Sono passati sessantaquattro anni da quando un gruppo di possessori di sidecar, soprannominati Elefanten, vollero mettersi alla prova attraversando tutta la Germania in pieno inverno. L’obiettivo, tanto folle quanto goliardico, era quello di ritrovarsi in un posto freddissimo ed inospitale, dopo un viaggio estenuante e impervio, per fraternizzare con tutti quelli che avevano osato tanto e ne erano usciti vincitori. La follia degli elefanti non si ferma qui: più il tempo è cattivo e meno gente riesce ad arrivare, più il raduno ha successo.

Di serie, special o custom: qualsiasi mezzo che abbia due o tre ruote è il benvenuto, ciò che importa è celebrare la comune passione per le moto e avere anche una discreta dose di pelo sullo stomaco. Affascinata dalla nomea quasi leggendaria che avvolge il raduno, ho sempre pensato che l’Elefantentreffen fosse un’esperienza che ogni motociclista dovrebbe provare almeno una volta nella vita.

Alt! Io sono dell’idea che il gusto della moto stia nel piegare in curva, godersi l’aria tiepida ed ammirare il paesaggio; non sono assolutamente una di quelle persone che pensano che il vero motociclista vada all’Elefanten.

Per me significa solo una cosa: che la passione è talmente tanta da essere disposti a viaggiare per ore con temperature spaventose e su strade difficili, pur di mettersi alla prova e scoprire quali sono i propri limiti. Chiamatemi ingenua, ma io faccio parte di quel colorato gruppetto di persone che trova questo genere di avventure affascinanti e imprescindibili, e quindi bando alle ciance, si parte!

Decido di armarmi al meglio: sono solita andare in moto tutto l’anno e so bene che un equipaggiamento inadeguato può inesorabilmente rovinare l’intero viaggio; sull’abbigliamento non si transige.

Opto per dell’intimo termico di Sixs, della collezione Merinos con membrana antivento a cui aggiungo il second layer pensato per il mototurismo.

Il completo femminile di T.ur composto dalla giacca J-ONE LADY, pantalone P-ONE LADY ed il guanto G-ONE LADY si rivela perfetto per questa avventura. Completo l’outfit con un paio di stivali di TCX, modello BAJA Gorotex ed il casco Momentum EVO di Sena, con interfono incorporato, con il quale posso comunicare comodamente con il mio compagno di viaggio Sami Panseri.

Nulla viene lasciato al caso!

Tre giorni e 1500 chilometri su una Yamaha Niken, la moto più controversa degli ultimi anni. Con i suoi 270kg in ordine di marcia, la moto si rivela titanica al mio confronto e complessa da gestire nelle manovre a bassa velocità. Di contro, una volta in movimento, si dimostra incredibilmente agile e versatile ed i suoi 115 CV rendono più divertente il viaggio. Non esistono compromessi, la Niken o la ami o la odi.

Ma torniamo a noi. 

Grazie all’ottimo equipaggiamento ed al comfort della Niken, il viaggio verso Loh è stato molto più semplice del previsto; tanto era il mio entusiasmo che nonostante le numerose ore di viaggio, quasi non percepivo la stanchezza: non vedevo l’ora di arrivare. 

E alla fine, eccolo

Di colpo mi sono resa conto di essere in cima ad una collina, ed ai miei piedi era apparsa una vera e propria città, dall’aspetto postapocalittico, composta solo da tende e scaldata solo da fuochi; dove la gente si aggirava in sella alle più svariate motociclette. Sembra di essere in un altro mondo, è uno spettacolo incredibile.

Ovunque ti giri vedi cose strane e bizzarre; personaggi dall’aspetto curioso, tende a perdita d’occhio, gente che dorme accanto ad altra che canta urlando, moto accrocchiate contro il freddo nei modi più assurdi. Ciò che accomuna tutti è l’ospitalità e la voglia di condivisione: nessuno ti negherà mai di scaldarti accanto al suo fuoco e non appena monti la tenda, diventi anche tu un attore di questo teatro dell’assurdo.

Ma non vi racconterò più folklore di quanto abbia già fatto. Perché? Perché un raduno così, va vissuto.

Ci vediamo all' Elefantentreffen 2021!

TESTI

GAIA GRAMANTIERI

FOTO

MATTEO LUPPI