L’iconografia sacra ha un ruolo tanto chiaro quando difficile: da una parte la ricerca di un’immagine verosimile e autentica sotto il profilo storico, dall’altra lo sforzo nel darle dei riferimenti simbolici alla natura divina.

Lo stesso vale per il culto – pagano sì, ma serissimo – dei motori. In un mondo dove le immagini sono facilmente fruibili con un paio di swipe dal cellulare, dipingere una macchina o una moto si carica di un significato ulteriore: non soltanto rappresentare in maniera riconoscibile quello che vedono gli occhi, ma andare oltre, trasmettendo un’emozione che esula dall’oggetto fisico e riporta i sensi ad una situazione, magari di altri tempi.

Può essere una vecchia corsa. O si può ambire persino a trasmettere una sensazione di bellezza e armonia che vada oltre le caratteristiche oggettive. Una ricerca che spesso si fa missione, come nelle opere di Enrique Napp, l’artista che ha saputo unire la passione estetica per il disegno a quella – ancor più bruciante – per le automobili, reinventandosi una nuova carriera da illustratore di auto d’epoca, molto apprezzato.

Enrique Napp, tra tavolozza e carburatori.

Un artista, seduto in un caffè a pochi metri da Via Montenapoleone a Milano, puoi immaginartelo in un solo modo: vestito da una nuvola di colori e circondato da un’aurea di eccentricità egoriferita che magnetizza l’attenzione dei tavoli accanto. E invece no. Enrique Napp è la personificazione dell’understatement. Barba corta e curata che fa capolino da una waxed jacket che più british non si può e un’allegria discreta ma contagiosa, che tradisce la vitalità tipica degli argentini.

Ed è proprio dall’Argentina del 1962 che inizia la storia di Enrique, una terra che dai motori è affascinata da sempre. Il nostro arriva al mondo quando Fangio ha smesso di correre da qualche tempo, ma la cosa non fa molta differenza. Fin da bambino si appassiona alle automobili, alla loro estetica e al loro design e, da adulto, inizia a collezionarle e ovviamente a guidarle in eventi nazionali e internazionali.

Nel mentre, quei disegni di silhouette che da bambino sbbozzava sul foglio durante le lezioni diventano illustrazioni di automobili e di motociclette molto apprezzate, che lo fanno riconoscere a livello internazionale. All’inizio per mera passione, nei ritagli di tempo della professione di architetto.

Anche perché la vita di Napp non è tutta motori; nel 2000 si sposta in Cile dove fonda la prima rivista di lifestyle gratuita del paese e guida altre iniziative editoriali. Il tutto intervallato da continui pellegrinaggi per partecipare ai grandi appuntamenti del collezionismo di auto d’epoca, ambiente in cui è inserito molto bene.

Gli stimoli non sono mai abbastanza e il fuoco sacro dell’auto chiama, così nel 2014 si sposta a Miami e poi nel 2020 in Italia, nel mantovano.

L’auto come raffigurazione sacra.

L’auto non è religione, ma poco ci manca. Ed Enrique la interpreta partendo dalla storia del mezzo, più che dalle linee. “Nei miei disegni ci sono le automobili, ma dietro ognuna di esse ci sono storie personali, ci sono i designer, c’è una commistione di stili e tendenze che sono da sempre al centro della mia ricerca”.  Il tutto con un tocco personale, fatto di linee che si sovrappongono e sembrano per certi versi cercarsi.

La perfezione – si sa – avvicina al divino, ma nelle opere di Enrique non la si trova per scelta dello stesso artista. Perché l’illusione pittorica di Napp restituisce all’osservatore un’immagine irriverente, che da lontano rivela un’attenzione al dettaglio fuori dal comune, ma a mano a mano che ci si avvicina alla tela è costruita con linee mai dritte, mai accostate tra loro in maniera scientifica.

Perché l’artista non corregge mai quello che disegna a mano: l’immagine deve sempre essere buona alla prima. Una forma di purezza, se vuoi. Un rigore artistico che trova applicazione in tutti i soggetti delle opere di Napp. Che si tratti di immortalare le auto della propria collezione, come l’amatissima Range Rover Classic 3 porte o la MG B GT (entrambe rigorosamente col motore 3,5 V8 di mamma Rover), o le grandi protagoniste di appuntamenti elitari come la Mille Miglia o il Gran Premio Nuvolari, il tratto di Enrique è sempre quello.

Un afflato mistico molto spesso riservato a vetture dalla golden age degli anni Cinquanta e Sessanta o alle vere e proprie opere d’arte degli anni Trenta, figlie dell’Art Déco, dove l’utilità e la funzione dinamica rimanevano in secondo piano rispetto all’estetica. Anche se non manca qualche sconfinamento in epoche più recenti, là dove si scaldano i cuori dei committenti.

Da Miami a Mantova.

Se arrivati a questo punto dell’articolo vi siete fatti convincere dal parallelismo tra auto e religione, non sarà difficile vendervi che il “mantovano volante” Tazio Nuvolari è stato un grande profeta e Brescia è un po’ come il  Vaticano.

Parola di Napp, che ne è talmente convinto da aver lasciato le vibes della Florida per trasferirsi a Castel d’Ario, paese natale proprio del Nivola. Situato sulle rive del fiume Po, è un piccolo borgo medievale che conserva ancora il suo fascino antico. La casa natale di Nuvolari, nel centro del paese, è oggi un museo dedicato alla sua vita e alla sua carriera che ospita una ricca collezione di cimeli, fotografie e documenti che raccontano la storia di questo straordinario pilota. Un bel salto quantico, da Miami al borghetto mantovano, ma al cuor non si comanda.

Perché per un argentino che ha cambiato vita per assecondare il proprio amore sconfinato per le macchine vivere a un’ora da Modena e dalla Motor Valley e ad una manciata di chilometri da dove parte la corsa più bella del mondo è un privilegio.

Enrique adorava la corsa bresciana fin da bambino, quando viveva in Argentina. E proprio la Mille Miglia è stata una delle grandi ispirazioni per fare il grande passo nel 2014, quando ha deciso di trasformare una passione viscerale in  una professione, cambiando radicalmente vita. Una scelta sublimata con il trasferimento in Italia.

Il paesino è anche un ottimo punto di partenza per esplorare la zona circostante, che vive un’atmosfera speciale quando ci sono le grandi competizioni automobilistiche, ma sa essere un angolo di paradiso anche se ti trovi a guidare da solo, per ore, la tua storica. Cosa che Enrique fa appena può andando all’avventura dal suo studio in centro paese, all’insegna delle tre D: Drive, Drive, Drive.

Ricercatissimo.

Napp non ci ha messo molto a farsi conoscere, ed è oggi un artista molto apprezzato dalla comunità di collezionisti e organizzatori di eventi. Capace di incantare committenti da ogni parte del mondo, primi tra tutti club prestigiosi e grandi manifestazioni. Come l’Associazione Mantovana Auto e Moto storiche “Tazio Nuvolari”, il Gran Premio Nuvolari, la Mille Miglia, la Vernasca Silver Flag o il Poltu Quatu Classic, così come altri connoisseur e appassionati, come Dario Pasqualin (l’uomo che sta riportando in vita il marchio Testadoro) o il fondatore di Pursang, l’azienda che crea controverse repliche pressoché indistinguibili di rarissime Bugatti e Alfa Romeo.

Senza dimenticare l’impegno per il sociale, che lo ha visto ad esempio a fianco di Wheelz per premiare il Best of Show all’edizione milanese di The Distinguished Gentleman’s Drive del 2023. Una curva dopo l’altra, che sia solcata dalle ruote o tratteggiata dal pennello.