Puntare dritti al futuro, si, ma facendo un viaggio nel tempo a ritroso. Accellerare all’improvviso, sterzare, guardare da entrambe i lati e decidere impulsivamente dove andare. Per gusto, attitudine, passione del momento. Fantascienza, forse. Ma anche note suonate, cantate e scritte su qualche pezzo di carta che diventano demo, poi canzoni e poi album. Album che vengono dritti dal passato facendo percorsi a zig-zag e che usciranno in questo 2024, attualissimi.

È la tendenza del togliere quello che non serve e riscoprire quello che di buono i decenni passati ci hanno insegnato, almeno sul fronte musicale. Non è design scandinavo del minimalismo e nemmeno filosofia orientale. È il dannato rock’n’roll per i quale il “futuro non è scritto” (cit.).

Ne sanno qualcosa Billie Joe Armstrong e soci, alias i Green Day, che il 2024 lo inaugurano con un nuovo album intitolato Saviors e che, a quanto pare, sarà un misto tra Dookie e American Idiot. Il primo dei due è del 1994 e il secondo, che festeggia il ventennale, è uscito nel 2004. “Sono nei guai e di nuovo innamorato, non voglio essere un morto che cammina” canta Billie Joe nella nuova Dilemma. Eh già, amico Billie Joe, siamo tutti sulla stessa barca.

Un passato che trasuda futuro, ma futuro futurissimo, è anche quello che in studio di registrazione hanno messo insieme due nomi che non hanno bisogno di presentazione. I due figuri in questione sono Liam Gallagher, si proprio quello lì, che per il nuovo anno ha intrecciato un sodalizio rock’n’roll con John Squire. Gli Oasis e gli Stone Roses. Praticamente le colonne portanti del rock di Manchester di tutti i tempi, modi e generei vari. Il singolo che ne è uscito è Just another rainbow, mentre l’album che i due porteranno, si spera, alla luce, è quello che il piccolo sbruffone di casa Gallagher ha già definito come “il miglior album dai tempi dei Beatles”. E noi lo amiamo così.

Se, ancora, dalla terra di Albione arrivano voci narranti il ritorno di Nick Cave, dei Cure e persino di Paul McCartney (seppur in salsa differente), una certezza è invece l’uscita prevista nel 2024 che più di ogni altra strizza l’occhio al passato, tira il freno a mano per fare un testacoda da far drizzare i peli sulle braccia e punta al futuro. Signore e signori, riecco in scena i Libertines che a marzo daranno alle stampe All Quiet on the Eastern Esplanade, album che riporta a lavorare insieme il redento (o almeno così pare) Pete Doherty e Carl Barat.

Il nostro primo lavoro – hanno raccontato loro di recente – è nato dal panico e dall’incredulità. Il secondo da conflitto e miseria. Il terzo è nato dalla complessità. E in questo sembra che fossimo davvero tutti nello stesso luogo, alla stessa velocità e che ci siamo davvero connessi”. Insomma, un viaggio sonoro che ha il percorso fatto di curve a gomito e spigoli da brividi. Come quelli, moltiplicati però per mille, di una Z.