Era il 1984 quando decisi che era arrivato il momento di pensionare il mio glorioso Garelli Gulp 2 marce automatiche, rosso metallizzato, del 1974 per acquistare (per la felicità di mia mamma…) una vera moto. Con i primi soldi che guadagnavo potevo permettermi solo una moto di seconda mano. Incominciai a guardarmi intorno e decisi di andare a dare un’occhiata dai mitici F.lli Sacchi, concessionari in viale Papiniano, dai quali avevo già acquistato il mio Garelli, nella seconda concessionaria in via Rembrandt.

Una volta arrivato, mi consigliarono di scendere nel sotterraneo e chiedere al loro meccanico, Emiliano. “Vendo la moto di mia moglie” mi disse, “una Honda CB 350 Four 1974 verde, con soli 9.000 chilometri”. Interessante, pensai, e così chiesi il prezzo. Un milione e mezzo. Offerta decisamente allettante.

La moto però era a casa sua, se fossi ripassato il sabato mattina me l’avrebbe fatta provare. Dopo infinite discussioni e raccomandazioni della mamma, il fatidico sabato mi recai con il mio amico Giorgio (più esperto di me nel campo motociclistico) per incontrare la Hondina.

Ed eccola lì: bella, bellissima, 4 in 1 nero opaco, un rumore meraviglioso. Emiliano mi fece salire come passeggero e mi portò a fare un giro. Tirò le marce, e mi dovetti attaccare a lui per non sbalzare dalla sella. “Cavolo!! È mia, la voglio!”. Ci accordammo, e una sera di mezz’autunno me la portò a casa guidata dalla moglie, mentre lui era in sella a una Suzuki GSX 550. E così me la ritrovai nel cortile di casa. Non avevo mai guidato una vera moto col cambio… Con molto timore salii, la accesi, innestai la prima, mollai piano la frizione e andai, andai, andai, seconda, terza, quarta, e la moto camminava senza problemi, come se fosse mia da tempo. La portai malvolentieri in garage dove rimase tutto l’inverno, come promisi a mia madre.


Quella Honda l’ho guidata con il bello e il cattivo tempo, me la sono goduta per otto lunghi anni, fino a quando ha purtroppo cominciato a dare problemi e trafilare. A malincuore l’ho messa in pensione nel garage dei miei, dove è rimasta a impolverarsi fino al 2014, quando mio figlio Francesco, già appassionato motociclista, per i fatidici diciotto anni ha espresso il desiderio di una moto di cilindrata maggiore. “Va bene” dico io. Giriamo concessionari, valutiamo, selezioniamo e a un certo punto mi viene un’idea: “Perché non resuscitare la mia vecchia Honda?”. Porto Francesco in garage, tolgo pile di cartoni e altri oggetti ammucchiati sulla sella e sul serbatoio, sollevo il telo ed eccola qua. Gli piace, rimane affascinato. “Perché no?” dice, “Però, tutta originale è da vecchio… se facciamo una special: affare fatto”. “Va bene”, acconsento un po’ rammaricato al pensiero di vedere la mia prima moto trasformata ma almeno mi consolo del fatto che ritornerà in vita.

E chi ce la trasforma? Bel problema… Francesco si mette alla ricerca, guarda sul computer e optiamo per Moto Fuez, con officina in via Venini. Ci rechiamo in officina un pomeriggio e restiamo affascinati dalle dimensioni gigantesche del posto: cortile con file di moto, all’interno un’area relax con pile di riviste e l’officina vera e propria piena di mezzi in fase di customizzazione e non. Facciamo quattro chiacchiere con i due soci e decidiamo per il sì. Mancano 12 mesi al diciottesimo del figlio, dovrebbero bastare…

Vengono a ritirare la motocicletta. Passa ottobre, poi novembre, poi ancora dicembre: nessuno si fa vivo… proviamo contattarli, ma nulla da fare. Un pomeriggio passiamo dall’officina: CHIUSA! Mistero… Li chiamo per l’ennesima volta e notizia bomba: causa problemi economici l’attività è ferma. E adesso? Come si fa? I due soci si separano. Uno va a fare il meccanico alla Triumph, il secondo, Gregorio, aprirà un nuovo laboratorio meccanico Busnago (non proprio dietro l’angolo…). Meno male, niente è perduto. Passano ancora altri mesi, l’attività è ancora in fase di trasloco e ripresa, per non parlare del lavoro arretrato. Francesco scalpita.


In primavera ci siamo, si parte col progetto. Tra telefonate e viaggi nel Brianzolo, tra dubbi e ripensamenti, la “creatura” comincia a prendere forma. È logico che una moto ferma da 30 anni non goda di buona salute. Gregorio ci ha messo le mani e con pazienza e professionalità l’ha restaurata nel miglior modo possibile. Ma, per ogni pezzo che smontava spuntavano due nuovi problemi e il prezzo aumentava (il budget iniziale era già stato ampiamente superato e alla fine, ci è costata il doppio di quello che avevamo stabilito).  Ci siamo affidati ai suoi consigli, lasciandogli una discreta libertà decisionale, fidandoci della sua esperienza e siamo rimasti molto soddisfatti.

Scarichi 4 in 2 fatti su misura dalla Shark, telaio modificato, nuove sospensioni, nuova sella, manubrio, fanale, strumentazione, tutto nuovo. Motore restaurato. Per il serbatoio volevamo qualcosa al di fuori del comune. Abbiamo contattato un vero artista: Luca Di Maggio (aka Mr di Maggio), al quale abbiamo proposto di cimentarsi con un materiale (il metallo) diverso dal cemento o dalla carta, suo pane quotidiano. Ha accettato la sfida: tra bombolette spray e pennelli, decisioni azzardate, impulsi, nuove idee e stati d’animo gettati su quel pezzo di metallo inerme con un’esplosione di colori ed emozioni, il risultato è stato mozzafiato, una vera opera d’arte.

Ma il tempo passa, anche il diciottesimo compleanno di Francesco, che vede sfumare la consegna del suo agognato regalo. “Porta pazienza!!”. E alla fine, una sera di febbraio, Fuez ci consegna a domicilio la moto finita: bellissima, unica, dal sound coinvolgente e arrogante, pronta per nuove avventure. Nuova vita per la vecchia Honda, sempre ammirata sia ai semafori sia ai vari eventi per moto special.

Così finisce questa storia: la rinascita di una vecchia mitica moto che passa di generazione in generazione, da un padre al giovane figlio appassionato delle due ruote, pronta a percorre vecchie e nuove strade.

Carlo Zara