Inizio di settembre roboante nel mondo della musica. Countdown che promettono grandi sorprese e che al loro scadere hanno sconvolto milioni di fans. Ma andiamo con ordine: sul finire del mese di agosto parte un conto alla rovescia sui social dei Linkin Park. Da tempo giravano voci, alcune verosimili altre fantasiose. Si parlava di Amy Lee degli Evanescence come nuova fronwoman, del cantante dei Sum 41 Deryck Whibley e di Lzzy Hale degli Halestorm pronti a entrare nella formazione…

A distrarre tutti dai Linkin Park, però, ci hanno pensato i fratelli Gallagher che, come una bomba atomica, hanno annunciato la tanto agognata reunion. Tutti gli amanti degli Oasis impazziti. E stiamo parlando di cifre assurde: sono stati venduti oltre 1,5 milioni di biglietti in una manciata di ore (ad un prezzo astronomico, tra l’altro. Ma questa è un’altra storia).

I Linkin Park si trovano costretti a far slittare il termine del countdown al 5 settembre. E, alla fine, arriva anche la loro news al fulmicotone: Emily Armstrong è la nuova cantante della band dopo sette anni di silenzio, a sette anni dalla morte di Chester Bennington.

Insomma, di Eroi, in questo inizio di articoletto musicale che sto scrivendo per voi, ne abbiamo già quattro.

1- I GALLAGHER: che ci hanno perculato per anni a colpi di botta e risposte al vetriolo sui social, per poi dichiararsi ora l’un l’altro il più tenero amor fraterno (*** torno dopo, promesso, con le frasi migliori di Liam che, come dire… Rendono l’idea).

2- CHESTER BENNINGTON: voce di un’intera generazione che con i brani dei Linkin Park ha sostenuto, confortato, motivato, gasato, scatenato, fatto innamorare un sacco di persone, salvo poi non riuscire a salvare se stesso.

3- EMILY ARMSTRONG: che si è presa la pesante, pesantissima responsabilità di schiacciare play al nuovo capitolo della band, insieme a Mike Shinoda e al resto del gruppo.

Dei fratelli di Manchester è già stato scritto di tutto e di più, quindi vengo subito al punto 2 e parto con la mia personalissima opinione: Emily Armstrong è la scelta migliore che i Linkin Park potessero fare. Bravissima, specialmente nella performance live, ha una voce che ti graffia via la pelle e una presenza scenica forte. È bella, ma non ostenta: è sul palco per spaccare e lo fa.

Parentesi: metto subito le mani avanti sul discorso Scientology, non entrerò nel merito delle polemiche attorno al suo appartenervi o meno. Sono onesta, non ho seguito questo aspetto della storia e non so bene cosa sia vero e cosa presunto. Mi piacerebbe restare, in questa sede, sul tema musica. Fine parentesi.

Resta il fatto che ci sono state una marea di polemiche (in mezzo anche a tantissimi pollici su e cuoricini condivisi) attorno a questo nuovo capito:

– eh, ma non dovevano chiamarsi più Linkin Park!

– eh, ma Chester è insostituibile!

– eh, ma lo fanno solo per soldi!

– eh, ma il nuovo brano è una copia di un’altra canzone!

Eh, ma.

Il fastidio verso gli “haters a prescindere” ha preso la residenza nel mio cervello ormai da tempo. Sicuramente il campo in cui si gioca la partita è delicato, ma la mia domanda è: dal buio della tragedia non sarà giusto, a un certo punto, tentare di risalire?

È il 20 luglio del 2017 e il corpo di Chester viene trovato senza vita nella sua casa in California. Il mondo della musica rock e metal cade in un vuoto profondo. La scomparsa di Chester segna una generazione di fan, musicisti e colleghi e porta a galla non solo la fragilità dell’animo umano, ma anche l’impatto indelebile che la sua voce ha avuto sulla scena musicale.

Lui è una delle figure più emblematiche degli Anni 2000: rock, metal, rap ed elettronica… la sua voce era tanto potente quanto emotiva, un urlo che sapeva farsi dolce e vulnerabile. E questa dualità è stata il marchio di fabbrica dei Linkin Park.

Chester ha saputo raccontare ed esprimere la sofferenza, la rabbia e la lotta interiore con la sua voce e attraverso testi che hanno parlato di angoscia personale, depressione e alienazione. Temi che risuonavano profondamente con una generazione che si è sentita spesso persa. Chester, per quella generazione, è stato un eroe.

Dopo la sua scomparsa la band si prende una lunga pausa, di lutto e di riflessione. Ma allo scoccare del famoso countdown, entra in scena Emily Armstrong.

Lei, già frontwoman dei Dead Sara, non è nuova alla scena rock, ma entrare nei Linkin Park significa trovarsi al centro di una sfida monumentale: raccogliere l’eredità di una leggenda. Qui non si tratta solo di cantare, ma di portare avanti un messaggio, di entrare determinata, ma senza arroganza, in connessione con un pubblico, con una famiglia di milioni di persone che ha vissuto attraverso le parole di Chester dolore, speranza e riscatto.

Inutile forse ripeterlo, ma sostituire un frontman del calibro di Bennington non è facile e ci vuole una forza interiore straordinaria. Non si tratta solo di saper cantare, avere la voce giusta, la giusta attitudine. Si tratta di riuscire a portare nei Linkin Park una nuova energia, infondere la propria personalità a un sound già consolidato. E per questo Emily si guadagna il primo punto come eroina: ha avuto il coraggio di essere se stessa in una situazione dove molti avrebbero cercato semplicemente di imitare. O di scappare…

Il suo arrivo segna una sorta di rinascita per la band. I Linkin Park non sono semplicemente tornati, stanno evolvendo.

Non si può poi chiudere un occhio sul fatto che in un genere spesso dominato da voci maschili, Emily Armstrong rappresenta un simbolo di forza femminile. E attenzione, non è solo una questione di genere, ma di presenza e potenza.

Sul palco, Emily non chiede permesso, ma traspare tutto il suo rispetto, si prende il suo spazio con un magnetismo pazzesco e una voce che sa essere tanto aggressiva quanto emozionale. E così Emily diventa un esempio anche per tutte le donne che vogliono fare la differenza nel mondo della musica rock. E siamo nel pieno del terzo punto.

Non possiamo non parlare anche del suo coraggio personale. Proviamo solo un attimo ad immaginare la pressione che starà gestendo Emily Armstrong: riuscire ad avere la capacità di mantenere viva la fiamma del passato, illuminando allo stesso tempo la strada verso il futuro.

Mettiamoci pure che, appena è stato rivelato il suo ingresso nella band, il figlio di Chester Bennington (ecco, non propriamente una persona a caso…) ha avuto parole molto pesanti e negative nei confronti di questo nuovo capitolo nella storia dei Linkin Park, salvo poi ricredersi dopo averli visti live a Los Angeles e dichiarare: “Emily ha fatto un buon lavoro, i ragazzi sono stati bravi. Sinceramente sono entusiasta di vedere cosa faranno in futuro”.

Insomma, se i Linkin Park hanno sempre parlato di superare il dolore e trovare una luce nelle tenebre, Emily è la dimostrazione vivente di questo messaggio. Non stupitevi se proclamo proprio lei eroina della Heroes Issue di questo mese su Wheelz…

 

*** Lo so ve le avevo promesse, quindi ecco le frasi migliori di Liam Gallagher ora che lui e Noel sono tornati amichetti. Ve ne lascio giusto tre qui di seguito:

“Non dirò più niente di male su quel fantastico e talentuoso giovane uomo. Non vedo l’ora di essere sul palco con lui e mandargli baci tra una canzone e l’altra”

“Non vedo l’ora di regalarvi i braccialetti dell’amicizia, tipo quelli di Taylor Swift. È un progetto su cui lavoro da molto tempo”

Infine, in risposta alle voci sull’imminente uscita di un nuovo album degli Oasis: “È già finito”.

 

Non ci staranno prendendo in giro tutti?

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