Le T-shirt sono oversize. I colori sono cangianti. L’estetica, dallo street cruising agli abiti stravaganti, fino alle grafiche delle tavole, risuona con la gioventù ribelle. Siamo ben lontani dai primi Anni 90, ma il thriller americano Gleaming the Cube è un cult per la controcultura: mette in mostra il fascino dello skateboarding e le evoluzioni di Tony Hawk. Rapidamente, gli skaters sono etichettati come “cattivi ragazzi”, che cercano di deviare dalle norme del rigidissimo sistema educativo cinese.

Nelle megalopoli come Pechino, Shanghai, Shenzhen e Guangzhou si concentrano le primordiali crew. Come altrove, i primi skaters cinesi erano prevalentemente maschi. Arrivano le prime grosse distribuzioni di prodotti importati dagli USA. Powell Peralta, che ha i magazzini a Qinhuangdao, città costiera fuori Pechino, trasforma la città in una Venice Beach asiatica.

La Cina si apre al mondo: milioni di nuove influenze culturali, il sovraffollamento delle città. Ma, a differenza dei paesi occidentali dove lo skateboard era spesso considerato una minaccia all’ordine pubblico, in Cina la scena iniziale era considerata poco più di una curiosità. Gli skaters incontravano generalmente poca resistenza da parte dei chengguan, i “funzionari della gestione urbana”. Anzi, la loro presenza attirava folle di curiosi. Uno show da artisti di strada.

La controcultura già piuttosto superficiale dello skateboard in Cina svanisce negli Anni 2000 con il boom economico e l’approdo dei brand sportivi internazionali che intravedono un’opportunità di rapida crescita. Marchi come Nike, Adidas e Vans iniziano a investire massicciamente in marketing e sponsorizzazioni. 

L’immagine dello skateboard si trasforma, passando da sottocultura di nicchia a una scelta di stile di vita, alternativo e di tendenza. Negli Anni 10 del Duemila arrivano i primi eventi Vans che uniscono skateboard, arte, fotografia, serigrafia e musica per attrarre la fiorente “classe creativa” cinese. Viene dettato un vero e proprio lifestyle e, nel giro di poco tempo, arriva anche il Vans Skate Team ufficiale.

A tal proposito, date un occhio al documentario Vans su Hui Zi Xuan, una delle skateboarder più influenti in Cina:

Lo sport evolve e le regole stilistiche proposte dal mercato dettano legge. Ai Giochi Asiatici di Hangzhou del 2022 lo skateboard ha fatto davvero irruzione nell’immaginario collettivo cinese. Le performance stellari di due giovani atleti – il quindicenne Chen Ye e Cui Chenxi – hanno prodotto due medaglie d’oro e soprattutto hanno raggiunto la più giovane medaglia d’oro di sempre ai Giochi Asiatici.

A proposito di gare… Sei in Lombardia il 18 maggio?! Potrebbe essere una buona occasione per vedere gli skaters locali sfidarsi nella gara di Campionato Regionale Skateboard (tutte le info, QUI). Un assaggio di una sottocultura diventata sport.

Ma torniamo a noi e all’Oriente. In men che non si dica, nelle città si intravedono cantieri di bowl tra i palazzi. Come in tutto il mondo, gli skaters cinesi mantengono sentimenti contrastanti riguardo alla sportivizzazione del loro hobby. Con l’aumento della popolarità e dell’interesse commerciale dello sport, i marchi di alto livello hanno iniziano a offrire sostanziosi accordi di sponsorizzazione ai più talentuosi.

Lo skateboard è diventato uno sport e un traguardo da raggiungere per avere uno status quo. Questo incentivo finanziario lo ha convalidato come una carriera legittima, contribuendo ad attrarre nuovi partecipanti. 

Gli skatepark crescono al passo dei grattacieli. Il più grande del mondo, non a caso, si trova nel cuore di Guangzhou.

Il GMP Skatepark ha una superficie di 16.900 metri quadrati, una vera follia se lo si confronta con gli skatepark convenzionali, specialmente quelli che abbiamo a disposizione in Italia.

Progettato e realizzato da Brad Shaw, skater e costruttore di skatepark da oltre 30 anni, nonché China Lover, nasce con l’idea di creare un impianto che riuscisse ad includere tutti gli stili e gli aspetti dello skateboard: dal Vert, passando per il Bowl, lo Street fino al Freestyle.

In questo skatepark dalle dimensione mega troviamo davvero qualsiasi tipo di rampa, bowl, full pipe, skate plaza e persino una snake run. Ci sono voluti circa 6 anni di lavori prima della sua inaugurazione, avvenuta nel 2015.

Photo @The Beijinger

Ma non sempre queste strutture trovano la giusta gratificazione. Spesso diventano terra di nessuno, invasi da bambini in monopattino e biciclettine ai quali è permesso tutto. In Cina le città sono immense e offrono spot in ogni angolo. Come in tutto il mondo, la tendenza è quella di isolarsi per praticare il proprio sport e vivere a pieno la propria controcultura, con quel look che trasuda ancora i tempi che furono, pur essendo diventato tendenza.

Ma la “globalizzazione della tavola” non l’avrà mai vinta. Quando lo skateboard è stato annunciato per la prima volta come sport Olimpico nel 2016, un coro di dissenso ha echeggiato nella comunità di skaters di strada cinese. 

Long live free skateboarding…

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