggi la Ypsilon, ma nel medio termine anche la nuova Gamma e l’erede della Delta – sfruttando quel legame un po’ malizioso tra corse e posizionamento premium che fa sempre il suo effetto.

Nulla di nuovo, anche marchi come Maserati o DS fanno la stessa cosa, e in Ferrari ne hanno fatto uno stile di vita. Lancia però si porta nel nome qualcosa di più, la comunità rallyistica è in fermento e inizia già a sognare per la casa torinese uno spazio di rilievo ai massimi livelli, ancora una volta. E qui bisogna iniziare a gestire le aspettative: sta a Franzetti spiegare senza romanticismi mielensi il divario tra passato e presente. L’iniziativa di oggi non è quella di un team titolare nel WRC, come quello che con gente del calibro di Biasion, Kankkunen, Alén, Auriol e Alex Fiorio ha fatto sognare almeno un paio di generazioni.

Oggi la realtà è quella di una vettura clienti, pensata per dare un domani del filo da torcere nel campionato europeo ERC, ma che per ora si farà notare attraverso i diversi team che hanno deciso di adottarla (oltre 90 quelle già vendute, risultato lusinghiero ottenuto in pochi mesi di commercializzazione). Forse un po’ più vicino a quello che succedeva negli anni della Fulvia Coupé HF, che correva sì con il team ufficiale che portò a casa il mondiale marche nel 1972, ma si fece anche apprezzare con al volante privati e gentleman driver.

 

Gruppo 4 allora, Rally4 oggi.

Al centro del ritorno di Lancia c’è un progetto rallyistico ben strutturato, incentrato appunto sul Campionato Europeo Rally (ERC). L’ERC offre un palcoscenico internazionale di grande prestigio, rappresentando il banco di prova ideale per la Ypsilon HF Rally4 senza l’assorbimento di risorse e la necessità di creare una squadra corse interna complessa come quella che occorrerebbe nella massima serie.

Questo ambizioso progetto mira a ristabilire la presenza di Lancia sulla mappa del rally già dal 2026, aprendo al contempo nuove opportunità sia per i giovani piloti sia per i veterani del settore già a partire da quest’anno. Con un sempre maggiore interesse da parte di appassionati e media sia a livello nazionale che internazionale. Sarà il Rally Regione Piemonte, in programma ad Alba dall’11 al 13 aprile, ad ospitare il vero debutto della nuova era del marchio nel motorsport. Un bel banco di prova per la nuova Ypsilon sotto steroidi, novellina ma con tutte le carte in regola.

Una peperina pronto corsa, insomma. La Ypsilon Rally4 HF nasce sul pianale CMP di Stellantis nella versione MHEV, utilizzato per la prima volta da Stellantis Motorsport e diverso da quello delle altre vetture Rally4 del gruppo (Peugeot 208 e Opel Corsa). Tanti gli elementi di novità della piccola Lancia rispetto alle cugine, che ne fanno la vettura forse più all’avanguardia tra le Rally4 in circolazione. Forte grazie anche alle collaborazioni con fornitori di primissima qualità, da Marelli per gestione del sistema motore a Sparco per rollbar, sedili e volante, passando per i freni di TM Tecnologie, i cerchi in lega Speedline e lo scarico Supersprint.

E poi c’è il cuore, un parente stretto del motore a tre cilindri da 1.2 litri che equipaggia la Ypsilon ibrida che troviamo in concessionaria. Certo, qui c’è un po’ più di cattiveria, a partire da un turbo di dimensioni decisamente generose che contribuisce a portare la cavalleria a ben più 210 CV. E poi qualche finezza che a noi dinosauri piace molto, come la trasmissione meccanica a cinque marce, il differenziale autobloccante meccanico (alleluja!) di ultima generazione, progettato per ottimizzare potenza e grip anche nelle condizioni di guida più estreme, e gli ammortizzatori regolabili Ohlins a tre vie.

 

Tanta roba a vantaggio di controllo e reattività, sia su sterrato che su asfalto.

Un pacchetto regale, sviluppato con il supporto di un discreto manico al volante. Sulla Ypsilon Rally4 c’è infatti il timbro di Sua Maestà Miki Biasion, uno che di smettere di andar forte sulle Lancia proprio non ne vuole sapere. Ci si è messo proprio lui, tra i tornanti della pista Langhe nel Proving Ground di Balocco, ad assicurarsi che la piccola peste spinga e danzi tra le curve come ci si aspetta da una Lancia, anche nell’Anno Domini 2025.

Senza malinconia per quello che fu, nessuno cerca di spacciare la piccola Ypsilon come la nuova Stratos. Quello che il team di Franzetti ha fatto è stato creare una macchina divertente tanto per il gentleman driver che vuole riempirsi il fine settimana di traversi e di Special Stage quanto per il giovane pilota in erba che vuole provare a ritagliarsi un posto in una disciplina ancora romantica nel suo essere pericolosa e adrenalinica.

Un Trofeo che sa di vivaio. Elemento integrale di questa visione è il Trofeo Lancia, una serie pensata non solo come competizione sportiva, ma anche come piattaforma di sviluppo per i talenti emergenti. Ai piloti offre l’opportunità di acquisire preziosa esperienza in un ambiente genuinamente competitivo, senza che le differenze tecniche tra i diversi team finiscano col falsare le performance.

Il format è progettato per mettere in luce l’agilità, la resistenza e la brillantezza tecnica della Ypsilon sui tracciati impegnativi del campionato europeo. Un’idea che pesca a piene mani nel passato sportivo di quella che fu la Fiat Auto Corse: scoprire e coltivare i giovani talenti del volante, un po’ come avveniva nei campionati monomarca Fiat degli anni Novanta, con la Cinquecento prima e la Seicento poi, dove si mise in luce una intera generazione di buoni piloti italiani, o i tanti trofei Abarth.

Oppure, andando a pescare ricordi più lontani, come il Campionato Autobianchi A112 Abarth 70 HP degli anni Settanta. Idee di marketing molto furbe che consolidarono le piccole utilitarie vitaminizzate del gruppo come navi scuola su cui si son formate tante future stelle delle corse.

Un’idea che viene rispolverata oggi con il Trofeo Lancia, che darà la possibilità a tanti piloti di farsi valere sotto lo sguardo attento di Biasion quale mentore in un paddock molto standardizzato e senza pressioni malsane. Un’esperienza economicamente abbordabile anche per chi non naviga negli sponsor, che potrebbe fruttare un sedile nel team ufficiale Lancia che affronterà l’ERC nel 2026.

 

Come ai vecchi tempi, dunque: non soltanto una competizione, ma un vero e proprio laboratorio per piloti promettenti, che dal cockpit della piccola Ypsilon potrebbero iniziare la rincorsa al successo a livello internazionale.

 

Mentre Lancia intraprende il suo nuovo percorso rallyistico con la Ypsilon HR Rally4 da un lato rafforza l’eredità del marchio sul palcoscenico internazionale, qualcosa che da più parti viene richiesto, da anni, a gran voce. Dall’altro funge da incubatore di talenti, promuovendo la crescita di piloti, ma anche di meccanici e ingegneri, creando un percorso strutturato per futuri supereroi del motorsport.

Un po’ come il Cavaliere Oscuro fa con Robin, giustiziere di gran potenziale, ma ancora un po’ acerbo. Intanto, vista l’analogia, prende sempre più quota l’ipotesi della redazione secondo cui Franzetti=Batman. Anche se il nostro, rispetto al suo alter ego di celluloide, di batmobili pronte alla bagarre ne ha almeno una novantina…

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